Ci sono partite che servono per passare il turno.
E poi ci sono partite che servono per costruire carattere.
La sfida contro il Blackburn in Carabao Cup è esattamente questo.
Carabao Cup: vincere due volte
È una gara sporca, difficile, mai davvero sotto controllo.
Andiamo sotto, la riprendiamo. Andiamo di nuovo sotto, la riprendiamo ancora. Poi, nel finale, la ribaltiamo.
Non è solo una vittoria.
È una partita che racconta una squadra che non esce mai dalla gara, che sa adattarsi, soffrire, insistere.
Passiamo il turno.
Siamo ai Quarti di Finale.
E già questo, per dove siamo partiti, dice molto.

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Il salto: FM24 → FM26
Ma subito dopo arriva una seconda sfida.
Ancora più complessa.
Il passaggio a Football Manager 2026.
Una piattaforma nuova, ancora acerba, con diversi problemi che complicano il lavoro quotidiano. Non è solo un aggiornamento. È quasi un reset.
E allora scegliamo una strada chiara: ridurre per costruire meglio.
Due soli focus
Decidiamo di lavorare solo su due aspetti:
- Tattica
- Allenamenti
Tutto il resto verrà dopo.
Allenamenti: continuità

Gli allenamenti li portiamo direttamente dal 24.
Sono una base solida, già testata. Vedremo nel tempo se reggeranno anche su FM26 o se sarà necessario adattarli.
Per ora, non tocchiamo.
Tattica: come si muove davvero lo Sheffield

La struttura l’abbiamo definita:
difesa in 4-1-4-1, attacco in 3-4-3.
Ma una tattica non è una lavagna.
È movimento. È trasformazione continua.
Quello che conta davvero è come la squadra occupa gli spazi nelle diverse fasi.
In possesso: costruzione → sviluppo → rifinitura



1. Costruzione bassa
La prima immagine è chiara:
si parte da una struttura a 3+2.
- i due centrali costruiscono
- il mediano si abbassa e si propone come vertice basso
- i terzini restano inizialmente più prudenti
- il portiere è coinvolto
Obiettivo: uscire puliti, senza forzare
Non cerchiamo la verticalità immediata.
Cerchiamo la prima linea di passaggio sicura.
2. Sviluppo: occupazione del campo
Quando superiamo la prima pressione, la squadra si apre.
- i terzini danno ampiezza
- i centrocampisti laterali si alzano e attaccano il mezzo spazio
- il mediano resta a protezione
- i due CC lavorano tra linee e supporto
Qui nasce il nostro calcio:
ampiezza + mezzo spazio + linee di passaggio
Non è un possesso sterile.
È un possesso che prepara lo spazio.
3. Rifinitura: trasformazione in 4-3-3
Nell’ultimo terzo si vede chiaramente la trasformazione:
- i due esterni diventano attaccanti larghi (AtL)
- la punta si abbassa come falso 9
- i centrocampisti accompagnano
Risultato:
- 5 uomini in zona offensiva
- presenza tra le linee
- attacco sia centrale che laterale
La punta che scende crea spazio.
Gli esterni lo attaccano.
Non in possesso: compattezza e lettura



1. Blocco basso: 4-1-4-1 compatto
Quando difendiamo bassi:
- linea difensiva stretta
- mediano davanti alla difesa
- linea a 4 di centrocampo compatta
- punta che scherma
È una squadra corta e stretta
Non concediamo centro.
Costringiamo fuori.
2. Blocco medio: equilibrio
Nel blocco medio si vede il vero equilibrio del sistema:
- le distanze tra reparti sono ridotte
- i centrocampisti lavorano in orizzontale
- il mediano copre le linee interne
Qui nasce il nostro pressing “intelligente”
Non andiamo sempre.
Andiamo quando serve.
3. Pressione alta: attivazione
Quando decidiamo di alzare il pressing:
- la punta guida la pressione
- i due esterni chiudono le linee laterali
- i centrocampisti salgono aggressivi
- il mediano resta in copertura
Struttura chiara:
- davanti si aggredisce
- dietro si protegge
È un pressing organizzato, non istintivo.
Il principio chiave
Tutto ruota intorno a una cosa: Le distanze
- in possesso: creare linee
- in non possesso: chiudere spazi
La squadra cambia forma, ma non perde mai equilibrio.

