Bristol Street Motors Trophy, 3 dicembre 2025. 89′ Raymond su assist Higgins

Ho scelto chiarezza: stesso 4-3-3 sempre, niente trasformismi. Yorke punta centrale, Anderson a sinistra, Higgins a destra. Dietro, O’Grady-Macken vertice basso con Bowen e Raymond mezzali. L’idea ha pagato, ma i numeri mi dicono dove il sistema ha respirato a fatica.

Cosa ha funzionato nel mio 4-3-3

1. La struttura non si è rotta. 44% possesso, 56% loro, ma ho concesso 0 chiare occasioni da gol. Con un 4-3-3 che non cambia forma, il rischio è allungarsi. Non è successo: distanza percorsa 123 km contro 122, media voto difensori sopra il 6,7. Hockenhull e Grayson sono rimasti compatti perché i tre di centrocampo non si sono mai sfalsati.

2. I due esterni sono stati decisivi senza palla. Higgins 7,4 e Anderson 6,5 hanno lavorato da quinti in non possesso. Lo vedo dai cross completati: loro 25%, io solo 4%. Ho accettato di crossare poco perché ho chiesto ad Anderson e Higgins di rientrare, non di restare alti. Alla fine è Higgins che, da esterno di un 4-3-3 puro, fa l’assist vincente. È la mia filosofia: l’ala deve arrivare lucida al minuto 89.

3. Raymond mezzala di inserimento. 7,7 di voto, gol decisivo. Nel tuo 4-3-3 non è un trequartista, è una mezzala che attacca lo spazio. Ha funzionato perché O’Grady-Macken è rimasto basso a coprire, e Bowen ha fatto il lavoro sporco.

Dove il 4-3-3 uguale mi ha penalizzato

E qui arriva l’autocritica, perché i dati parlano chiaro.

1. Possesso sterile concesso, ma senza contropiede vero. Hai 7 tiri contro 13, xG 0,71 contro 1,02. Se gioco con un 4-3-3 identico in entrambe le fasi, devo avere un piano per risalire. Invece Yorke 6,5 è rimasto isolato. Perché? Con Anderson e Higgins che rientrano così tanto, in ripartenza ero 1 contro 3. Il mio 4-3-3 in non possesso è diventato un 4-5-1 troppo piatto.

Cosa cambierei: non cambio modulo, cambio il trigger. Al 60′ alzo l’istruzione “quando riconquisti” da “tieni palla” a “passa negli spazi”, e chiedo a una mezzala, Bowen, di restare invece di accompagnare. Così Yorke non è solo.

2. Ampiezza solo teorica. Sulla carta ho due ali, in pratica ho crossato 4 volte bene. Peterborough ha capito che i miei terzini, Kelly-Evans e Shackleford, non spingevano. Il loro esterno migliore, Richardson 7,3, ha giocato tranquillo.

Cosa cambierei: nel mio 4-3-3, se voglio mantenerlo simmetrico, devo differenziare i compiti dei terzini. Uno bloccato, l’altro con sovrapposizione automatica quando la palla è su Higgins. Oggi entrambi sono rimasti bassi per paura dei loro 13 tiri.

3. Pressione troppo passiva per un 4-3-3. OPPDA 36,75 è da squadra che aspetta. Un 4-3-3 nasce per pressare a tre davanti. Io ho lasciato che il loro play facesse il 91% di passaggi completati.

Cosa cambierei: mantengo la forma, ma alzo l’intensità di pressing solo sulla trequarti avversaria. Non serve il gegenpressing, basta dire a Yorke di orientare su Rekik e a Higgins-Anderson di chiudere le linee di passaggio verso Poku e Oulad M’Hand. Così abbasso il loro possesso dal 56% al 50% senza snaturarmi.

La riflessione da mister del 4-3-3

La vittoria conferma che il mio sistema ha identità. Non ha bisogno di un piano B, ho bisogno di un piano A con due marce.

Oggi hai vinto in prima marcia: blocco medio, esterni che difendono, palla a Raymond. Ha funzionato perché Robson 8,1 ha parato tutto.

La prossima volta contro una squadra che tira 13 volte, devo inserire la seconda marcia intorno al 65′: stessi uomini, stesso 4-3-3, ma con tre micro-regolazioni:

  1. ala sinistra resta alta in transizione
  2. terzino destro spinge quando Higgins riceve
  3. pressing attivato solo a palla sul centrale avversario

Non cambi modulo, cambi solo il rischio. Perché se giochi sempre con lo stesso 4-3-3, l’avversario dopo 60 minuti ti legge. Io ieri li ho sorpresi solo all’89’.

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