Premessa

Questa analisi nasce con l’obiettivo di andare oltre la semplice rappresentazione del 3-5-2 utilizzato da Kochise con lo Sheffield, per comprenderne i principi tattici e le relazioni che permettono alla squadra di sviluppare il proprio gioco.

Attraverso le diverse situazioni di gioco analizzeremo come movimenti senza palla, linee di passaggio, occupazione degli spazi e compiti individuali siano collegati tra loro, mostrando come ogni movimento possa modificare la struttura della squadra e, di conseguenza, le possibilità di attacco.

L’analisi non si fermerà però alla fase offensiva: verranno approfonditi anche i comportamenti in fase di non possesso, la struttura difensiva, le transizioni e l’attacco preventivo, inteso come la capacità di preparare già durante la propria fase offensiva le condizioni necessarie per controllare l’eventuale perdita del pallone.

L’obiettivo finale sarà quindi quello di ricostruire la logica tattica dello Sheffield di Kochise, mostrando come il 3-5-2 non sia soltanto una disposizione numerica, ma un sistema dinamico nel quale movimenti, spazi, linee di passaggio e prevenzione difensiva si influenzano continuamente.

Movimenti e rotazioni nello schema di gioco

Lo schema evidenzia una struttura estremamente dinamica, nella quale i movimenti dei giocatori non sono finalizzati soltanto a occupare determinate zone del campo, ma soprattutto a creare spazi, generare linee di passaggio e disordinare la struttura difensiva avversaria.

Le linee arancioni rappresentano infatti un elemento fondamentale per comprendere il comportamento della squadra: i giocatori, soprattutto nella zona offensiva, non rimangono ancorati alla propria posizione di partenza, ma effettuano movimenti coordinati che modificano continuamente la disposizione iniziale.

La costruzione dal basso

La squadra parte con Tinoco come riferimento arretrato e una linea difensiva composta da Uzochukwu, Romani e Samuels-Smith, con Ouattara posizionato davanti alla difesa.

Il primo principio evidente è quello della ricerca dell’ampiezza. I due giocatori esterni, Samuels-Smith e Romani, sono chiamati ad allargare il campo e, soprattutto, a modificare la propria posizione in funzione dello sviluppo dell’azione.

Samuels-Smith, sul lato sinistro, presenta un movimento verso l’esterno, mentre Romani sul lato opposto tende ad accompagnare l’azione mantenendo una posizione più larga.

Questa disposizione permette alla squadra di avere una prima struttura di costruzione molto ampia, costringendo l’avversario a scegliere se pressare centralmente oppure allargarsi per seguire gli esterni.

Ouattara (Centrocampista Difensivo) come elemento di equilibrio

Un ruolo particolarmente importante è quello di Ouattara, che agisce davanti alla linea difensiva.

La sua posizione consente di avere un giocatore in grado di:

  • offrire una soluzione centrale durante la costruzione;
  • proteggere la difesa in caso di perdita del pallone;
  • collegare il primo possesso con il reparto offensivo;
  • permettere ai compagni di avanzare senza lasciare completamente scoperta la zona centrale.

Il suo movimento, evidenziato nello schema, sembra inoltre funzionale alla creazione di una struttura asimmetrica, nella quale non tutti i giocatori occupano contemporaneamente la stessa altezza.

Questo è un aspetto importante: la squadra non ricerca soltanto ampiezza, ma anche differenziazione delle altezze.


La zona centrale: la chiave delle rotazioni

Il cuore del sistema è rappresentato dalla coppia RAv – El Hacen e Cln – Ender, con AdM – Tedesco e Amn – Tierney più avanzati.

Qui emerge chiaramente il principio della rotazione posizionale.

I giocatori offensivi non si limitano a ricevere tra le linee, ma effettuano movimenti in direzioni differenti. L’obiettivo è creare dubbi nei riferimenti difensivi avversari.

Tedesco (Attaccante di Movimento): attaccare la profondità

Il movimento di Tedesco è particolarmente interessante.

Dalla posizione di trequartista, il giocatore può abbassarsi o, al contrario, attaccare la profondità, modificando la propria altezza rispetto ai centrocampisti.

Le linee arancioni mostrano proprio questa volontà di attaccare verticalmente lo spazio.

Il principio è semplice: se il difensore centrale segue Tedesco quando viene incontro, si può aprire uno spazio alle sue spalle; se invece rimane in posizione, Tedesco può ricevere tra le linee.

