La Carabao Cup arriva presto, quasi di traverso, incastrata in un calendario che non concede tregua. E la verità è semplice: non è una mia priorità. Non per disprezzo del trofeo, ma per una questione di percorso, energie, crescita. In questo momento avrei preferito avere l’intera settimana per preparare la sfida di campionato contro il Fulham, lavorare sui dettagli, consolidare quanto costruito nelle prime giornate.

Ma il calcio non è mai solo ciò che vorresti.

La società inserisce l’obiettivo come obbligatorio: essere competitivi. Non viene specificato fino a che punto – quarti di finale, semifinale, o semplicemente superare il turno – ma il messaggio è chiaro. Qui non si scende in campo per ruotare e basta. Bisogna vincere, passare il turno, poi si vedrà.

E allora ci adattiamo.

Preparazione della partita

I giorni sono pochi, ma il lavoro è mirato. Studiamo lo Stockport partendo dalle certezze: 4-2-3-1 di base, squadra che concede poco e segna poco, molto organizzata. Andiamo a rivedere l’ultima partita disputata per capire ampiezza e altezza del blocco nelle due fasi.

La lettura è netta: giocano molto alti, e restano alti anche quando l’avversario prova a salire. A centrocampo fanno densità, cercano il recupero palla e poi la ripartenza immediata. Un sistema che punisce chi perde palla male in costruzione.


Analisi partita STOCKPORT – BOLTON 1-1

Con palla al portiere avversario, linea di difesa (blu) molto alta
Con palla arrivata a centrocampo, la linea di difesa resta sempre alta.

Per questo interveniamo anche sul piano tattico.
Nelle partite precedenti avevo notato uno scollamento tra i reparti, con il centrocampo che aggrediva forte e la linea difensiva che, per protezione, restava più bassa. Contro un avversario così, questo rischio non poteva essere accettato.

Decidiamo quindi di togliere il “più pressing” a tutta la linea di centrocampo e il meno pressing ai difensori centrali. Non per abbassarci o ridurre la pressione, ma per tenere compatta la squadra. Allo stesso tempo aumento leggermente il pressing di squadra, portandolo a poco di più, in modo da non perdere intensità, ma distribuirla in modo equilibrato tra i reparti.

Diamo priorità e focus alla transizione, mentre il resto viene quasi naturale.
Dobbiamo proteggere il possesso, evitare forzature, e il nostro gioco lento e corto diventa un alleato naturale. Anche la linea difensiva in standard ci garantisce una copertura migliore in caso di profondità o transizioni negative.

In fase offensiva, invece, individuiamo il punto da colpire: gli spazi alle spalle e soprattutto sulle fasce, dove lo Stockport concede metri tra terzino ed esterno alto.

Dobbiamo palleggiare con lucidità, rischiare il giusto, scegliere quando accelerare.

La partita

In campo succede esattamente ciò che avevamo immaginato.

Il primo tempo è un dominio tecnico e territoriale. Gestiamo il pallone, occupiamo bene gli spazi e creiamo con continuità. Avremmo meritato di segnare prima, ma il gol del vantaggio arriva comunque coerente con il piano partita: sviluppo sulle fasce, spazio attaccato, scelta giusta.

Nel secondo tempo l’intensità cala. Un po’ per la stanchezza, un po’ per l’aggiustamento dell’avversario, che passa a un 5-3-2 chiudendo meglio gli spazi centrali e le fasce. Osano qualcosa in più, ma senza mai trovare occasioni pulite.

Noi, invece, gestiamo.
Il possesso sale al 69%, la precisione nel fraseggio tocca il 90%. Creiamo meno rispetto al primo tempo, ma la partita è sempre sotto controllo.

Dal 15’ della ripresa iniziamo a far respirare i più stanchi, inserendo chi ha avuto meno minuti per far crescere la condizione senza perdere equilibrio. Andiamo al tiro quando serve, con decisione e senza sprechi: 7 conclusioni nello specchio su 10.

E troviamo il 2-0 che chiude definitivamente la gara.

Il senso della vittoria

Passiamo il turno senza rumore, senza esaltarci, senza distrarci.
Abbiamo fatto ciò che serviva, nel modo giusto.

La Carabao Cup resta sullo sfondo, per ora.
Ma la squadra ha dimostrato un’altra cosa importante: sa preparare, sa eseguire, sa gestire. Anche quando il calendario non aiuta e le priorità sembrano altre.

Avanti.
Il campionato ci aspetta.

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