La Scottish Premiership è un campionato che sembra semplice solo in apparenza. Dodici squadre, un calendario corto, pochi fronzoli. In realtà è uno dei tornei più particolari d’Europa, perché cambia volto a stagione in corso e costringe allenatori e squadre a pensare in due campionati dentro lo stesso campionato.
La stagione regolare si sviluppa in 33 giornate. Le dodici squadre si affrontano tre volte ciascuna, per un totale di 33 partite. Non c’è ancora una divisione netta: tutti contro tutti, andata e ritorno più un terzo giro che rompe la simmetria, con chi gioca due volte in casa e chi due volte fuori.
Ed è qui che arriva la vera particolarità scozzese.
Dopo la 33ª giornata il campionato si spacca in due. Le prime sei squadre entrano nel Championship Group, le ultime sei nel Relegation Group. Da quel momento in poi non esiste più il calendario “aperto”: si gioca solo contro le squadre del proprio gruppo.
Ogni squadra affronta le altre cinque del gruppo una volta, per altre 5 partite, arrivando così a un totale di 38 giornate. Tutti ripartono con i punti accumulati: non c’è reset, non c’è bonus. Conta tutto quello che hai costruito prima.
Questo sistema crea una tensione costante perché il piazzamento alla 33ª giornata è cruciale. Arrivare sesti o settimi non cambia solo l’avversario, cambia il destino della stagione. Sopra, si lotta per il titolo e per l’Europa. Sotto, si combatte per la sopravvivenza.
Sul fronte titolo, è quasi sempre una corsa a due, ma il sistema non perdona cali di concentrazione: cinque partite dirette, spesso contro squadre che si conoscono a memoria, trasformano ogni dettaglio in un’arma. Un pareggio sbagliato a marzo pesa come una sconfitta a maggio.
Per l’Europa, la Premiership assegna:
– un posto in Champions League (qualificazioni),
– uno o due posti in Europa League,
– e un posto in Conference League, che può variare in base alla Scottish Cup.
Ed è proprio la coppa a tenere in vita le speranze delle squadre di metà classifica: vincerla significa scavalcare la gerarchia del campionato e affacciarsi in Europa anche partendo da dietro.
Nella parte bassa, la lotta è ancora più crudele. L’ultima classificata retrocede direttamente in Championship. La penultima va allo spareggio, un percorso lungo e nervoso contro le squadre provenienti dalla seconda divisione. Non basta arrivare davanti a qualcuno: bisogna anche saper soffrire fino all’ultimo.
La Scottish Premiership, in sintesi, è un campionato che non ti permette di aspettare. Devi partire forte, perché i punti di ottobre li paghi o li incassi ad aprile. Devi gestire il momento del “taglio”, perché una posizione in classifica può separare una stagione europea da una battaglia per non scomparire.
È un torneo che premia la continuità, punisce l’improvvisazione e racconta storie diverse nello stesso anno. Due campionati in uno, con la Scozia che osserva, spesso in silenzio, ma senza mai dimenticare.






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