Si tratta quindi di un classico meccanismo di manipolazione della linea difensiva.

Tierney (Attaccante di Manovra): movimento complementare

Anche Tierney parte da una posizione avanzata, ma il suo movimento è complementare rispetto a quello di Tedesco.

La presenza di due giocatori offensivi capaci di muoversi sia orizzontalmente sia verticalmente permette di evitare una struttura offensiva statica.

Quando uno dei due si abbassa, l’altro può attaccare la profondità.

Quando uno si sposta verso l’esterno, l’altro può occupare la zona centrale.

Questo continuo scambio di posizioni rende più difficile per la difesa avversaria mantenere marcature individuali efficaci.


Gli esterni e la ricerca dell’ampiezza

Un altro elemento molto evidente nello schema è il comportamento di McLean e Kesler-Hayden.

Entrambi occupano inizialmente zone esterne del campo, ma le linee arancioni mostrano movimenti decisamente aggressivi.

McLean (Esterno Offensivo Sinistro)

Sul lato sinistro, McLean parte largo e tende ad accompagnare l’azione verso una posizione più avanzata.

Il suo movimento ha una duplice funzione:

  1. garantire ampiezza;
  2. liberare spazio nella zona interna per l’inserimento di un compagno.

Questo secondo aspetto è particolarmente importante.

Quando l’esterno rimane largo, il difensore avversario deve decidere se uscire su di lui oppure proteggere il corridoio interno.

La semplice occupazione dell’ampiezza diventa quindi uno strumento per aprire il campo centralmente.

Kesler-Hayden (Esterno Destro)

Sul lato destro il comportamento di Kesler-Hayden appare ancora più verticale.

La linea arancione evidenzia una progressione lungo la fascia, con l’esterno che può trasformarsi rapidamente da elemento di costruzione a giocatore incaricato di attaccare gli spazi offensivi.

Il suo movimento permette alla squadra di sviluppare l’azione anche in ampiezza e rappresenta una soluzione particolarmente importante quando la zona centrale viene congestionata.


La doppia minaccia: dentro e fuori

Uno degli aspetti più interessanti dello schema è dunque la contemporanea presenza di ampiezza e profondità.

La squadra cerca di occupare:

fascia → mezzo spazio → zona centrale → profondità

senza però mantenere necessariamente gli stessi giocatori nelle stesse zone.

Questo permette di creare quella che in termini tattici possiamo definire una struttura posizionale dinamica.

Il difensore avversario viene continuamente sottoposto a scelte:

  • seguire il giocatore che viene incontro;
  • proteggere la profondità;
  • uscire sull’esterno;
  • mantenere la posizione centrale.

Ogni scelta può generare uno spazio diverso.


Le corse senza palla degli attaccanti

Le linee arancioni nella trequarti mostrano soprattutto un concetto: il movimento senza palla è parte integrante della costruzione dell’azione offensiva.

Non si tratta quindi semplicemente di “correre in avanti”.

Le corse hanno una funzione tattica precisa.

Un giocatore può muoversi per:

  • ricevere;
  • portare via un avversario;
  • liberare lo spazio per un compagno;
  • attaccare la profondità;
  • creare una linea di passaggio;
  • allargare la struttura difensiva.

È proprio la combinazione di questi movimenti a rendere efficace il sistema.


La possibile struttura in fase offensiva

Se leggiamo lo schema nel suo complesso, possiamo immaginare una trasformazione progressiva della squadra.

In costruzione la squadra mantiene una struttura relativamente ordinata, con Tinoco alla base e i difensori distribuiti sul campo.

Con la progressione dell’azione, però, la disposizione diventa più fluida:

difesa → mediano → centrocampisti → trequarti → attacco

I giocatori iniziano a scambiarsi le zone di competenza, mentre gli esterni garantiscono l’ampiezza.

Il risultato è una struttura nella quale la posizione di partenza dei giocatori conta meno rispetto alla relazione tra le loro posizioni.


La chiave: creare superiorità attraverso il movimento

Il concetto tattico principale che emerge dallo schema è quello della superiorità dinamica.

La squadra non cerca necessariamente di creare una superiorità numerica statica in una determinata zona.

Piuttosto, attraverso i movimenti dei giocatori, prova a creare una situazione nella quale un avversario deve scegliere quale spazio difendere.

È qui che le linee arancioni assumono particolare significato.

Ogni freccia rappresenta una possibile soluzione, ma soprattutto mostra come il movimento di un giocatore possa condizionare quello dei compagni.

