Negli ultimi mesi mi avete sentito criticare FM26, difenderlo in alcune occasioni e metterlo sotto la lente d’ingrandimento praticamente ogni volta che apro una nuova partita. Qualcuno mi ha scritto che rimpiange FM24, altri mi hanno detto che il nuovo capitolo è un passo avanti. La verità è che anch’io ho cambiato idea diverse volte, fino a quando ho smesso di chiedermi quale fosse il migliore e ho iniziato a chiedermi una cosa molto più semplice: che allenatore vuole farmi essere Football Manager?

Ripensando alle centinaia di ore passate su FM24, mi sono accorto che gran parte del mio tempo non lo trascorrevo semplicemente sul campo, ma davanti a un monitor. Il Data Hub, per me, non era uno strumento da consultare prima della partita: era parte integrante dei novanta minuti. Mettevo continuamente in pausa, aprivo le statistiche, confrontavo gli xG, l’OPPDA, le heat map, le mappe dei passaggi, i report dei Performance Analyst e cercavo una spiegazione numerica a quello che stava accadendo. Le mie sostituzioni, i cambi di ruolo e le modifiche tattiche nascevano spesso da quei dati più che da ciò che vedevo sul campo. Era un modo di giocare che mi affascinava enormemente, perché mi dava la sensazione di avere sempre una risposta. Se c’era un problema, da qualche parte c’era anche un numero capace di spiegarmelo.

Poi è arrivato FM26 e la prima sensazione è stata quella di aver perso qualcosa. Molti strumenti non c’erano più, altri erano stati ridimensionati e il mio primo istinto è stato pensare che il gioco fosse semplicemente diventato più povero. Ma continuando la mia carriera con lo Sheffield FC ho iniziato a guardarlo da un’altra prospettiva.

Mi sono chiesto quante volte un allenatore, durante una partita, abbia davvero davanti agli occhi un grafico degli xG, una heat map o l’OPPDA della propria squadra. La risposta è semplice: mai.

Un allenatore vede altro. Vede un terzino che arriva sempre in ritardo, un centrocampista che non accorcia, una punta che smette di attaccare la profondità, un esterno che perde tutti i duelli, una linea difensiva che si abbassa troppo o una squadra che, improvvisamente, non sta più facendo quello che aveva preparato durante la settimana. I dati li ha ricevuti prima della partita dal suo staff. Durante la gara deve trasformare quello che vede in decisioni.

Ed è qui che, secondo me, FM26 prova a cambiare il nostro ruolo.

Non ci mette più nei panni del Performance Analyst.

Ci mette nei panni del primo allenatore.

Se ripenso alle ultime partite dello Sheffield, mi accorgo che anche il mio modo di prepararle è cambiato. Continuo a studiare gli avversari, continuo a raccogliere informazioni, ma cerco di arrivare al calcio d’inizio con poche idee davvero importanti. Dove possiamo fare male? Qual è il loro punto forte? Chi dobbiamo limitare? Quale zona del campo possiamo attaccare? Poi inizia la partita e tutto il resto nasce da quello che succede sul campo.

E c’è una riflessione che, più di tutte, mi ha fatto cambiare modo di vedere FM26.

FM26 è semplicemente più difficile di FM24.

Non perché manchi il Data Hub. Non perché l’interfaccia sia diversa. È più difficile perché il Match Engine mi dà la sensazione di essere molto più vivo. Le partite cambiano continuamente. Un aggiustamento tattico dell’avversario, un giocatore che inizia a vincere tutti i duelli, una pressione diversa, una catena laterale che prende il sopravvento… bastano pochi minuti per ritrovarsi dentro una partita completamente diversa da quella iniziata.

In FM24, quando percepivo che qualcosa non funzionava, mettevo in pausa, aprivo il Data Hub e cercavo la risposta nei numeri. Oggi quella pausa serve molto meno. Se continuo a cercare una spiegazione nelle schermate, rischio che la partita mi passi davanti senza averla davvero letta.

L’unica strada che ho trovato è fare quello che farebbe un allenatore vero: osservare. Guardare ogni movimento, capire dove si stanno creando gli spazi, accorgermi di chi sta soffrendo e di chi, invece, sta dominando il proprio duello. In altre parole, leggere la partita.

Attenzione, però: non sto dicendo che i numeri non contino più.

Sarebbe un’assurdità.

Football Manager resta un gioco costruito sui numeri. Ogni giocatore, ogni attributo, ogni scelta del Match Engine nasce da un calcolo. I numeri sono ancora il cuore del gioco e continueranno sempre ad esserlo.

La differenza, almeno per come la sto vivendo io, è un’altra.

Fino a FM24 i numeri li leggevo. In FM26 devo imparare a vederli.

Non apro più una schermata per capire che il mio terzino sta perdendo tutti i duelli: lo vedo succedere davanti ai miei occhi. Non ho bisogno di una heat map per accorgermi che stiamo concedendo troppo su una fascia: lo noto perché quella zona continua a essere attaccata. Non mi serve un grafico per capire che il centrocampo è troppo distante dalla difesa: lo vedo nei metri che si aprono tra i reparti.

I numeri sono sempre lì, perché il gioco continua a ragionare attraverso di loro.

È cambiato il modo in cui li ricevo.

Prima li interpretavo leggendo un report.

Oggi devo interpretarli osservando una partita.

Questo, secondo me, è il cambiamento più profondo di FM26.

Attenzione, questo non significa che FM26 sia perfetto. La grafica può e deve essere migliorata. L’interfaccia ha ancora diversi aspetti da sistemare e alcune scelte non mi convincono affatto. Le critiche sono giuste e, in molti casi, necessarie.

Ma credo anche che ci sia un errore che rischiamo di fare tutti.

Se affrontiamo FM26 pensando di essere ancora seduti nella cabina di regia, davanti a monitor pieni di dati, continueremo inevitabilmente a cercare quello che c’era in FM24. E, probabilmente, resteremo critici.

Se invece accettiamo l’idea che oggi il nostro posto non è più davanti ai monitor ma in panchina, con uno staff che ha già preparato il lavoro durante la settimana e novanta minuti per leggere una partita che cambia continuamente, allora forse inizieremo a giudicare FM26 per quello che vuole essere, e non per quello che non è più.

Non so se questa strada piacerà a tutti. Probabilmente no.

So però che, dopo tante ore passate con questa nuova versione, ho smesso di chiedermi se preferisco FM24 o FM26.

Ho iniziato a chiedermi se preferisco fare il Performance Analyst… o l’allenatore.

E credo che questa sia la vera rivoluzione.

Perché i dati continueranno sempre a spiegare il calcio.

Ma le partite, quelle vere e quelle di Football Manager, si continuano a vincere dalla panchina.

Kochise

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