Uno 0-0 pesante contro il Chelsea riapre lo sprint finale. I Blues dominano per occasioni e volume, ma lo Sheffield porta a casa l’ennesimo Clean Sheet e resta in piena corsa per il titolo.
Dopo due settimane di pausa per gli impegni delle Nazionali, la Premier League torna a prendersi la scena. E per lo Sheffield FC il rientro non poteva essere più complicato: trasferta a Stamford Bridge, contro un Chelsea aggressivo, intenso e costruito per soffocare l’avversario con una pressione altissima.
Il risultato finale, 0-0, racconta solo una parte della storia. Perché questa non è stata una partita nella quale lo Sheffield ha imposto il proprio calcio. È stata una partita di resistenza, concentrazione e organizzazione, esattamente ciò che ci si aspettava alla vigilia.
E soprattutto è arrivato un altro dato ormai diventato una piacevole costante: un nuovo Clean Sheet.
Due settimane per cambiare, affinare, prepararsi
La pausa internazionale è stata sfruttata per lavorare soprattutto sulla tattica e sui ruoli.
Non una semplice pausa dal calendario, dunque, ma un piccolo laboratorio. Due amichevoli e una serie di allenamenti individuali mirati hanno permesso di aumentare la familiarità dei giocatori con le nuove posizioni e di affinare una struttura tattica che, nelle prossime settimane, potrebbe rivelarsi decisiva.

Una necessità quasi obbligata in vista dello sprint finale.
Alcuni giocatori sono infatti rientrati dalle Nazionali con poca brillantezza fisica, mentre altri stanno ancora prendendo confidenza con ruoli differenti rispetto a quelli abituali. Situazioni che hanno inevitabilmente condizionato le scelte per Stamford Bridge.
Ma proprio per questo lo 0-0 assume ancora più valore.
Benhamou, dal parametro zero alla prima squadra
Tra le novità di questo finale di stagione c’è anche Yassine Benhamou, una storia che merita di essere raccontata.
Il centrocampista belga è arrivato allo Sheffield a parametro zero a 18 anni, un’operazione a basso rischio ma con l’idea di costruire in casa un giocatore da far crescere nel tempo. Dopo il suo arrivo è stato mandato in prestito per accumulare esperienza e minuti nel calcio senior, prima di essere richiamato durante la stagione per continuare il percorso di crescita direttamente all’interno del club.

Il passaggio successivo è stato naturale: allenamento individuale, lavoro specifico sul ruolo e inserimento progressivo nel gruppo, fino alla decisione di portarlo in prima squadra proprio nel momento più importante della stagione.
I numeri della sua scheda spiegano perché lo Sheffield abbia deciso di investire sul ragazzo: 17 di controllo di palla, 14 di tecnica, 13 nei passaggi e 16 nel gioco di squadra, oltre a una determinazione già molto interessante. Non è ancora un giocatore pronto per essere protagonista in una squadra che sta inseguendo il titolo, ma rappresenta perfettamente la filosofia che stiamo cercando di costruire: scovare giovani, svilupparli internamente e portarli gradualmente al livello della prima squadra.
Dal parametro zero al prestito, dal richiamo alla crescita quotidiana fino alla convocazione con i grandi: Benhamou è l’ennesimo investimento sul futuro dello Sheffield FC, fatto senza spendere un euro di cartellino.
Chelsea-Sheffield: la partita che ci aspettavamo
Il copione della partita, però, cambia radicalmente tra i due tempi. I primi 45 minuti sono quelli in cui è lo Sheffield a uscire dal campo con il rimpianto di non aver chiuso la gara in vantaggio. Riusciamo a contenere la pressione iniziale del Chelsea, superiamo con buona continuità la prima linea di pressing e troviamo gli spazi per fare male. Il piano gara funziona e, per quanto il Chelsea mantenga il possesso, siamo noi a dare la sensazione di poter portare la partita dalla nostra parte. Alla pausa, dunque, resta soprattutto il rammarico per non aver concretizzato.
Nel secondo tempo, invece, cambia tutto. Il Chelsea sale in cattedra, aumenta ulteriormente intensità e pressione e comincia a schiacciare lo Sheffield nella propria metà campo. Qui emergono inevitabilmente le difficoltà della nostra situazione: le assenze e la stanchezza di alcuni nazionali riducono le alternative, mentre i diversi giocatori impiegati in ruoli ancora poco familiari faticano a mantenere per tutti i 90 minuti i meccanismi che avevamo preparato durante la pausa.
I numeri raccontano bene questa trasformazione: il Chelsea chiude con 26 tiri, 13 nello specchio e 2,13 di xG, mentre lo Sheffield termina con 11 conclusioni, una sola in porta e 1,40 di xG. Ma è proprio nella capacità di resistere a questa seconda ondata che si vede la maturità raggiunta dalla squadra.
Primo tempo: il rimpianto di non aver colpito.
Secondo tempo: la capacità di non farsi colpire.
E alla fine, anche nella serata più complicata, arriva quello che ormai sta diventando un marchio di fabbrica: un altro Clean Sheet.

