Analisi tattica dalle ultime cinque partite (4-17 novembre 2026, Sky Bet League One e Bristol Street Motors Trophy)

Cinque referti, cinque impressioni diverse eppure un filo conduttore chiarissimo. Guardando i dati delle ultime uscite del Sutton United — 7-3 al Milton Keynes Dons, 0-1 in trasferta a Lincoln, 3-0 in Coppa contro il Wolverhampton U21, 1-0 sul Cardiff e infine l’1-1 casalingo con il Queens Park Rangers — emerge il ritratto di una squadra che sta costruendo un’identità precisa sotto la guida di R. Andreolli: dominio del pallone, pressione organizzata e un attacco che predilige la profondità e il cross basso piuttosto che il gioco aereo.

Il modulo: un 4-1-2-3 con esterni che rientrano

Lo schieramento è quasi sempre lo stesso, indipendentemente da chi viene schierato: linea a quattro dietro, un centrocampista centrale basso davanti alla difesa, due mezzali/interni appena più avanzati e un tridente offensivo con una punta centrale e due attaccanti esterni.

  • Difesa a quattro, mai a tre: i due centrali (tipicamente Grayson e Hockenhull) restano stretti e non si allargano quasi mai, mentre le fasce sono coperte da un profilo più offensivo da un lato (ruolo “Est”, quindi più esterno/wing-back) e uno più prudente dall’altro (“Ter”, terzino puro). Questa asimmetria suggerisce una squadra che cerca superiorità su un solo lato per volta, senza sguarnire mai il centro.
  • Il perno basso (Sohna nella maggior parte delle gare) è l’uomo che schermano la difesa: recupera palla davanti alla linea arretrata e permette ai due centrocampisti più avanzati (Powell e Williams su tutte) di agire da mezzeali, con licenza di inserirsi.
  • Il tridente d’attacco è il vero marchio di fabbrica: Anderson e Maloney (o Morias) partono larghi ma tagliano costantemente dentro il campo, lasciando il compito di dare ampiezza ai terzini/esterni bassi. Al centro, una punta mobile (Smith, spesso, o Coker) che si muove per attaccare lo spazio piuttosto che giocare spalle alla porta.

Il risultato è una squadra che, sulla carta, sembra un 4-3-3 ma che nei momenti di possesso si trasforma quasi in un 4-2-3-1, con i due centrocampisti che salgono a supportare la punta e i due esterni che si accentrano a ridosso dell’area.

Fase di possesso: pallone e pazienza, anche fuori casa

Il dato più impressionante riguarda il possesso palla: il Sutton ha comandato il gioco in quattro delle cinque partite analizzate, e non solo in casa.

  • A Lincoln, in trasferta, il possesso è arrivato addirittura al 68%, con 90% di passaggi completati: la squadra non si è affatto adattata a un atteggiamento più attendista lontano dal VBS Community Stadium, anzi ha imposto il proprio gioco anche sul campo avversario.
  • Contro il Wolverhampton U21 in coppa, il possesso è salito al 66%, segno che l’impianto di gioco resta identico anche quando la formazione viene ampiamente rimaneggiata per il turnover.
  • Contro il Cardiff, il possesso è stato più equilibrato (54%) ma con un netto predominio nei tiri (16 contro 8) e nell’xG (1,50 contro 0,63): la squadra ha scelto meno il fraseggio fine a se stesso e più la verticalità negli ultimi 20-30 metri.
  • L’unica gara in cui il controllo è mancato è quella contro il QPR: appena il 40% di possesso e un passivo nei tiri (9 contro 15). È anche l’unica partita in cui il Sutton non è riuscito a imporre il proprio ritmo, complice probabilmente un avversario più aggressivo nel recupero palla.

Il 7-3 al Milton Keynes Dons resta un caso a parte: possesso quasi equamente diviso (48-52%) e una gara apertissima, con 33 tiri complessivi in campo. È la partita che si discosta di più dal piano gara abituale, quasi una versione “senza freni” della squadra.

