Non siamo obbligati a scegliere: possiamo lasciare decidere ai giocatori
Finora abbiamo ragionato sulle tre grandi zone del nostro possesso – costruzione, progresso e trequarti – immaginando di intervenire attraverso istruzioni collettive.
Ma esiste anche una seconda possibilità: non dare un’indicazione specifica alla squadra.
Possiamo lasciare una determinata fase in una condizione più neutra o standard e permettere ai giocatori di scegliere la soluzione in base al contesto della partita.
Questo non significa che giocheranno senza indicazioni.
Le loro decisioni continueranno a essere influenzate dalla mentalità della squadra, ma anche dal ruolo, dal compito, dalle istruzioni individuali, dagli attributi e dai tratti personali.
In altre parole, invece di dire alla squadra:
“In questa zona voglio che tutti facciano prevalentemente questo”
possiamo costruire una struttura nella quale diciamo:
“In questa zona lascio maggiore libertà di scelta, ma assegno comportamenti differenti ad alcuni giocatori.”
Ed è qui che le istruzioni individuali sulla lunghezza dei passaggi diventano particolarmente interessanti.
Dall’istruzione collettiva al comportamento individuale
Possiamo, per esempio, lasciare la nostra fase di costruzione senza un’indicazione collettiva particolarmente estrema sulla direzione del gioco.
A quel punto saranno la mentalità, i ruoli e le caratteristiche dei giocatori a determinare molte delle loro scelte.
Ma possiamo intervenire individualmente.
A un difensore possiamo chiedere passaggi più corti, invitandolo a privilegiare la soluzione vicina e sicura.
A un altro possiamo lasciare una maggiore libertà decisionale.
A un terzo possiamo chiedere passaggi più diretti, affidandogli il compito di cercare una soluzione più lontana quando ne riconosce la possibilità.
L’esempio della Juventus di Conte.
Possiamo immaginare Chiellini e Barzagli con una maggiore propensione alla giocata corta e sicura, mentre Bonucci dispone della possibilità di allungare maggiormente il passaggio.

La struttura collettiva può quindi rimanere equilibrata.
Non stiamo dicendo a tutta la Juventus di giocare corto.
Non stiamo dicendo a tutta la Juventus di giocare diretto.
Ne tantomeno di costruire dal basso o evitare il pressing.
Stiamo costruendo responsabilità differenti all’interno della stessa fase.
Chiellini può trovare il compagno vicino.
Barzagli può consolidare il possesso.
Pirlo può ricevere e organizzare.
Bonucci, quando riconosce che il centrocampo è bloccato o che Pirlo è sotto pressione, può cercare una soluzione più lontana.
In questo modo la nostra costruzione possiede contemporaneamente una soluzione corta e una soluzione diretta.
Lo stesso principio nelle tre zone del campo
Questo ragionamento può essere esteso all’intero sviluppo del possesso.
Possiamo immaginare le nostre tre fasi:
COSTRUZIONE → PROGRESSO → TREQUARTI
e decidere, per ognuna, quanto vogliamo intervenire collettivamente.
Possiamo utilizzare un’istruzione di squadra quando vogliamo orientare in maniera più evidente il comportamento generale.
Oppure possiamo lasciare la fase più neutra e costruire le differenze attraverso i singoli giocatori.
In costruzione, per esempio, possiamo avere due difensori orientati al passaggio corto e un difensore autorizzato a cercare maggiormente la giocata diretta.
Nella zona di progresso possiamo avere un centrocampista che mantiene collegamenti corti e sicuri, mentre un regista cerca maggiormente trasmissioni più ambiziose verso la trequarti.
Nella trequarti possiamo avere giocatori che continuano a combinare corto e altri che, per ruolo, compito, istruzioni o caratteristiche, cercano più rapidamente la giocata decisiva.
La squadra non ha quindi necessariamente un’unica velocità o un’unica direzione.
Può avere giocatori che conservano il possesso e giocatori incaricati di rompere la struttura avversaria.
Standard non significa assenza di un’idea
Lasciare un’istruzione in una posizione neutra non significa rinunciare alla propria identità tattica.
Significa scegliere di non forzare collettivamente un determinato comportamento.

