La domanda che ogni allenatore si pone

Nel Football Manager — come nel calcio reale — esistono due modi di difendere e, di conseguenza, due modi di attaccare. Le due fasi si intrecciano, ma oggi voglio concentrarmi su una domanda semplice solo in apparenza:
devo pressare o no?

Per capirlo, devi prima comprendere perché stai pressando.
La pressione non serve tanto a migliorare la tua difesa, quanto a sostenere il tuo attacco. Paradossalmente, pressare mette pressione anche sulla tua stessa difesa, perché la costringe a reggere il rischio di spingersi in avanti.

Pensa al Liverpool di Klopp e all’effetto immediato dell’arrivo di Van Dijk: non era solo un difensore che chiudeva, era la chiave che permetteva alla squadra di restare alta, compatta e di riaggredire.
Non servono per forza difensori d’élite: basta avere giocatori — anche a centrocampo o sulle fasce — che sappiano leggere il gioco e accorciare con i tempi giusti.

Pressare significa accorciare il campo, alzare il ritmo e iniziare l’azione d’attacco prima degli altri.
Se sei sotto nel punteggio, la pressione può riportarti in partita.
Se sei la squadra più forte, probabilmente avresti dovuto iniziare a pressare fin dal primo minuto.


Quando non pressare

Non pressare è una scelta difensiva, ma soprattutto strategica.
Serve per proteggere un vantaggio, gestire i tempi, o semplicemente strappare un pareggio.
È il rifugio del pragmatico — di chi sa che la propria squadra è inferiore e gioca con lucidità.

Se i tuoi giocatori sono tecnicamente o atleticamente limitati, è inutile fingere di poter “dominare” la partita. Meglio restare compatti, chiudere gli spazi e lasciare che il tempo lavori per te.
“Parcheggiare il bus” non è solo un cliché: è una gestione razionale delle probabilità.
Più tieni l’avversario lontano, più riduci il tempo utile per essere colpito.


La chiave è la fluidità

Quando parliamo di pressing, dobbiamo parlare anche di fluidità tattica.
Una squadra “fluida” non significa necessariamente offensiva: significa che i ruoli comunicano tra loro, che le linee si muovono insieme, che gli scambi sono naturali.

Per capire meglio il concetto, prendiamo un esempio dal basket: il pick and roll.
Un giocatore con la palla viene marcato; un compagno gli “blocca” l’avversario creando spazio per attaccare.
La difesa, per reagire, cambia marcatura: chi era sul bloccante passa sull’uomo palla.
Questo continuo scambio è il principio della difesa fluida, e nel calcio rappresenta la base di un pressing efficace.

Pressare non significa soltanto riconquistare il pallone:
significa impedire all’avversario di costruire nei suoi tempi e nei suoi spazi.

Finché i tuoi giocatori sono coordinati, disposti a cambiare marcature e in grado di rientrare rapidamente in posizione, puoi permetterti di pressare — anche con un blocco medio o basso.

Strutturato o fluido: due mondi diversi

Se la tua squadra è strutturata, i compiti sono rigidi.
I difensori restano dietro, i centrocampisti coprono zone definite e i cambi di marcatura sono limitati.
Questo riduce gli squilibri ma ti rende anche più statico:
difficile riconquistare la palla, facile subire possesso.

In una squadra fluida, invece, i ruoli si intrecciano: tutti partecipano alla pressione e al recupero.
Serve però il giusto mix di attributi: aggressività, lavoro di squadra, resistenza, intuito, accelerazione.
Solo così puoi permetterti di rischiare senza perdere l’equilibrio.

Il premio di questa filosofia è enorme:

  • Pressing alto = riconquista immediata e occasioni a raffica (lo stile del Liverpool dei tempi d’oro).
  • Recupero basso e veloce = contropiede letale, come il Real Madrid di Ancelotti.

Il modulo conta, eccome

Un 4-1-4-1 ti rende difficile pressare alto: sei numericamente lontano dall’area avversaria.
Puoi comunque applicare un pressing situazionale, solo quando l’avversario entra nella tua metà campo.
In quel caso, mantieni la pressione alta ma abbassa il livello di ingaggio e la linea difensiva.

Al contrario, un 4-2-3-1 ti offre già quattro uomini oltre la linea del pallone: ideale per un pressing coordinato.
Se provi però a difendere basso con questo modulo, verrai schiacciato: non hai copertura centrale e gli avversari ti costringeranno a correre indietro.


L’eterna verità di Football Manager

La qualità individuale resta il fattore supremo.
Un pressing disordinato o mal eseguito apre varchi enormi, proprio come nel basket:
cambiare marcatura su un avversario più rapido o tecnico può bastare per concedere un tiro libero… o un gol.

Ecco perché un sistema “non pressante”, pur meno spettacolare, resta spesso il più sicuro:
elimini gli squilibri, riduci le corse inutili e giochi sull’errore dell’altro.
È un gioco d’attesa, ma anche di lucida sopravvivenza.


Quindi… dovresti pressare?

Dipende da chi sei e da cosa vuoi ottenere.
Pressare è una dichiarazione di superiorità, un atto di coraggio e controllo.
Non pressare è un atto di prudenza, di fiducia nel tempo e nell’ordine.

In fondo, la vera domanda non è “devo pressare?”,
ma “quanto rischio sono disposto a sopportare per imporre la mia idea di calcio?”

One response to “Pressare o non pressare”

  1. Avatar Icnarf
    Icnarf

    Sulla falsariga di Van Dijk anche Akanji ha permesso,grazie alla sua velocità e fisicità di alzare di qualche metro la linea difensiva di mister Chivu

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