Ci sono vittorie che nascono dalla sofferenza e altre che arrivano attraverso il controllo della gara. Quella contro il Wolverhampton appartiene alla seconda categoria. Per oltre novanta minuti abbiamo avuto la sensazione di avere la partita tra le mani, imponendo il nostro ritmo, concedendo pochissimo e costruendo abbastanza occasioni per renderla molto meno incerta di quanto il risultato finale lasci intendere.

L’approccio è stato perfetto.

Dopo appena cinque minuti troviamo il vantaggio con Marco Tedesco, bravo a finalizzare una situazione costruita e preparata durante la settimana. Il gol cambia subito l’inerzia della partita e ci permette di giocare esattamente il calcio che volevamo: gestione del possesso, pressione organizzata e ricerca continua degli spazi senza mai perdere equilibrio.

Il Wolverhampton prova a reagire, ma la nostra fase difensiva continua a confermarsi uno dei punti di forza della stagione. Le linee rimangono corte, i reparti sempre collegati e gli avversari sono costretti a cercare conclusioni poco pericolose.

Le statistiche raccontano una partita praticamente a senso unico.

  • 66% di possesso palla.
  • 17 tiri contro 7.
  • 8 conclusioni nello specchio contro 3.
  • xG di 1,89 contro 0,47.
  • OPPDA di 11,59 contro il 33,13 degli avversari, indice della nostra capacità di recuperare rapidamente il pallone.

Il Wolverhampton completa appena il 5% dei cross tentati (1 su 17), mentre noi dominiamo anche il gioco aereo vincendo il 58% dei duelli. Numeri che fotografano una gara controllata sotto ogni aspetto.

L’unico vero rammarico arriva nella ripresa.

Abbiamo l’occasione di chiudere definitivamente la partita con un calcio di rigore. Sul dischetto si presenta ancora Marco Tedesco, protagonista fino a quel momento, ma questa volta il portiere riesce a negargli la doppietta.

Da quel momento il risultato rimane in bilico più per demerito nostro che per meriti del Wolverhampton.

Continuiamo a controllare il gioco, ma non troviamo il colpo che avrebbe spento definitivamente ogni speranza degli avversari. È un aspetto sul quale questa squadra deve ancora crescere.

A fine partita il commento del mister è molto chiaro:

“Dobbiamo crescere nel cinismo. Le partite vanno chiuse quando hai l’occasione di farlo. Oggi abbiamo controllato la gara dall’inizio alla fine, ma un rigore sbagliato e un solo gol di vantaggio tengono sempre aperto un risultato che avrebbe dovuto essere chiuso molto prima.”

Fortunatamente la maturità della squadra permette di gestire gli ultimi minuti senza particolari rischi. Il clean sheet arriva con naturalezza, confermando ancora una volta la solidità difensiva costruita durante tutta la stagione.

Con questa vittoria salgono a 59 i punti in classifica, frutto di 16 vittorie, 11 pareggi e una sola sconfitta. Lo Sheffield continua a guardare tutti dall’alto, ma soprattutto continua a dimostrare che il primo posto non è frutto dell’entusiasmo o di un momento favorevole.

È il risultato di una squadra che sa dominare le partite.

Ora il passo successivo è imparare a renderle definitivamente proprie quando se ne presenta l’occasione.

Proviamo qualcosa di Nuovo – L’Analisi della Partita

Dopo un ottimo avvio, culminato con il gol del vantaggio, al 20° minuto decido di intervenire. Non cambio la tattica, perché la squadra sta controllando la partita, ma modifico alcuni movimenti per renderci ancora più imprevedibili e sfruttare meglio gli spazi che il Wolverhampton ci sta concedendo.

Alle due punte esterne chiedo di allargare maggiormente la propria posizione e di attaccare con continuità la profondità alle spalle della linea difensiva. L’obiettivo è di allargare il blocco avversario, costringere i difensori ad aprirsi e creare corridoi centrali.

Ai due terzini, invece, assegno un compito completamente diverso: anziché accompagnare l’azione sulla fascia, devono accentrarsi e posizionarsi accanto al Libero, che in fase di possesso continua a salire in mediana. In questo modo la costruzione si trasforma in un 2+3, garantendoci superiorità numerica nella prima impostazione e una migliore protezione contro eventuali transizioni negative.

La modifica più importante riguarda però i due centrocampisti. Chiedo loro di smettere di venire incontro al pallone e di pensare prima agli spazi che alla ricezione. Devono attaccare le zone liberate dal movimento delle punte esterne e sfruttare con maggiore continuità il nostro Fulcro di Gioco, che diventa il riferimento attorno al quale ruota tutta la manovra offensiva.

Da quel momento la squadra mantiene il controllo del possesso, ma soprattutto inizia ad occupare il campo con maggiore qualità. Le linee di passaggio aumentano, i movimenti sono più coordinati e costringiamo il Wolverhampton a rincorrere molto di più la palla. Pur non trovando il secondo gol, la partita resta saldamente nelle nostre mani fino al triplice fischio.

Credo che questo passaggio aggiunga un elemento molto interessante, perché spiega come, anche senza modificare il modulo, sia possibile cambiare radicalmente il comportamento della squadra intervenendo esclusivamente sui movimenti dei singoli giocatori. È proprio questo uno degli aspetti più affascinanti di FM26: la tattica non è solo un modulo, ma soprattutto il modo in cui gli undici occupano gli spazi durante le diverse fasi di gioco.

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