Il sistema funziona quindi attraverso movimenti coordinati e complementari, più che attraverso posizioni rigide.

Lo schema evidenzia una squadra che vuole costruire le proprie azioni attraverso ampiezza, rotazioni, verticalità e attacchi della profondità.

La chiave non è soltanto dove si trova il singolo giocatore, ma dove si sposta e quale spazio lascia o crea per gli altri.

Tedesco e Tierney rappresentano i principali elementi di mobilità nella trequarti; McLean e Kesler-Hayden garantiscono ampiezza e progressione sulle fasce; Ouattara fornisce equilibrio nella zona centrale, mentre la linea difensiva accompagna la costruzione mantenendo le distanze necessarie.

In definitiva, le linee arancioni raccontano una squadra che prova a muovere l’avversario prima ancora di muovere il pallone: attirare, spostare, liberare uno spazio e quindi attaccarlo.

È proprio questa la logica alla base di un sistema offensivo nel quale il movimento senza palla diventa una vera e propria arma tattica.

Costruzione dal basso – report tattico

La squadra imposta la prima costruzione attraverso una struttura a tre, con il portiere Tinoco coinvolto come primo elemento della circolazione e i due difensori centrali BrD a garantire ampiezza. Uzochukwu rappresenta invece la principale soluzione centrale, posizionandosi a supporto della prima linea di costruzione.

L’organizzazione prevede due differenti modalità di uscita in funzione dell’altezza e dell’intensità del pressing avversario.

🔵 Uscita corta – accettare e manipolare il pressing

Quando l’avversario porta pressione senza riuscire a chiudere tutte le linee interne, la squadra cerca di attirare la prima pressione attraverso una circolazione corta tra Tinoco, i due BrD e Uzochukwu.

Il continuo movimento del pallone permette di far muovere il blocco avversario e creare successivamente una linea di passaggio verticale. Una volta superata la prima pressione, Ouattara (CDf) diventa un importante riferimento per la progressione, con possibilità di collegarsi con El Hacen (RAv) ed Ender (Cln).

La ricerca è quindi quella di creare l’uomo libero alle spalle della prima pressione, piuttosto che forzare immediatamente una giocata verticale.

La sequenza ideale è:

Por → BrD → DCs → CDf → Rav/CIn

oppure, quando disponibile:

Por → BrD → Rav/CIn

L’obiettivo è superare il primo pressing attraverso il palleggio e la superiorità posizionale.


🟠 Uscita diretta – evitare il pressing e costruire più alti

Quando invece l’avversario riesce a chiudere le linee interne e ad aggredire con maggiore intensità i difensori, la squadra modifica il proprio comportamento.

I BrD possono cercare direttamente i giocatori posizionati più alti, bypassando la prima linea di pressione.

Dal lato sinistro, il difensore può cercare McLean (Eof) oppure El Hacen (RAv); sul lato destro, le soluzioni principali sono Ender (Cln) e Kessler Hayden (Est).

Questa soluzione consente di saltare il pressing iniziale, portando rapidamente il pallone nella metà campo offensiva. La priorità diventa quindi conquistare campo e permettere alla squadra di consolidare il possesso in una zona più avanzata.

Le principali linee sono:

BrD → EOf / Rav

BrD → CIn / Est

In questo caso la costruzione non mira ad attirare ulteriormente l’avversario, ma a bypassare la sua prima pressione, utilizzando la giocata diretta come alternativa al palleggio.


Principio tattico

La caratteristica principale della costruzione è quindi la capacità di alternare uscita corta e uscita diretta.

Se l’avversario concede spazio interno → la squadra accetta il pressing, lo attira e cerca di uscire attraverso le linee centrali.

Se l’avversario chiude le linee interne e porta pressione forte → la squadra salta la prima pressione e cerca direttamente i giocatori più alti.

Questa alternanza rende la costruzione adattabile al comportamento dell’avversario: il pressing non viene affrontato sempre nello stesso modo, ma diventa un elemento che determina la scelta della giocata successiva.

In sintesi:
🔵 Linee blu = attirare → manipolare → trovare l’uomo libero → progressione.
🟠 Linee arancioni = bypassare → conquistare campo → consolidare/attaccare più alto.

Le linee di passaggio nell’ultimo terzo

Nel calcio posizionale, una linea di passaggio non nasce quasi mai semplicemente perché due giocatori si trovano “allineati”. Soprattutto nell’ultimo terzo di campo, la possibilità di servire un compagno dipende dalla relazione tra posizione del portatore, movimento dei compagni e ruolo ricoperto da ciascun giocatore.

