Sapevamo di affrontare una squadra estremamente organizzata, capace di pressare alto, mantenere il possesso del pallone e controllare il ritmo della partita attraverso un 4-4-2 molto compatto. Per questo motivo, durante la preparazione, abbiamo deciso di intervenire soltanto su un aspetto specifico: i calci piazzati.
L’analisi degli avversari evidenziava un dato molto interessante. Erano tra le migliori squadre della Premier nella difesa del primo palo, una zona che proteggevano con continuità e percentuali superiori alla media del campionato. Abbiamo quindi deciso di non insistere su quella soluzione, ma di spostare completamente il nostro focus sul secondo palo.
Abbiamo anche lavorato sulle priorità in tutte le situazioni da piazzato, mettendo al primo posto i Fantasisti e a seguire i Colpitori di Testa e gli altri. Non abbiamo grandi doti aeree, mentre sul tiro da fuori abbiamo buone qualità e soluzioni (tattica sui piazzati), ovviamente abbiamo dovuto rivedere le liste, un buon tiaratore anche se con buone capacità nel colpo di testa, preferiamo inserirlo tra i Fantasisti.
Per il resto non abbiamo modificato il nostro modo di giocare.

Un primo tempo troppo passivo
La partita, però, non si sviluppa come speravamo.
Per tutta la prima frazione concediamo troppo l’iniziativa agli avversari. Il loro possesso è costante, costruiscono con pazienza e riescono a mantenere la pressione molto alta, impedendoci di sviluppare la nostra manovra.
Ancora una volta, però, la nostra organizzazione difensiva si conferma di altissimo livello.
Pur lasciando loro il pallone, concediamo pochissime situazioni realmente pericolose. Il blocco squadra rimane corto, le linee si muovono con ordine e continuiamo a difendere molto bene l’area.
Il problema è dall’altra parte del campo.
Siamo troppo statici, troppo lenti nella circolazione e non troviamo mai la progressione necessaria per superare la loro prima linea di pressione. Recuperiamo palla, ma la perdiamo quasi immediatamente, senza riuscire ad arrivare negli ultimi trenta metri con qualità.
Difendiamo bene, ma giochiamo troppo poco.
L’intervallo
Negli spogliatoi il messaggio è molto semplice.
Esprimo tutta la mia delusione per il fatto di aver tirato così poco.
Chiedo ai ragazzi di aumentare il ritmo della manovra, di essere molto più verticali nella progressione e, soprattutto, di superare rapidamente la prima pressione avversaria senza permettere al loro blocco difensivo di ricompattarsi.
L’idea è quella di attaccare lo spazio appena si presenta, senza dare tempo al loro 4-4-2 di riorganizzarsi.
Più diretti, più pericolosi
Il possesso del pallone continua a rimanere nelle mani degli avversari.
Ma qualcosa cambia.
Il loro dominio territoriale diventa sempre più sterile, mentre noi iniziamo finalmente a trovare gli spazi giusti alle spalle della prima pressione.
Le nostre azioni sono meno numerose, ma molto più pulite.
Riusciamo ad arrivare al tiro con maggiore frequenza e soprattutto trasmettiamo la sensazione di poter colpire ogni volta che recuperiamo il pallone.
È esattamente la partita che volevamo costruire.
Il lavoro paga
Alla fine il gol arriva proprio dove avevamo studiato di colpire.
Su un calcio di punizione laterale, la palla viene indirizzata sul secondo palo, gol!
Non è una casualità.
Per tutta la stagione la società ha criticato la poca attenzione dedicata ai calci piazzati. In realtà non era tanto un problema di schemi, quanto di organizzazione delle liste e dell’assegnazione dei ruoli.
Questa settimana abbiamo lavorato proprio su quest’aspetto.
Non abbiamo rivoluzionato le tattiche. Abbiamo semplicemente assegnato i compiti migliori agli uomini migliori.

Una vittoria che nasce dai dettagli
Questa è una di quelle partite che ricordano quanto Football Manager, proprio come il calcio reale, si decida spesso nei particolari.
Un’analisi corretta dell’avversario.
Una modifica mirata.
Un intervento all’intervallo.
Una lista dei piazzati preparata con attenzione.
Piccoli dettagli che, sommati tra loro, trasformano una partita complicata in tre punti pesantissimi.
Perché non sempre serve cambiare tutto.
A volte basta capire qual è l’unica cosa giusta da cambiare.





Lascia un commento