La giornata successiva ci mette di fronte il Leicester City, promosso insieme a noi dalla Championship e, come noi, partito oltre le previsioni. Una partita che, per classifica e storia recente, vale già più dei tre punti.

La settimana

La settimana scorre senza sussulti particolari. La routine è ormai rodata, il lavoro segue i binari giusti. C’è però una decisione che segna il percorso: il DS riesce a vendere Harper, un giocatore che non rientra più nei piani del Mister.
Nessun introito economico, ma un beneficio chiaro e immediato: –270 mila euro di monte ingaggi. Una scelta di equilibrio, coerente con la costruzione della rosa e con una gestione sostenibile.

Lo studio del Leicester non offre grandi rivelazioni.
Lo staff fornisce poche indicazioni: 4-3-3 abbastanza lineare, principi chiari ma senza particolari estremizzazioni. La nostra risposta è semplice: non cambiamo nulla. Confermiamo struttura e identità, il nostro 4-1-4-1 resta il riferimento.

La partita

La gara, di fatto, si chiude nei primi 50 minuti.

Partiamo concentrati, intensi, padroni del campo. L’occupazione degli spazi è corretta, le distanze tra i reparti sono corte, il ritmo è quello giusto. Colpiamo con continuità e precisione: 4-0, senza appello.
È una partita che sembra raccontare una sola storia, quella di una squadra matura, sicura, capace di trasformare il piano gara in gol.

Poi, però, succede qualcosa.

Sul finale cala la concentrazione. Non nelle idee, ma nell’attenzione. Concediamo troppo, perdiamo ordine, e il Leicester trova tre gol, due dei quali oltre il 90’. Il risultato finale resta dalla nostra parte, ma il modo in cui arriva non può essere ignorato.

Il messaggio

Va bene così, nel risultato.
Molto meno bene, nel finale.

Mister Trap si fa sentire, perché quelle distrazioni non fanno parte del percorso che stiamo costruendo. In Premier, anche quando sei avanti di quattro gol, la partita non è mai finita. E questo gruppo deve impararlo fino in fondo.

Resta una certezza:
abbiamo dimostrato di poter dominare una diretta concorrente.
Ora il passo successivo è imparare a chiudere le partite con la stessa ferocia con cui le apriamo.

Ed è spesso lì che passa la differenza tra una buona stagione
e una stagione che lascia il segno.

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