Le immagini allegate mostrano molto bene questo principio. Le linee blu rappresentano le soluzioni di passaggio che si aprono al portatore, mentre le linee arancioni evidenziano i movimenti senza palla attraverso i quali queste soluzioni vengono create o ampliate.

L’aspetto interessante è che il Regista Avanzato (RAv), l’Attaccante di Manovra (AdM) e l’Esterno destro (Est) non generano semplicemente movimenti individuali: i loro comportamenti modificano la struttura delle linee di passaggio dell’intero sistema offensivo.


La linea di passaggio come conseguenza del movimento

Una delle idee più importanti che emerge dagli screen è che la linea blu è spesso la conseguenza di una linea arancione.

Il giocatore senza palla si muove per:

  • allontanare un difensore dalla sua posizione;
  • occupare un nuovo spazio;
  • attaccare la profondità;
  • creare un corridoio per un compagno;
  • offrire una nuova soluzione al portatore;
  • oppure semplicemente modificare l’orientamento della linea difensiva.

Di conseguenza, il passaggio non deve essere considerato come un’azione isolata.

Possiamo immaginarlo come una sequenza:

movimento senza palla → modifica della struttura avversaria → nuovo spazio → nuova linea di passaggio → possibilità di progressione.

È proprio questa relazione che rende interessanti le situazioni rappresentate nelle immagini.


Il Regista Avanzato: il giocatore che connette le diverse linee

Nella prima situazione, il RAv El Haven si trova in una posizione centrale, alle spalle della prima linea offensiva.

La sua caratteristica fondamentale è quella di essere un punto di connessione.

Dal suo posizionamento possono svilupparsi diverse linee blu verso:

  • la zona centrale;
  • gli spazi laterali;
  • i giocatori offensivi;
  • la profondità.

Ma la cosa più importante è che queste linee non sono tutte equivalenti.

Il RAv può infatti sfruttare il movimento dei compagni per scegliere quale lato dell’ultimo terzo attaccare.

Il principio è quello della triangolazione

Immaginiamo il RAv come il vertice basso di un triangolo.

Davanti a lui abbiamo giocatori che possono:

  1. venire incontro;
  2. attaccare la profondità;
  3. muoversi lateralmente.

Quando uno di questi giocatori si muove, il triangolo cambia forma e, soprattutto, cambia la disponibilità delle linee di passaggio.

Il movimento dell’AdM, per esempio, può attirare un difensore verso il centro o verso una zona intermedia. Questo può liberare una linea diagonale per il RAv.

Allo stesso modo, il movimento dell’Esterno destro può allargare o attaccare la profondità, aumentando la distanza tra i difensori e creando una linea diagonale verso il lato debole.


L’Attaccante di Manovra: muoversi per creare, non soltanto per ricevere

L’AdM Tedesco rappresenta probabilmente l’esempio più interessante del concetto di movimento funzionale.

Il suo movimento non deve essere interpretato soltanto come un tentativo di smarcarsi per ricevere palla.

Il suo movimento può avere un effetto molto più importante:

muoversi per permettere a qualcun altro di ricevere.

Questa è una differenza fondamentale.

Un attaccante può effettuare un movimento incontro e ricevere tra le linee. Ma può anche effettuare lo stesso movimento e non ricevere mai il pallone, avendo comunque svolto perfettamente il proprio compito.

Perché?

Perché il difensore che lo segue modifica la propria posizione.

E nel momento in cui il difensore si sposta, si apre una nuova linea blu verso un altro compagno.


Il movimento dell’AdM e la manipolazione della linea difensiva

Nel caso rappresentato, l’AdM si muove all’interno della zona centrale dell’ultimo terzo.

Questo comportamento può generare due effetti contemporaneamente.

Primo effetto: crea una soluzione diretta

Il movimento può permettere al RAv di trovare direttamente l’AdM tra le linee.

Secondo effetto: libera una linea indiretta

Se un difensore decide di seguirlo, la sua uscita dalla posizione iniziale può aprire uno spazio alle sue spalle.

A quel punto la linea blu non è più necessariamente:

RAv → AdM

ma può diventare:

RAv → attaccante in profondità

oppure:

RAv → Est → attacco della profondità.

Questo è uno dei principi più importanti del gioco nell’ultimo terzo: il giocatore che si muove non è necessariamente il giocatore che riceverà il passaggio.