Fase difensiva: la ricerca della solidità

Se il possesso racconta l’ambizione della squadra, la fase difensiva racconta il progetto dell’allenatore. Dopo lo scoppiettante 7-3 iniziale, il Sutton ha infilato tre clean sheet consecutivi: 1-0 a Lincoln, 3-0 in coppa contro i giovani Wolves e 1-0 sul Cardiff. Solo nell’ultima giornata, contro il QPR, la squadra ha subito gol, e per giunta al 90+4′, proprio nel finale di una gara fin lì tenuta in equilibrio (1-1, xG quasi identico: 0,93 contro 1,01).

Un indicatore utile è l’OPPDA (i passaggi concessi all’avversario prima di un intervento difensivo, dove un valore più basso indica una pressione più aggressiva): il Sutton pressa con intensità superiore alla media avversaria in quasi tutte le uscite (17,38 contro Cardiff, addirittura 37,09 contro l’MK Dons quando probabilmente la squadra ha rischiato di più per riaggredire in una gara sbilanciata). Contro il QPR, invece, il valore sale leggermente (16,79 contro 13,83 dell’avversario): l’unica gara in cui il Sutton ha pressato meno di quanto sia stato pressato, e non a caso quella con il minor controllo del gioco.

Ampiezza e rifinitura: il cross basso come firma tattica

Un dato che salta all’occhio, incrociando le cinque partite, è la percentuale di cross completati: quasi sempre intorno al 20% o meno, nonostante il numero di cross tentati non sia mai basso (fino a 12 calci d’angolo contro il Lincoln, 11 conclusioni da fuori area contro il Cardiff). Questo pattern è coerente con una squadra che non cerca il cross alto e prevedibile sul secondo palo, ma preferisce il pallone rasoterra sul primo palo, più difficile da intercettare per i difensori ma anche più complesso da eseguire con precisione — da qui la percentuale di realizzazione più bassa rispetto alla media, a fronte di occasioni comunque pericolose (i “tiri in porta” restano sempre a un buon livello, 7-10 a partita).

Efficienza offensiva

Sul piano dei numeri puri, il Sutton produce con costanza più occasioni nitide della media degli avversari: 2 “chiare occasioni da gol” contro l’MK Dons e il Wolverhampton U21, sempre con un xG a proprio favore superiore a quello concesso, tranne che nella gara con il QPR (0,93 contro 1,01, l’unica sostanzialmente in parità anche nella qualità delle occasioni). Il rendimento realizzativo, però, resta a tratti sopra le attese generate dall’xG: il 7-3 contro l’MK Dons (xG 2,32 a favore) e l’1-0 sul Cardiff (xG 1,50 a favore, un solo gol realizzato) raccontano di una squadra che, quando è in giornata, concretizza più di quanto i numeri suggeriscano, ma che in altre circostanze fatica a tradurre il dominio in gol pieni.

Gli uomini copertina

Il premio di migliore in campo racconta bene i diversi volti della squadra:

  • Leon Maloney (9,62) trascinatore nella sarabanda offensiva contro l’MK Dons;
  • David Robson, il portiere, insignito di MOTM (8,62) nella trasferta di Lincoln, a testimonianza di quanto la solidità difensiva passi anche da lui;
  • Ben Hockenhull (7,96) premiato nella gara di coppa contro il Wolverhampton U21;
  • Daniel Adshead (7,88), autore della rete decisiva contro il Cardiff;
  • infine, nell’unica gara senza vittoria, il riconoscimento è andato a un avversario, Rayan Kolli del QPR (7,57), simbolo di una serata in cui il Sutton non ha controllato gli eventi come nelle altre uscite.

Il quadro d’insieme

Al netto delle rotazioni di formazione (più marcate nelle gare di coppa e in alcune trasferte), la squadra di R. Andreolli mostra un’identità già piuttosto definita: possesso palla come strumento di controllo, pressione alta per riconquistare velocemente il pallone, esterni che si accentrano per creare superiorità numerica nella trequarti mentre le fasce basse garantiscono l’ampiezza, e una preferenza netta per il cross basso e rasoterra rispetto al pallone alto in area. La difesa a quattro resta un dogma non negoziabile, e i tre clean sheet consecutivi tra il 7 e il 14 novembre suggeriscono che il lavoro sulla fase difensiva stia dando i frutti sperati — salvo la piccola battuta d’arresto nel finale contro il QPR, che ricorda quanto in Football Manager, come nella realtà, la solidità vada difesa minuto dopo minuto, fino all’ultimo secondo di recupero.

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