Il senso della scelta
Abbiamo volutamente ignorato, per ora:
- skill
- ruoli naturali
Perché volevamo vedere una cosa:
il comportamento della struttura
E oggi lo vediamo.
Non è perfetto.
Ma è riconoscibile.
Lo Sheffield non gioca con un modulo.
Gioca con principi che cambiano forma:
- costruisce basso
- occupa il campo
- attacca in 7
- difende compatto
- pressa con criterio
È ancora un lavoro in corso.
La partita: imparare in corsa
Il nuovo ciclo inizia subito con una partita che non concede margini.
Sul 26 cambia anche il focus pre-gara:
pressione alta come principio guida.
Ma il campo dice altro.
Il primo tempo è difficile:
- distanze sbagliate
- ritmo troppo alto
- poca gestione del possesso
Non siamo fluidi. Non siamo noi.
Per 45 minuti correggiamo continuamente. Piccoli aggiustamenti, continui.
La quadra arriva solo nel finale del primo tempo.
Secondo tempo: iniziamo a vederci
Nella ripresa cambia qualcosa.
Arriva il gol, ma soprattutto arrivano i segnali.
Per la prima volta vediamo, anche se solo a tratti, quello che vogliamo diventare:
- occupazione degli spazi più corretta
- linee più vicine
- gestione più lucida
Non è ancora completo.
Ma è riconoscibile.
Il risultato

Portiamo a casa 3 punti pesanti.
E una classifica che continua a sorridere.
Il senso del momento
Siamo in una fase strana.
- stiamo vincendo
- ma stiamo anche ricostruendo
È la fase più delicata.
Perché il rischio è fermarsi ai risultati e non vedere i problemi.
Noi facciamo il contrario: vediamo i problemi dentro i risultati.
Ci sarà da lavorare. Tanto.
Ma la direzione è chiara.
E quando la direzione è chiara, anche in un contesto difficile come questo,
non serve correre.
Serve continuare.

FM26: tra simulazione e arcade
Chiudiamo con una riflessione.
FM26 non convince. Non tanto per le idee, ma per come queste vengono tradotte in campo. Ci sono limiti evidenti, una piattaforma ancora acerba, dinamiche che a volte sembrano più forzate che simulate. Alcuni comportamenti non sono coerenti, alcune letture non sono credibili, e quando vivi le partite da dentro, minuto dopo minuto, queste cose le senti tutte.
Non è una critica sterile, è una constatazione. Perché chi vive questo gioco come facciamo noi non cerca solo risultati, cerca coerenza, cerca logica, cerca calcio. E allora la domanda diventa inevitabile: fino a dove può arrivare una simulazione? Possiamo davvero replicare letture individuali, tempi di gioco, intuizioni, errori umani, oppure a un certo punto il sistema deve semplificare, deve diventare arcade per funzionare? FM26 oggi sta esattamente lì, in mezzo, sospeso tra la volontà di essere simulazione e la necessità di semplificare. Il rischio è quello di non essere pienamente né uno né l’altro.
Eppure noi andiamo avanti, non perché il gioco sia perfetto, ma perché il percorso lo è. Vogliamo capire dove il sistema ci segue, dove si rompe, dove possiamo adattarci e dove invece dobbiamo accettare il limite. Perché allenare su FM, oggi più che mai, non è solo costruire una squadra, è capire quanto il calcio può essere simulato e dove invece bisogna fermarsi, accettare il gioco e continuare comunque a cercare soluzioni. FM26 non è il punto di arrivo, è un passaggio, e come tutte le cose non perfette può diventare interessante solo se lo affronti nel modo giusto: non aspettandoti che sia reale, ma provando comunque a giocarci come se lo fosse.
– Kochise






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