Il suo movimento può essere semplicemente il meccanismo attraverso il quale viene liberata la linea di passaggio per un compagno.


L’Esterno destro: ampiezza, profondità e diagonali

La terza immagine evidenzia particolarmente bene il comportamento dell’Est Est, che parte da una posizione molto larga sulla destra.

Qui il movimento arancione ha un’importanza enorme perché modifica contemporaneamente:

  • l’ampiezza dell’attacco;
  • la profondità;
  • la posizione del terzino avversario;
  • la possibilità di giocare diagonalmente verso il centro.

Quando l’Esterno rimane largo, costringe il difensore avversario a prendere una decisione.

Se il difensore rimane stretto, l’Est può essere servito sulla fascia.

Se invece il difensore esce verso l’esterno, si apre lo spazio interno.

Ed è proprio qui che diventano interessanti le linee blu.


Dall’ampiezza alla linea diagonale

Il movimento dell’Esterno destro verso la profondità produce una situazione molto comune nel calcio moderno.

Partendo largo, il giocatore può creare una linea:

RAv → Est

ma contemporaneamente può contribuire alla nascita di una seconda linea:

Est → attaccante interno

oppure:

RAv → spazio creato dal movimento dell’Est.

La sua corsa, quindi, non deve essere valutata esclusivamente in funzione della possibilità di ricevere.

La corsa dell’Est può:

  • fissare il terzino;
  • allungare la linea difensiva;
  • aprire il mezzo spazio;
  • creare una diagonale;
  • aumentare la distanza tra centrale e terzino;
  • permettere al RAv o all’AdM di ricevere in una zona più favorevole.

L’ampiezza diventa così uno strumento per generare linee di passaggio interne.


La vera chiave: le linee blu sono dinamiche

Confrontando gli screen si nota un aspetto particolarmente interessante.

Le linee blu cambiano in funzione dei movimenti arancioni.

Questo significa che non esiste una struttura di passaggio fissa.

Il sistema offensivo può essere letto come una rete dinamica:

ogni movimento di un giocatore modifica le connessioni disponibili per gli altri.

Se l’AdM viene incontro, cambia la posizione dei difensori.

Se l’Est attacca la profondità, cambia l’ampiezza e la profondità della linea difensiva.

Se il RAv si posiziona tra le linee, diventa un nuovo punto di connessione.

Il risultato finale è una rete di possibili passaggi che si modifica prima ancora che il pallone venga giocato.


Il triangolo RAv – AdM – Est

È proprio la relazione tra questi tre ruoli a rendere particolarmente interessante la situazione.

Possiamo semplificarla così:

                 ATTACCO PROFONDO
                       ↑
                       │
                 AdM / attaccante
                    ↗       ↖
                   /         \
                  /           \
              RAv ─────────── Est
                    ampiezza

Il RAv rappresenta il connettore.

L’AdM rappresenta il giocatore capace di muovere e manipolare la struttura centrale.

L’Est rappresenta il giocatore che può fissare in ampiezza e attaccare la profondità.

La combinazione dei tre comportamenti crea una serie di linee di passaggio differenti.

E soprattutto impedisce alla difesa di concentrarsi su un’unica soluzione.


Il concetto di “terzo uomo”

Questa dinamica porta naturalmente al concetto di terzo uomo.

Supponiamo che il RAv abbia la palla.

L’AdM viene incontro.

Il difensore lo segue.

Il movimento dell’AdM apre lo spazio alle sue spalle.

A quel punto il RAv può servire un terzo giocatore che attacca quello spazio.

La sequenza diventa:

RAv → AdM (movimento) → spazio → terzo uomo

Il passaggio all’AdM non è quindi necessariamente l’obiettivo dell’azione.

L’AdM può essere semplicemente il catalizzatore che permette di arrivare al terzo uomo.

Lo stesso principio può verificarsi sul lato destro con l’Esterno.

L’Est attacca la profondità → il difensore si allarga → si apre il mezzo spazio → un giocatore interno può ricevere.


Muovere un difensore prima di muovere il pallone

Questa è forse la lettura tattica più importante delle immagini.

Una squadra può cercare di far avanzare il pallone semplicemente attraverso il passaggio.

Ma una squadra più evoluta cerca prima di spostare gli avversari.

Il movimento senza palla diventa quindi una forma di “passaggio invisibile”.

Un giocatore che corre: non sta semplicemente occupando uno spazio.

Sta modificando la posizione di un avversario.

