
WEMBLEY, 5 APRILE 2026 – LA MIA FINALE
di R. Andreolli Byro – Mister del Sutton United
Non avevo il centravanti. Smith, il mio titolare, era squalificato. In finale. A Wembley.
Ho messo Coker. Kenny Coker, 22 anni, poche partite quest’anno. Molti mi hanno preso per pazzo. Ma io lo vedo tutti i giorni in allenamento. È un centravanti di movimento e di profondità, attacca sempre la linea. Gli manca ancora tecnica negli ultimi metri, deve migliorare tanto lì, ma se la migliora è predestinato. Gli ho detto prima della partita: “Tu corri, portali via, il resto lo fanno gli altri”. E lui l’ha fatto.
Questa è stata la mia formazione, quella vera, non quella che avete scritto:
Robson in porta.
Dietro, i miei terzini fluidificanti larghi, Tyler French a destra e Brandon Haunstrup a sinistra. 12,1 km a testa, sono usciti al 90′ morti. Dovevano stare larghissimi, con il piede sulla riga, per fare la sovrapposizione con Raymond e Bowe.
Centrali Louis John e Sonny Aljofree.
In mezzo, Jack Young mediano davanti alla difesa, basso, a proteggere. Davanti a lui Sam Bowen, fermo a centrocampo, il mio regista. E Jadan Raymond, mezzala di inserimento. A tutti e due avevo dato una consegna chiara: rischio di passaggio. Non voglio palla sicura, voglio palla che spacca.
Davanti, Leon Maloney a destra, ala invertita larga. Keshi Anderson a sinistra, l’altra ala invertita larga. E Coker centravanti.
La mia idea era questa: linea di pressing media e blocco medio. Meno pressing palla. Perché? Perché il Villa U21 ti vuole far pressare. Se vai alto nello spazio a centrocampo, loro ti saltano e ti entrano. Io non volevo. Volevo stare compatto, 36% di possesso va benissimo, e farli venire.
Poi il meccanismo: le ali invertite Maloney e Anderson partono larghe e si accentravano nell’half space. Quando loro vengono dentro, i terzini French e Haunstrup si aprono e si sovrappongono. Lì creiamo superiorità.
I due gol sono uguali, ve lo giuro. Li abbiamo provati tutta la settimana.
Raymond riceve palla da Bowe nell’half space destro, dribbla, entra appena dentro l’area e mette sul secondo palo. Anderson arriva e segna un gol facile. Il primo al 2′, il secondo al 65′, è una copia del primo. Non è fortuna, è lavoro.
Secondo tempo, loro spingono. Io subivo la pressione e abbasso la linea di difesa. Istinto. Ma vedo che subisco di più. Prendiamo gol al 50′ così, troppi cross, 12 angoli a 0 per loro. Allora capisco. Alzo di nuovo. Porto il pressing a standard di squadra e la linea di difesa a standard. Torno al mio blocco medio. E non subisco più. Loro 25 tiri ma 0 occasioni chiare, io 2,01 xG contro il loro 1,27.
Finisce 2-1. Alzo la coppa.
Non l’ho vinta con i cambi di uomini. L’ho vinta con i cambi di spazio.






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