Quando non puoi dominare, devi saper resistere
Il Chelsea ha avuto il controllo territoriale e una quantità enorme di palloni giocati nella metà campo offensiva.
52% di possesso, 543 passaggi completati e ben 264 passaggi nell’ultimo terzo fotografano una squadra costantemente proiettata in avanti.
Eppure il Chelsea non è riuscito a trasformare questa superiorità in gol.
Qui entra in gioco il vero protagonista della serata: il sistema difensivo dello Sheffield.
La squadra ha vinto addirittura il 92% dei contrasti, contro il 76% del Chelsea, e ha concesso pochissimo in termini di occasioni realmente pulite.
E quando il muro ha vacillato, tra i pali c’era un Sergio Tinoco monumentale, premiato con un 8,5 come migliore in campo dello Sheffield.
Ancora una volta, però, sarebbe riduttivo parlare soltanto del portiere.
Il Clean Sheet è il prodotto di una struttura.
L’ennesimo Clean Sheet: ormai non è più un caso
Se c’è una certezza che accompagna lo Sheffield verso il finale di stagione, è la solidità difensiva.
Quello ottenuto contro il Chelsea è l’ennesimo Clean Sheet di una squadra che ha trasformato la fase difensiva in una vera e propria arma competitiva.
E il dato complessivo è impressionante: appena 6 gol subiti nelle ultime 24 partite tra campionato e coppe.
Se aggiungiamo il fatto che l’unica sconfitta subita in Premier League è arrivata proprio contro il Newcastle, emerge ancora meglio il valore di questa solidità.
Il Newcastle, infatti, rimane uno degli avversari più scomodi per questo Sheffield. Una squadra che storicamente riesce a metterci in difficoltà e contro la quale la gestione della partita diventa sempre particolarmente delicata.
Ma se una squadra capace di dominare il possesso e costruire 26 conclusioni non riesce a trovare neanche una rete, significa che qualcosa, dietro, sta funzionando molto bene.
La classifica: ora comincia davvero lo sprint
Il pareggio di Stamford Bridge mantiene lo Sheffield secondo in classifica con 65 punti, a soli due punti dall’Arsenal capolista, che però ha già disputato 33 partite contro le 32 dello Sheffield.
Alle loro spalle c’è il Manchester City, fermo a quota 54 punti ma con appena 29 gare giocate.
Ed è proprio il City il grande punto interrogativo di questo finale.
Con tre partite da recuperare, i Citizens hanno ancora la possibilità di inserirsi pesantemente nella corsa al titolo.
Più indietro il Newcastle, quarto a 56 punti, mentre Chelsea e Manchester City condividono una situazione che rende ancora più interessante la lotta nelle zone alte.
La matematica dice che nulla è deciso.
E lo Sheffield è lì.

Il giudizio
Lo 0-0 di Stamford Bridge non entrerà probabilmente negli annali per spettacolarità. Ma potrebbe essere una di quelle partite che, guardando indietro a fine stagione, assumono un peso enorme.
Non era il contesto ideale.
Avversario fortissimo. Pressione altissima. Giocatori stanchi dalle Nazionali. Nuovi ruoli ancora da assimilare. Una tattica appena affinata durante la pausa.
Eppure lo Sheffield è uscito indenne.
Non dominando. Non creando occasioni a raffica. Ma facendo quello che una squadra che vuole vincere un campionato deve saper fare: capire che tipo di partita ha davanti e adattarsi.
Perché quando hai una difesa che concede 6 gol in 24 partite, un portiere capace di prendersi un 8,5 nelle serate più difficili e una squadra che non smette di lottare, anche un pareggio apparentemente sofferto può diventare un punto pesantissimo.





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