Se non attiviamo Giocate nello spazio, non stiamo vietando ai nostri giocatori di effettuare un passaggio nello spazio.
Semplicemente non stiamo chiedendo alla squadra di cercarlo con maggiore frequenza.
Se non selezioniamo Passatela sui piedi, i giocatori possono comunque servire un compagno direttamente sui piedi quando ritengono che sia la soluzione migliore.
Allo stesso modo, non attivare Crossate di prima non significa impedire a un esterno di crossare immediatamente quando ne ha l’opportunità.
E non utilizzare Portate palla in area non significa chiedere alla squadra di affrettare ogni conclusione.
Lasciando l’istruzione neutra, concediamo semplicemente un maggiore peso alla lettura della situazione da parte del giocatore, all’interno dei limiti stabiliti dalla nostra tattica.
La mentalità stabilisce il contesto, il giocatore prende la decisione

Qui entra in gioco la mentalità.
Una mentalità più prudente tenderà generalmente a influenzare le decisioni verso una maggiore attenzione al rischio.
Una mentalità più aggressiva aumenterà invece la disponibilità della squadra a tentare giocate maggiormente orientate alla progressione e alla porta.
Ma la mentalità non lavora da sola.
Due giocatori inseriti nella stessa squadra, con la stessa mentalità collettiva, possono prendere decisioni completamente differenti.
Perché hanno ruoli differenti.
Compiti differenti.
Attributi differenti.
Tratti differenti.
E possono ricevere istruzioni individuali differenti.
Possiamo quindi pensare alla mentalità come al livello generale di rischio che siamo disposti ad accettare, mentre le istruzioni collettive orientano il comportamento della squadra e quelle individuali definiscono meglio le responsabilità dei singoli.
Due modi per costruire la stessa idea
Arriviamo quindi a un concetto molto interessante per la costruzione di una tattica in Football Manager.
Possiamo cercare di ottenere un determinato comportamento in due modi.
Il primo è collettivo.
Vedo un problema in una determinata fase e utilizzo un’istruzione di squadra per modificare il comportamento generale.
Il secondo è individuale.
Lascio il comportamento collettivo più neutro e intervengo soltanto sui giocatori che voglio responsabilizzare.
Se voglio una squadra che costruisca prevalentemente corto ma che abbia la possibilità di saltare il centrocampo quando necessario, posso aumentare la direzione generale.
Ma così facendo influenzerò le decisioni di molti giocatori.
Oppure posso mantenere una direzione più equilibrata e chiedere soltanto al mio “Bonucci” di cercare passaggi più diretti.
Nel primo caso sto modificando il comportamento della squadra.
Nel secondo sto creando uno specialista all’interno della struttura.
Ed è una differenza enorme.
Perché una tattica non deve necessariamente essere costruita scegliendo un’istruzione per ogni fase.
Possiamo decidere dove vogliamo essere prescrittivi e dove vogliamo lasciare maggiore libertà.
Possiamo dire alla squadra esattamente come vogliamo costruire, ma lasciare più libertà nella zona di progresso.
Possiamo lasciare neutra la costruzione e affidare la responsabilità della prima verticalizzazione a un singolo giocatore.
Possiamo accelerare collettivamente nella zona di progresso e poi lasciare ai giocatori della trequarti la scelta del momento nel quale tentare la giocata decisiva.
La vera costruzione tattica nasce quindi dall’equilibrio tra tre livelli:
MENTALITÀ → definisce il contesto generale e il livello di rischio.
ISTRUZIONI DI SQUADRA → orientano il comportamento collettivo nelle diverse fasi.
ISTRUZIONI INDIVIDUALI → differenziano le responsabilità dei singoli giocatori.
Ed è qui che Football Manager diventa particolarmente interessante.
Non dobbiamo necessariamente riempire la nostra tattica di istruzioni.
A volte la scelta più importante è proprio decidere dove intervenire e dove non intervenire.
Perché lasciare un’istruzione neutra non significa non avere un piano.
Può significare che abbiamo scelto di costruire quel piano attraverso i giocatori.




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