C’è una cosa che mi fa sorridere mentre si avvicina FM27: leggere come vengono presentate come grandi novità alcune cose che, per chi Football Manager lo osserva davvero da anni, novità non sono affatto.
E allora viene spontaneo chiedersi: ma fino a oggi, esattamente, cosa abbiamo guardato? Perché io Football Manager lo dico da sempre: non è un’equazione da risolvere, non è una sequenza di numeri da incastrare, non è una macchina nella quale inserisci una formula e aspetti che il risultato esca dall’altra parte. È calcio. Calcio applicato a un videogioco. E il calcio, per fortuna, è molto più complicato e molto più semplice allo stesso tempo.
Si impara giocando, osservando, leggendo, sbagliando, provando ancora e soprattutto confrontandosi. Non con i guru, non con i fenomeni da tastiera, non con youtuber in cerca di gloria, non con quelli che hanno trasformato Football Manager in una gara a chi riesce a costruire la teoria più complicata, ma con chi ha ancora la voglia di fermarsi davanti a una partita e chiedersi: “Perché è successo?”. Perché questa, alla fine, è la domanda che conta. Non “qual è il trucco?”, non “qual è la combinazione vincente?”, non “quale attributo devo portare a 15 per far funzionare tutto?”. Ma semplicemente: perché?
E forse è proprio qui che nasce il problema. Perché negli ultimi cinque o sei anni ho maturato una convinzione sempre più forte: la maggior parte di quelli che parlano e scrivono di Football Manager, nella realtà, Football Manager non lo hanno mai veramente giocato. O, peggio ancora, lo hanno giocato cercando continuamente conferme alle proprie teorie invece di osservare quello che il gioco stava realmente mostrando. E FM26, secondo me, ha semplicemente fatto una cosa: ha diviso chi sapeva giocare a Football Manager da chi non sapeva farlo. Non ha diviso i giocatori tra bravi e scarsi. Non ha diviso chi vince e chi perde. Ha diviso chi ha sempre cercato di simulare la propria passione per il calcio dentro Football Manager da chi, in fondo, ha sempre giocato semplicemente a un videogioco.
E sono due cose completamente diverse. Perché giocare a un videogioco significa cercare di capire le regole del videogioco e sfruttarle. Cercare di simulare il calcio significa invece cercare di capire il calcio e trovare il modo di trasferirlo all’interno del gioco. E questa seconda strada è infinitamente più difficile. È qui che, secondo me, nasce il vero problema di FM26. Non dall’interfaccia. Non soltanto, almeno. L’interfaccia può essere criticata, migliorata, resa più intuitiva. Alcune scelte possono non piacere e alcune cose possono certamente essere fatte meglio. Ma utilizzare l’interfaccia come spiegazione di tutto significa fermarsi alla superficie. E lo stesso vale per i famosi bug. Perché quando qualcosa non si comprende, è molto più facile gridare al bug che provare a capire cosa sta realmente succedendo.
FM26 è stato più difficile, sì. Ma forse non perché fosse semplicemente “peggiore” o perché improvvisamente il gioco non funzionasse più. È stato più difficile perché, per la prima volta in maniera così evidente, ha chiesto qualcosa che non tutti erano pronti a dare: capire il calcio. E capire il calcio non significa sapere chi ha giocato nel 4-3-3 del momento. Non significa conoscere quattro termini tattici. Non significa saper ripetere a memoria “ampiezza”, “profondità”, “transizione” e “pressione”. Significa capire che una partita è composta da fasi di gioco e da sottofasi, che quelle fasi si influenzano continuamente, che un comportamento in possesso può condizionare quello in non possesso, che una scelta modifica gli spazi disponibili, che il movimento di un giocatore condiziona quello di un altro, che una squadra non è fatta da undici pedine indipendenti ma da undici giocatori che interagiscono continuamente tra loro e con l’avversario. E soprattutto significa capire come tutto questo possa essere tradotto in un sistema simulato. Ed è tutt’altro che semplice. Anzi, è probabilmente una delle cose più difficili che si possano fare con Football Manager.
Chi ha sempre cercato di applicare il calcio al gioco, davanti a FM26, ha potuto vedere un mondo nuovo. Non necessariamente un mondo perfetto, non necessariamente un mondo privo di problemi, ma un mondo nel quale finalmente era possibile provare a trasferire ancora di più quello che vedeva sul campo reale dentro una simulazione. Chi invece Football Manager lo aveva sempre affrontato come un videogioco da dominare attraverso regole, combinazioni, attributi fondamentali, istruzioni “giuste” e meccanismi da sfruttare, si è trovato improvvisamente davanti a qualcosa di molto più difficile da controllare. E allora è arrivato il grido: bug! Il gioco è rotto! Hanno rovinato Football Manager! È troppo difficile! Vogliono trasformarlo in un videogioco da console!
E magari il problema non era Football Manager. Magari il problema era che Football Manager chiedeva finalmente di essere giocato in maniera diversa. Chiedeva di guardare la partita. Di capire le fasi. Di riconoscere le sottofasi. Di leggere le relazioni tra i giocatori. Di capire perché un ruolo funziona in un determinato contesto e non in un altro. Di comprendere che una skill non è “fondamentale” in assoluto, ma lo diventa in relazione a quello che chiedi al giocatore di fare. Di accettare che una partita possa cambiare. E che quando cambia, devi cambiare anche tu. È molto più semplice dire che c’è un bug. È molto più semplice dare la colpa all’interfaccia. È molto più semplice dire che hanno trasformato Football Manager in un gioco per console. È molto più difficile sedersi davanti a una partita e chiedersi: “Cosa sta succedendo davvero?”
