di Angus McCrae, cronista senza targa


La nona giornata è passata come una tempesta lenta sopra i campi della Championship, e ora che il vento ha smesso di urlare, rimane solo il fango. E i ricordi.

A Ayr, il pomeriggio era grigio come una foto ingiallita. Il Greenock Morton si è preso tutto senza nemmeno bussare alla porta: un due a zero che non lascia appello. Ho visto i vecchi tifosi dell’Ayr alzarsi prima del fischio finale, scrollarsi il cappotto e andarsene in silenzio. In certi posti, il dolore non si misura con le urla, ma con il rumore delle scarpe che abbandonano gli spalti.

A Dundee, invece, c’è stata una di quelle vittorie che non fanno rumore ma valgono come una firma in calce a un testamento. Margheritoni e il suo Dundee United hanno vinto uno a zero contro l’Arbroath di MC Mauro. Una partita sporca, cattiva, senza musica né poesia. Perfetta, direbbe qualcuno. Margheritoni alla fine si è passato una mano tra i capelli e ha sorriso amaro:

“Oggi abbiamo vinto senza arte. Ogni tanto serve anche quello.”

E MC Mauro? Se n’è andato via piano, con le mani in tasca e la testa bassa. Ma chi lo conosce sa che già stava scrivendo una nuova canzone nella sua testa.

A Inverness, invece, il pallone ha danzato leggero, come se non sentisse il peso della pioggia. Un secco quattro a uno contro l’Airdrieonians, e il pubblico a cantare come se fosse il primo maggio. Là in alto, tra le montagne e i sogni di gloria, l’Inverness CT ha messo in chiaro che non intende solo partecipare. Vuole vincere.
E l’ha fatto capire con i gol, con la corsa, con quella fame che si vede negli occhi prima ancora che nei piedi.

A Kirkcaldy, Raith Rovers e Dunfermline si sono guardati negli occhi per novanta minuti senza mai abbassare lo sguardo. È finita uno a uno, ma non è finita davvero. Era una battaglia a metà, una promessa di guerra futura. Saurus e Giackson si sono stretti la mano in mezzo al campo, ognuno sapendo che l’altro non mollerà un centimetro.
Un pareggio sporco, nervoso, pieno di contrasti vinti e occhi rossi. Esattamente come dovrebbe essere.

E poi, da Glasgow sud, è arrivato l’urlo.
Queen’s Park ha distrutto il Partick Thistle con un rotondo cinque a zero. Ancora loro. Ancora LucVac, ancora quel calcio liquido e crudele che non fa prigionieri. La gente ha iniziato a crederci sul serio, anche quelli che ancora si mettono il cappotto vecchio e borbottano al pub.
Queen’s Park non sogna più. Gioca. E quando gioca così, fa paura.

Io guardavo tutto questo da una panchina bagnata, con il taccuino sulle ginocchia e il respiro che faceva fumo nell’aria fredda. E pensavo che, in fondo, nulla è cambiato.

Si vince, si perde, si pareggia.
Si grida, si piange, si spera.
Ma il calcio dei padri resta lì, saldo, ad aspettarti ogni sabato.
Con il fango alle caviglie e il cuore pieno di cose che non sai dire.

Continua…

Lascia un commento