Il calendario che non concede respiro
Da dicembre in avanti lo Sheffield ha vissuto probabilmente il periodo più difficile dell’intera stagione.
Premier League, Carabao Cup, FA Cup.
Praticamente una partita ogni tre giorni.
Dicembre è stato un continuo alternarsi di sfide contro Chelsea, Everton, Manchester United, Newcastle, West Ham e Sheffield Wednesday, con in mezzo il quarto di finale di Carabao.

Gennaio non è stato diverso.
Southampton, Oxford United, Liverpool per due volte nella semifinale di Carabao, Manchester United, Fulham, Aston Villa, Luton in FA Cup e Leicester.

Due mesi vissuti giocando costantemente due partite a settimana.
E febbraio non promette nulla di diverso.
Tottenham, Nottingham Forest, Wolves, Bournemouth, la finale di Carabao contro il Manchester City e ancora FA Cup.

Un calendario che normalmente distrugge le ambizioni di una squadra neopromossa.
Invece, paradossalmente, sta diventando la forza dello Sheffield.
Il turnover non è una rotazione. È una filosofia.
Per molto tempo il turnover viene raccontato come un male necessario.
Riposi qualcuno.
Speri che chi entra faccia il proprio.
Trap, invece, ha costruito qualcosa di diverso.
Ogni rotazione viene preparata settimane prima.
Ogni giocatore sa quando toccherà a lui.
Ogni allenamento è studiato affinché chi gioca meno mantenga lo stesso ritmo di chi scende in campo ogni domenica.
Il risultato?
Non esistono più riserve.
Esistono semplicemente venti giocatori pronti.
Lo avevamo già visto in FA Cup con l’esordio del giovane Daley.
Lo rivediamo oggi in Premier League.
Allenare meno… per giocare meglio

Guardando il programma degli allenamenti di febbraio si capisce immediatamente quale sia la filosofia dello staff tecnico.

Non esistono settimane dedicate al carico fisico.
Esistono settimane dedicate al recupero.
Riabilitazione.
Riposo.
Tattica.
Schemi su palla inattiva.
Focus partita.
Revisione della gara precedente.
Movimenti.
Possesso.
Tutto ruota attorno ad un unico obiettivo.
Arrivare freschi alla partita successiva.
Perché a febbraio nessuna squadra migliora la propria condizione atletica.
Chi riesce semplicemente a conservarla parte con un vantaggio enorme.
Ed è proprio questo che sta facendo lo Sheffield.
La vittoria che non si vede: gli infortuni
C’è un dato che raramente finisce nei titoli, ma che spesso decide una stagione: la disponibilità dei giocatori.
Quando si parla di turnover, molti pensano soltanto a far riposare qualcuno. In realtà il turnover è il completamento naturale di una programmazione fatta di carichi, recuperi e allenamenti calibrati. Se un giocatore arriva fresco alla partita successiva non è fortuna, è pianificazione.

I numeri lo confermano. Nel momento più intenso della stagione, tra dicembre e gennaio, quando abbiamo affrontato praticamente due partite a settimana e ci prepariamo a vivere un altro mese infernale, il numero degli infortuni non è aumentato. Al contrario, è diminuito. Proprio nel periodo in cui statisticamente il rischio dovrebbe essere più elevato, la curva degli stop fisici si abbassa sensibilmente.
L’ultimo dato è forse il più significativo di tutti: nessun infortunio muscolare o traumatico in rosa. Gli unici contrattempi sono stati un paio di virus influenzali, con i giocatori immediatamente rimandati a casa per evitare contagi all’interno del gruppo. Una scelta semplice, ma che dimostra come la gestione della squadra non riguardi soltanto ciò che accade sul campo.
Perché allenare non significa solo preparare una partita. Significa preparare la stagione. E una stagione si vince anche quando, guardando l’infermeria, la si trova vuota.
La preparazione della partita
Il Brentford arriva a Tranmere con un’identità ben precisa.
Squadra organizzata, capace di costruire da dietro e di sfruttare le corsie laterali.
L’idea dello Sheffield è semplice.
Pressione organizzata.
Recuperare il pallone il più in alto possibile.
Impedire agli ospiti di trovare continuità nel possesso.
Una scelta confermata da un dato che ormai accompagna quasi ogni prestazione dello Sheffield.
L’OPPDA.
22,90 contro il 64,14 del Brentford.
Due numeri che raccontano una sola storia.
Lo Sheffield decide quando il Brentford può giocare.
Non il contrario.
La partita
Il piano funziona immediatamente.
Dopo appena quattordici minuti Berkan Usta rompe la prima linea di pressione e serve Marco Tedesco.
È il vantaggio.
Passano pochi minuti ed El Hacen trova il raddoppio.
Alla mezz’ora ancora Marco Tedesco firma la doppietta personale.
Il Brentford prova a rientrare in partita prima dell’intervallo, ma è soltanto un’illusione.
Nel secondo tempo arriva anche il definitivo 4-1 firmato da Ouattara.
Una gara mai realmente in discussione.

I numeri raccontano un dominio
Il risultato trova piena conferma nelle statistiche.
- 23 tiri contro 11
- 14 tiri nello specchio contro 6
- 2,97 xG contro 0,81
- 2 grandi occasioni create contro nessuna
- 54% di possesso palla
- 91% di precisione nei passaggi
Ancora più impressionanti i dati offensivi.
147 passaggi completati nella trequarti offensiva.
53 passaggi progressivi.
544 passaggi riusciti.
Sono numeri che raccontano una squadra capace non solo di avere il pallone, ma di trasformarlo continuamente in occasioni.
Marco Tedesco chiude con una doppietta e un meritato 9,2, ma la sensazione è che ogni reparto abbia ormai raggiunto una maturità sorprendente.
Il commento tecnico
La vera vittoria, però, non è il 4-1.
È vedere una squadra che continua a crescere mentre tutti gli altri iniziano inevitabilmente a perdere energie.
Il turnover, oggi, non è più un modo per preservare i titolari.
È diventato un modo per aumentare il livello della squadra.
Chi entra mantiene intensità.
Chi riposa recupera.
Chi torna in campo lo fa fresco.
È un circolo virtuoso costruito settimana dopo settimana.
Ed è probabilmente il più grande merito di questo staff tecnico.
La classifica

Dopo venticinque giornate lo Sheffield FC guida ancora la Premier League.
52 punti.
Quattro di vantaggio sull’Arsenal.
Sei sul Manchester City (che deve recuperare due partite).
Numeri che, a questo punto della stagione, non possono più essere liquidati come una semplice favola.
Per settimane si è parlato di salvezza.
Poi di metà classifica.
Successivamente della possibilità di entrare in Europa.
Oggi, però, il campionato obbliga tutti a cambiare prospettiva.
Perché una squadra che resta davanti dopo due mesi di calendario infernale, che continua a vincere ruotando uomini e che affronta febbraio con la stessa intensità mostrata a dicembre, non può più nascondersi dietro l’etichetta della sorpresa.
Deve iniziare a convivere con una parola che fino a poche settimane fa sembrava proibita.
Scudetto.
“Prima abbiamo sognato la salvezza. Poi abbiamo iniziato a credere nell’Europa. Oggi sarebbe quasi un errore non credere anche nel miracolo. Perché quando una squadra continua a vincere mentre tutti rallentano, forse non sta vivendo una favola. Forse sta semplicemente scrivendo la storia.” – Kochise




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