La settimana che porta alla seconda giornata ha un peso specifico diverso. Non è più l’esordio, non è più l’effetto sorpresa: è già uno scontro diretto, in casa del Southampton, una di quelle partite che a maggio guardi e dici “qui qualcosa è cambiato”.

La prepariamo con continuità e qualche novità.
Il 4-1-4-1 resta il nostro punto fermo: è il modulo che ci dà equilibrio, letture chiare e una base solida su cui intervenire in corsa. Non cambiamo pelle, semmai impariamo a usarla meglio. In settimana arriva anche Turns, giovane Libero, un innesto importante che ci offre una vera alternativa a Uzochukwu e allarga le possibilità di gestione difensiva. Un dettaglio che oggi sembra marginale, ma che nel tempo farà la differenza.

C’è poi un momento simbolico, che va oltre il campo: questa è la 400ª panchina per Mister Trap. Un numero che non pesa, ma che racconta esperienza, errori, correzioni e una certa serenità nel leggere le partite mentre accadono.

La partita

L’approccio, però, non è dei migliori.
I primi 20 minuti sono difficili: il Southampton è più aggressivo, più intenso, ci costringe a rincorrere e ci toglie ritmo. Fatichiamo a prendere campo, perdiamo qualche riferimento, e per una fase sembriamo subire l’inerzia emotiva dello stadio.

Poi interveniamo.

Le modifiche sono chiare e mirate: maggiore ampiezza e ritmo più basso. Non per abbassarci, ma per respirare. Allargando il campo costringiamo il Southampton a scivolare di più, abbassando il ritmo torniamo padroni del pallone. Da lì in avanti iniziamo a prendere possesso e metri, a stare stabilmente nella loro metà campo.

Il gol arriva come conseguenza naturale, non come episodio.

Sul finale di primo tempo, però, il calcio ricorda sempre quanto sa essere crudele: rigore al terzo minuto di recupero, pareggio che poteva lasciare scorie mentali pesanti.

E invece no.

Il secondo tempo è forse la fotografia migliore della nostra crescita. Rientriamo in campo con ordine, intensità giusta e idee chiare. Ritroviamo subito il vantaggio, dimostrando che la squadra sa reagire, non solo gestire.

Negli ultimi 15 minuti scegliamo il controllo. Gestiamo energie, diamo riposo, abbassiamo i rischi senza rinunciare a colpire. E infatti andiamo anche vicini al terzo gol, divorato da Nfunkeu nel finale: un’occasione che avrebbe chiuso definitivamente il discorso.

I numeri e il contesto

La classifica, dopo due giornate, va guardata con cautela. È presto per trarre conclusioni, lo sappiamo. Ma 3 punti contro una diretta rivale pesano sempre, oggi come domani.

E intanto arrivano segnali importanti anche fuori dal campo: la società è molto soddisfatta del lavoro svolto, delle scelte fatte, della direzione intrapresa. Un riconoscimento che non regala certezze, ma rafforza convinzioni.

Due partite, quattro punti, identità intatta.
Non stiamo correndo.
Stiamo costruendo.

One response to “Crescere dentro la partita”

  1. Avatar Icnarf
    Icnarf

    Forza magico Sheffield

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