E modificando la posizione dell’avversario, modifica anche la geometria dei passaggi disponibili.

Possiamo quindi parlare di: linee di passaggio create direttamente quando il giocatore si smarca e diventa ricevente;

e di: linee di passaggio create indirettamente quando il suo movimento libera un altro giocatore.

Queste ultime sono spesso le più difficili da leggere e da difendere.


La superiorità non è soltanto numerica: è geometrica

Nell’ultimo terzo, avere più giocatori offensivi non garantisce automaticamente una situazione favorevole.

La questione fondamentale è come sono distribuiti.

Nelle immagini, il RAv può diventare pericoloso proprio perché dispone di più direzioni di gioco.

Il portatore può trovare:

  • una soluzione corta;
  • una soluzione tra le linee;
  • una soluzione diagonale;
  • una corsa in profondità;
  • una soluzione esterna;
  • una combinazione con il terzo uomo.

Questa è una superiorità geometrica.

La difesa può anche avere lo stesso numero di giocatori, ma se deve controllare contemporaneamente ampiezza, profondità e mezzi spazi, diventa molto più difficile mantenere una struttura compatta.


La lettura corretta delle frecce

Per analizzare queste situazioni consiglio quindi di non guardare le frecce blu e arancioni separatamente.

Bisogna leggerle come una sequenza causa-effetto:

1. Dove parte il giocatore?

2. Quale movimento effettua?

3. Quale difensore viene condizionato?

4. Quale spazio viene liberato?

5. Quale nuova linea blu compare?

6. Quale giocatore può sfruttarla?

Questo approccio permette di passare da una semplice analisi dei movimenti a una vera analisi delle interazioni tattiche.


Il movimento senza palla come generatore di passaggi

Gli screen mostrano quindi un principio molto importante del gioco offensivo:

le linee di passaggio non sono soltanto spazi da occupare, ma connessioni che possono essere create attraverso il movimento.

Il RAv fornisce la connessione e può sfruttare diverse direttrici di passaggio.

L’AdM manipola la zona centrale, alternando movimenti incontro e attacchi dello spazio e creando condizioni favorevoli per sé o per il terzo uomo.

L’Est garantisce ampiezza e profondità, costringendo la linea difensiva a dilatarsi e generando nuove diagonali verso l’interno.

Il risultato è un sistema nel quale ogni movimento modifica la mappa delle possibilità di passaggio.

Le frecce arancioni, quindi, non rappresentano semplicemente “corse”.

Sono azioni che modificano la geometria del campo.

Le frecce blu, al contrario, sono la fotografia di quella geometria nel momento in cui il movimento ha prodotto una nuova possibilità.

Ed è proprio qui che si trova uno degli aspetti più affascinanti dell’analisi tattica:

il passaggio che vediamo nasce spesso da un movimento che è iniziato diversi secondi prima.

Conclusioni: un 3-5-2 costruito sulle relazioni

L’analisi dello Sheffield di Kochise mostra come il 3-5-2 sia, prima ancora che un modulo, un sistema di relazioni e comportamenti. La disposizione iniziale dei giocatori rappresenta soltanto il punto di partenza: è attraverso i movimenti senza palla, l’occupazione razionale degli spazi e la continua ricerca di linee di passaggio che la struttura prende realmente forma.

In fase offensiva, la squadra cerca di muovere l’avversario prima ancora di muovere il pallone, utilizzando ampiezza, profondità, smarcamenti e rotazioni per creare nuove connessioni nell’ultimo terzo. Ogni movimento può diventare funzionale non soltanto alla propria ricezione, ma alla creazione dello spazio e della linea di passaggio per un compagno.

Allo stesso tempo, il sistema mantiene una forte attenzione alla fase di transizione e all’attacco preventivo. La posizione dei giocatori durante il possesso non è quindi pensata esclusivamente per attaccare, ma anche per essere pronti a reagire immediatamente alla perdita del pallone. È qui che il comportamento offensivo e quello difensivo diventano parte dello stesso progetto.

In definitiva, ciò che caratterizza il lavoro di Kochise è la ricerca di un equilibrio dinamico tra possesso, aggressione dello spazio e protezione preventiva. Il 3-5-2 dello Sheffield non va quindi letto attraverso le sole posizioni in campo, ma attraverso ciò che accade quando i giocatori iniziano a muoversi.

Ed è proprio in quei movimenti, nelle linee che si aprono e si chiudono, negli spazi che vengono creati e immediatamente protetti, che si può leggere la vera identità tattica della squadra.

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