Mercoledì 28 febbraio 2024, la Scozia si sveglia avvolta dal vento tagliente del nord e dal profumo di zolle umide. È una di quelle sere in cui la Premiership sembra avere una voce propria: rauca, imprevedibile, piena di storie da raccontare. Il turno infrasettimanale porta con sé gol, rimonte, crolli inattesi e un pareggio che vale come una vittoria: quella del Dundee al Celtic Park.

A Glasgow, i biancoverdi aprono il match con il solito copione: ritmo alto, pressione costante, linee corte. La rete di Kühn al 18’ sembra l’inizio del solito assolo del Celtic. Invece no. Il Dundee, che quest’anno ha preso l’abitudine di non morire mai, resta aggrappato alla partita come una squadra che ha imparato a soffrire. Poi, al 92’, Erwin firma l’1-1 che gela il Celtic Park. Un punto? Sì. Ma per come è arrivato, sembra un pugno battuto sul tavolo della Premiership. E se il vento sta cambiando, forse parte proprio da lì.

Intanto a Edimburgo non c’è partita. Gli Hearts travolgono un Hibernian irriconoscibile: 5-0 secco, senza appello. Halkett firma una doppietta da difensore goleador, Shankland ci mette la firma, Forrest fa il resto. L’Hibs non vede mai il pallone, schiacciato, travolto, quasi frastornato da una squadra che, quando accende il motore, corre forte come nessuno. Il derby psicologico della capitale lo vincono i Maroons, e lo vincono pesante.

Più a nord, ad Aberdeen, succede ciò che spesso accade al Pittodrie: una partita ruvida, maschia, da nord-est puro. Aberdeen e St. Johnstone si affrontano a viso aperto. Osong è imprendibile e segna due gol pesantissimi, Devlin completa il trittico. St. Johnstone risponde, lotta, prova a restare in partita con Kucheriavyi e May, ma non basta: 3-2 e padroni di casa che si rilanciano in zona alta. Gli ospiti, invece, restano ultimi e sempre più intrappolati in una stagione che non ha mai trovato luce.

Si gioca anche a Kilmarnock, dove i Rangers danno la solita dimostrazione di solidità. È una squadra senza fronzoli: Raskin apre, Matondo strappa, Cantwell chiude. 0-3, dominando. Gli uomini in maglia lilla fanno sembrare semplice una partita che semplice non è, come chi ha tutto sotto controllo e non ha fretta di sprecare energie. La vetta resta loro, e 72 punti in 28 gare raccontano più di qualunque aggettivo.

Alla Tony Macaroni Arena il Livingston ritrova il sorriso. È una squadra pratica, verticale, brutale nel modo in cui attacca gli spazi. Motherwell fa la sua partita, ma si piega: 3-1 firmato Kelly e Shinnie (due volte). Gli ospiti segnano con Spittal, ma non riescono mai a cambiare inerzia.

A Dingwall, invece, Ross County e St. Mirren si dividono la posta. Un 1-1 duro, giocato in mezzo alla nebbia e ai duelli, con Kiltie che risponde al vantaggio immediato di Jordan White. I padroni di casa fanno qualcosa in più, St. Mirren regge, e alla fine il pari sembra scritto nel muschio degli Highlands.

La classifica cambia, eccome se cambia. I Rangers scappano a +4 sul Celtic, che perde terreno proprio nel giorno in cui avrebbe voluto avvicinarsi. Gli Hearts consolidano il terzo posto, il Dundee resta quarto ma manda un messaggio chiarissimo: non molla, mai. Aberdeen rientra pienamente nella corsa alla top six, mentre dietro Kilmarnock e St. Johnstone continuano a scivolare verso un destino che assomiglia troppo alla Championship.

E così cala la notte sulla 27ª giornata. Una notte fredda, con i fari che si spengono e i tifosi che tornano a casa parlando del gol di Erwin, del crollo dell’Hibernian, della marcia inarrestabile dei Rangers. La Premiership non ha mai il tempo di fermarsi. E ogni giornata sembra aggiungere un tassello a una storia che ancora non vuole rivelare il finale.

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