Ci sono settimane che scorrono senza rumore.
Allenamenti regolari, carichi controllati, concentrazione stabile. Quella che porta alla sfida contro il Brentford è una di quelle settimane lì: lineare, ordinata, quasi silenziosa.

L’unica vera assenza pesa: Ouattara è con la nazionale. Non è solo un titolare, è un riferimento strutturale del nostro sistema, e senza di lui dobbiamo adattarci. Nel frattempo il DS conclude un’altra operazione di gestione: Nolan lascia il club a parametro zero. Nessun incasso, ma altri 110 mila euro liberati dal monte ingaggi e, soprattutto, uno spogliatoio alleggerito da una presenza ormai disallineata con il progetto. Aveva dato tanto allo Sheffield, ma non voleva più restare. A volte separarsi è la scelta più sana per tutti.

Lo studio

Il report degli osservatori è chiaro:
il Brentford gioca un 4-3-3 classico, molto orientato sulle fasce. Ampiezza, cross, attacchi laterali. Non serve inventare nulla, serve coprirsi bene.

La scelta è coerente con la lettura: partiamo con due ali e due terzini con skills più difensive, per chiudere gli spazi esterni e limitare le loro catene laterali. Non ci aspettiamo una partita di dominio territoriale. Sarà una gara di momenti, e dovremo essere bravi a sfruttare le occasioni che avremo.

La partita

Il primo tempo segue esattamente il copione.
Equilibrio, ritmo controllato, possesso distribuito. Non concediamo molto e davanti siamo cinici: troviamo il gol e andiamo al riposo in vantaggio. È la partita che avevamo immaginato.

Poi cambia tutto.

Nel secondo tempo il Brentford alza il ritmo, pressa più alto, prende campo. In pochi minuti ribalta il risultato. Non è un crollo, è una fase. E le fasi vanno lette, non subite.

La risposta

Decidiamo di rischiare qualcosa in più.
Fuori le ali più prudenti, dentro esterni con caratteristiche più offensive. Entrano Gordon e Lankaster, davanti Tierney per Tedesco, più dribbling, più tecnica, più controllo di palla. E’ lì che l’avversario sta avendo la meglio. Diamo anche freschezza ai terzini e alla punta, cercando nuova energia nelle corse e negli uno contro uno.

La partita gira di nuovo.
Riprendiamo campo, recuperiamo possesso, alziamo la presenza offensiva. E da quella spinta nasce il gol del pareggio. Da lì in avanti gestiamo con maturità, senza forzare oltre misura.

Finisce 2-2.

Il valore del punto

È un punto che pesa.
Il Brentford, dopo un avvio difficile, sta risalendo e arrivava da una vittoria esterna contro il Tottenham. Uscire con un risultato positivo, su un campo così e con una partita vissuta a onde, è un segnale di crescita.

La classifica ci sorride, ma più ancora sorride la sensazione di avere una squadra plastica, capace di cambiare volto durante la gara. Il lavoro sugli allenamenti differenziati per ruolo sta dando frutti: possiamo variare scelte e caratteristiche in corsa, adattando le qualità dei giocatori ai momenti della partita e alla lettura dell’avversario.

E quando una squadra impara a trasformarsi senza snaturarsi, significa che non sta solo giocando.
Sta maturando.

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