Il calendario dice sabato 30 marzo, ma la Premiership scozzese ormai non segue più le date: segue il peso dei punti, il rumore dei passi dietro e davanti, l’aria che cambia quando mancano poche giornate e ogni partita smette di essere una partita qualunque.

In alto non succede nulla, e proprio per questo succede tutto. I Rangers vincono 2-0 sull’Hibernian con la calma di chi sa di essere atteso, non inseguito. Trenta tiri, possesso, territorio: una vittoria che non fa notizia perché è diventata abitudine. A Ibrox non si corre più, si amministra il tempo. Ottantuno punti, +55 di differenza reti, e la sensazione che il campionato sia ormai una linea retta verso la fine.

Il Celtic risponde come sa rispondere quando non può permettersi errori: andando a Livingston e vincendo 3-0 senza discussioni. Partita chiusa presto, gestione totale, controllo del centro e delle seconde palle. È una vittoria che pesa perché non è spettacolare, ma necessaria. A questo punto della stagione, il Celtic non deve convincere nessuno: deve solo restare attaccato alla scia verde che porta al secondo posto e all’Europa che conta.

E poi c’è il Dundee, che continua a raccontare una storia diversa. Non rincorre, non scappa: si prende lo spazio. Lo fa a Perth, contro uno St Johnstone ormai fragile, con uno 0-4 che è una sentenza. Gara dominata, xG che raccontano una superiorità netta, intensità alta ma lucida. Il Dundee non è più una sorpresa: è una squadra che ha imparato a vincere anche quando l’avversario non oppone resistenza. Terzo posto, 56 punti, e una differenza reti che inizia a parlare il linguaggio delle grandi stagioni.

Subito dietro, lo St Mirren resta aggrappato al sogno europeo con una vittoria sporca e preziosa a Motherwell. Uno a zero, pochi fronzoli, grande disciplina. È la squadra che non alza mai la voce ma resta sempre nella stanza. Quarto posto, 55 punti: lo St Mirren non chiede permesso a nessuno.

E poi ci sono gli Hearts. E qui il racconto si fa più ruvido. La sconfitta interna contro il Kilmarnock non è solo uno 0-2: è una fotografia. Tiri pochi, xG bassissimo, occasioni che non arrivano mai. Gli infortuni, le ammonizioni, una partita che scivola via senza essere mai davvero giocata. Gli Hearts restano quinti, 54 punti, ma ora guardano più indietro che avanti. E quando inizi a guardarti alle spalle, la stagione cambia faccia.

Il Kilmarnock, dal canto suo, vince e respira. Non cambia il suo destino, ma rimanda il verdetto. È una squadra che sa soffrire, che vive di compattezza e attesa, e che a questo punto del campionato diventa pericolosa proprio perché non ha più nulla da perdere.

Nella pancia della classifica, l’Aberdeen batte il Ross County 3-1 in una partita che racconta bene il suo momento: imperfetta, intensa, ma viva. Non domina sempre, ma colpisce quando serve. Sesto posto, 52 punti, e la sensazione che il treno europeo sia passato… ma non ancora scomparso all’orizzonte.

E poi, sotto. Sotto c’è il fango, come direbbe MacLeod. Il Ross County perde e resta invischiato. Il Livingston crolla contro il Celtic e non trova appigli. Il St Johnstone subisce quattro gol e sembra aspettare solo il calendario. Qui non si gioca per sognare, si gioca per restare. Ogni punto pesa come un macigno, ogni errore è una cicatrice.

La classifica, a 31 giornate, non mente più. In alto i ruoli sono definiti, ma non chiusi. Al centro, una manciata di punti separa l’Europa dalla frustrazione. In basso, la lotta non è più tattica: è emotiva.

La Premiership scozzese entra nella sua fase più vera. Non quella dei moduli, ma quella delle scelte. Non quella delle idee, ma quella del coraggio.
E da qui in avanti, ogni partita non dirà solo chi è più forte. Dirà chi è pronto.

La prossima giornata arriva come arrivano sempre le giornate decisive: in silenzio, ma con l’aria che cambia.

A Dundee si gioca una partita che può valere più della classifica: il Motherwell non ha nulla da perdere, il Dundee sì. Perché quando sei terzo e hai imparato a vincere, la vera prova è continuare a farlo contro chi ti trascina nel fango. È la classica gara che ti dice se sei cresciuto davvero.

A Edimburgo, l’Hibernian ospita uno St Johnstone che ormai gioca contro il tempo più che contro l’avversario. Partita sbilanciata sulla carta, ma proprio per questo pericolosa: chi deve salvarsi non chiede permesso, morde.

Poi c’è Kilmarnock – Ross County. E qui il campionato si stringe. Uno scontro diretto, nervoso, sporco, da seconde palle e dettagli. Una partita che non promette bellezza ma verità. Chi vince respira, chi perde resta con il peso sul petto.

A Livingston, l’Aberdeen deve dimostrare di non essere solo una squadra di momenti. Dopo l’ultimo successo serve continuità, perché l’Europa non aspetta nessuno.

E poi, il centro della scena. Rangers – Celtic. Non è solo un derby, non è mai solo un derby. È una partita che può non cambiare il primo posto, ma cambiare l’umore del campionato. I Rangers arrivano forti dei numeri, il Celtic con l’urgenza. E quando l’urgenza incontra la sicurezza, spesso succede qualcosa.

Chiude il quadro St Mirren – Hearts, che è una finale mascherata. Quarto contro quinto, due squadre che sanno che questo è il momento in cui si decide se la stagione sarà ricordata o archiviata.

È una giornata che non promette equilibrio. Promette scelte.
E da aprile in poi, in Scozia, le scelte pesano sempre più dei piedi.

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