Ci sono partite in cui il valore di un punto non si misura dal possesso o dalle occasioni create, ma dalla qualità dell’avversario che hai davanti.
Il Tottenham ci ha messo di fronte probabilmente alla squadra più organizzata affrontata finora in Premier League. Una formazione capace di restare compatta in ogni fase di gioco, aggressiva nella riaggressione, impeccabile nelle distanze e con una condizione fisica che le ha permesso di mantenere la stessa intensità per tutti i novanta minuti.
Per lunghi tratti siamo stati costretti a rincorrere il pallone e a difendere bassi, ma senza perdere ordine, concentrazione e spirito di sacrificio. Abbiamo concesso il controllo della partita, non il controllo dell’area.
Alla fine portiamo a casa uno 0-0 che vale moltissimo: un punto conquistato contro un avversario in stato di grazia e, soprattutto, un clean sheet ottenuto contro uno degli attacchi più difficili da contenere del campionato. In giornate come questa non si celebra soltanto ciò che si crea, ma anche ciò che si riesce a impedire agli altri di fare.
La Partita
Il pareggio di Londra nasce contro una delle squadre più in forma del campionato, reduce da un periodo di risultati importanti e capace di proporre un calcio estremamente organizzato. Il Tottenham non è stato spettacolare, ma è stato terribilmente efficace nel fare ciò che voleva fare: togliere tempo e spazio.
I primi venti minuti sono stati di assoluto equilibrio. Le due squadre si sono studiate, senza concedere occasioni particolarmente pericolose. Da quel momento, però, gli Spurs hanno iniziato a prendere il controllo territoriale della gara.
La loro forza non è stata tanto nella quantità di occasioni create, quanto nella continuità del dominio. In possesso muovevano il pallone con pazienza, senza mai perdere le distanze. In non possesso, invece, la squadra rimaneva corta e aggressiva, recuperando rapidamente il pallone e impedendoci di consolidare il possesso.
Nonostante questo predominio territoriale, il nostro blocco difensivo ha funzionato.
Il Tottenham ha chiuso con il 65% di possesso, 12 tiri, 6 nello specchio e 1.43 xG, ma soltanto una chiara occasione da gol. Numeri che raccontano bene come siamo riusciti a indirizzare il loro attacco verso conclusioni poco pulite, mantenendo compatta la linea difensiva e proteggendo costantemente la zona centrale.
Se difensivamente abbiamo interpretato la partita nel modo corretto, offensivamente abbiamo sofferto moltissimo.
Lo confermano i dati:
- appena 4 conclusioni;
- 1 solo tiro in porta;
- 0.20 xG;
- soltanto 61 passaggi completati nella trequarti offensiva contro i 178 del Tottenham.
La difficoltà principale è stata superare la loro prima pressione. Gli Spurs recuperavano il pallone molto in alto e, quando riuscivamo finalmente a uscire, avevano già ricomposto il blocco difensivo, togliendoci profondità e linee di passaggio.
All’intervallo era evidente che la partita andasse interpretata in maniera diversa.
Nel secondo tempo abbiamo provato ad aumentare la ricerca della profondità, chiedendo alla squadra di giocare maggiormente nello spazio. Successivamente abbiamo cercato di sfruttare il contropiede e, vedendo la loro capacità di chiudere l’area, abbiamo invitato i giocatori a tentare con maggiore frequenza la conclusione dalla distanza.
Le modifiche, però, non hanno prodotto gli effetti sperati.
Il Tottenham ha continuato a leggere molto bene ogni situazione di gioco, concedendo pochissimo tempo per la giocata e obbligandoci quasi sempre a scelte forzate. È una di quelle squadre che non perde mai compattezza: quando attacca è già pronta alla riaggressione, quando difende è già pronta a ripartire.
Anche i numeri del pressing raccontano una partita particolare. Il nostro OPPDA è salito a 28.69, sintomo di una squadra costretta ad abbassarsi e concedere più passaggi del normale all’avversario. Non è stata una scelta ideologica, ma una conseguenza della qualità del possesso degli Spurs, che ci ha obbligati a difendere con ordine piuttosto che andare a prendere alti il portatore.
Alla fine lo 0-0 premia soprattutto la nostra maturità.

Non è stata una delle migliori prestazioni offensive della stagione, ma è stata una delle più intelligenti dal punto di vista collettivo. Contro un avversario in grande fiducia abbiamo capito presto che forzare la partita avrebbe significato concedere spazi. Abbiamo accettato di soffrire, difeso con disciplina e portato a casa un punto che, per quanto visto sul campo, vale moltissimo.
La classifica continua a sorriderci. Dopo ventisei giornate siamo ancora davanti a tutti. E forse è proprio questa la crescita più importante dello Sheffield: oggi questa squadra non sa soltanto vincere, ma ha imparato anche quando è il momento di non perdere.





Lascia un commento