Ecco perché FM26, secondo me, è stato uno spartiacque. Non perché fosse perfetto. Non lo è stato. Non perché l’interfaccia non avesse problemi. Li ha avuti. Ma perché ha messo a nudo una differenza che prima poteva essere facilmente nascosta: la differenza tra chi cercava di simulare il calcio e chi cercava semplicemente di giocare al videogioco. E quando queste due strade si sono incontrate, inevitabilmente, qualcuno si è trovato molto più a proprio agio e qualcun altro molto meno. Perché se cerchi di simulare il calcio, FM26 può diventare un nuovo linguaggio. Se cerchi soltanto di dominare il gioco, può sembrare improvvisamente un gioco che non risponde più come dovrebbe. Ed è qui che torniamo al punto di partenza. Football Manager non è un’equazione da risolvere. Non è una formula. Non è una macchina da sfruttare. È una simulazione. E una simulazione del calcio, se vuole essere credibile, deve necessariamente avere una complessità che non può essere ridotta a dieci regole trovate su internet.
Una partita ha fasi. Ha sottofasi. Ha momenti. Ha relazioni. Ha errori. Ha adattamenti. Ha giocatori che reagiscono. Ha avversari che modificano il proprio comportamento. Ha allenatori che cercano soluzioni. Ha condizioni che cambiano. Ha inerzia, ma anche la possibilità di spezzarla. E se vuoi davvero simulare tutto questo, devi essere disposto a smettere di cercare la scorciatoia. È per questo che non ho mai creduto alle formule magiche. Non ho mai creduto che bastasse mettere un determinato ruolo, una determinata istruzione e undici giocatori con determinate skills per avere la partita sotto controllo. I ruoli esistono. Le caratteristiche esistono. Ma esistono dentro un sistema. E un sistema vive delle interazioni tra i suoi elementi. Un giocatore non è una pedina. Un attributo non è una sentenza. Una posizione non è un comportamento. E una tattica non è un foglio con undici nomi e qualche freccia. È un’idea di calcio che deve trovare una forma all’interno del gioco. E questa è la parte difficile. Questa è la parte che non puoi imparare copiando una tattica. Questa è la parte che non puoi ottenere con un calcolo. Questa è la parte che richiede di giocare. Di guardare. Di studiare. Di confrontarsi. Di sbagliare. E soprattutto di conoscere il calcio. Perché se non sai leggere il calcio, difficilmente potrai capire come Football Manager prova a simularlo. Puoi conoscere ogni schermata, ogni attributo, ogni istruzione, ogni ruolo, ogni menù del gioco. Puoi sapere dove cliccare in ogni momento. Ma se non sai cosa stai cercando di riprodurre, rischi di conoscere perfettamente Football Manager senza averne mai capito davvero il senso.
Ed è forse questo che FM26 ha fatto emergere più di qualsiasi altro capitolo: non tutti quelli che sanno giocare a Football Manager sanno giocare a Football Manager. Perché sapere dove cliccare non significa sapere cosa stai facendo. E conoscere il gioco non significa necessariamente conoscere il calcio. Poi arriva FM27. E improvvisamente sentiamo parlare di partite da studiare prima, durante e dopo. Di interventi capaci di cambiare la partita. Di meteo che incide. Di giocatori che si stancano. Di personalità che emergono. Di reazioni alle indicazioni dalla panchina, alle interviste, ai colloqui settimanali.
Finalmente.
E io continuo a sorridere. Perché finalmente per chi? Per chi queste cose le scoprirà adesso, forse. Non per chi ha passato anni a cercare di capire come applicare il calcio a Football Manager. Per noi, in fuga per la vittoria, non è una rivoluzione. È un altro passo nella direzione che abbiamo sempre cercato. E quindi sì, aspetto FM27. Lo aspetto con curiosità, con entusiasmo e anche con un po’ di diffidenza, perché non ho bisogno che qualcuno mi dica che una cosa è una novità per convincermi che lo sia. Voglio giocarla. Voglio osservarla. Voglio capire. Voglio vedere cosa succede davvero. Voglio guardare una partita intera e non una simulazione del risultato. Voglio vedere una partita cambiare direzione. Voglio poter intervenire. Voglio vedere un ruolo comportarsi come un ruolo e non come una pedina. Voglio vedere un giocatore reagire a quello che succede intorno a lui. Voglio vedere le sue caratteristiche emergere nel contesto e non trasformarsi nell’ennesima lista di numeri da controllare. Voglio continuare a fare quello che ho sempre fatto: cercare di portare il calcio dentro Football Manager. Non Football Manager dentro una formula.
Perché alla fine la differenza è tutta qui. C’è chi vuole trovare il modo di vincere a Football Manager e c’è chi vuole capire come funziona il calcio dentro Football Manager. Io continuerò a scegliere la seconda strada. E se FM27 renderà tutto questo ancora più profondo, ben venga. Ma allora smettiamola di chiamare “rivoluzione” ogni cosa che finalmente cominciamo a vedere. Forse non stiamo scoprendo un nuovo Football Manager. Forse stiamo semplicemente iniziando a capire quello che Football Manager cercava di dirci da anni. E forse questa è la vera novità.
Finalmente.





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