Giocatori di fascia – Guida tecnica e sentimentale
Nel calcio — e in Football Manager — gli esterni vivono sul filo del talento e della geometria.
Sono quelli che devono saltare l’uomo, creare superiorità, accendere la partita con un gesto.
Eppure, dietro ogni dribbling riuscito, dietro ogni cross o tiro che spacca la partita,
si nasconde un dettaglio che spesso ignoriamo: il piede debole.
Il piede che decide la direzione
I protagonisti di questa storia sono tre:
Ala, l’Ala Invertita e il leggendario Attaccante Esterno.
Tre ruoli che vivono sulla fascia, ma la interpretano in modo diverso.
Tutti capaci, tutti affamati di palla.
Il loro linguaggio è semplice: portare palla, creare movimento, destabilizzare.
Tutto il resto — gol, assist, possesso — è una conseguenza.
E proprio per questo, quando non riescono a superare l’uomo, sembrano scomparire dal gioco.
Non servono difensori d’élite per fermarli.
Basta costringerli sul piede debole.
È un piccolo spostamento del corpo, un mezzo metro di campo,
e improvvisamente il genio diventa prevedibile, il dribbling si spegne.
Come FM legge il piede debole
In Football Manager, la gestione del piede debole è più importante di quanto sembri.
Il tuo assistente, nelle istruzioni all’avversario, mostrerà quasi sempre un esterno verso il suo piede peggiore.
E puoi scommetterci: l’intelligenza artificiale farà lo stesso con i tuoi.
Immagina un Ala Invertita costretto a uscire sul piede debole:
anche se supera il marcatore, finirà per crossare o tirare con il piede “sbagliato”.
E in quel momento, la sua eccellenza tecnica perde nitidezza.
Deve battere l’uomo due volte solo per ritrovare la sua comfort zone.
Certo, la qualità resta il fattore che spezza ogni logica.
Giocatori come Neymar o Ousmane Dembélé, capaci di usare entrambi i piedi,
trasformano ogni fascia in una minaccia costante.
Ambidestri nel corpo e nella mente,
sono il peggior incubo di ogni terzino: imprevedibili, liberi, inafferrabili.
Come allenare l’equilibrio
Migliora il piede debole
È la prima e più semplice delle soluzioni, ma anche la più trascurata.
Allenare il piede debole di un esterno — e perché no, di un terzino offensivo —
significa renderlo meno leggibile, più completo, più pericoloso.
È un investimento tecnico, ma anche tattico: più scelte, meno limiti.
Insegna la PPM “usa l’esterno del piede”
Un gesto tecnico che unisce tecnica e intuito.
Permette di crossare, passare o tirare in modo naturale anche sul lato “scomodo”.
È il modo più elegante per mascherare un piede debole.
Un buon giocatore può impararlo, un grande giocatore può farne un’arma.

(E sì, speriamo che un giorno FM aggiunga anche la PPM “usa la rabona”…)

nb. PPM = Caratteristiche Individuali
Adatta le istruzioni individuali
“Taglia dentro” o “Allarga il gioco” possono trasformare un’azione.
Ma vanno assegnate con criterio.
Non mettere “taglia dentro” o “allarga il gioco” su entrambe le fasce per abitudine:
rende il giocatore meno utile quando lo sposti o cambia lato in partita.
La coerenza è tutto: ogni piede racconta una traiettoria diversa.
Quando la libertà diventa simmetria
Se un esterno è ambidestro, o ha imparato a usare bene l’esterno del piede,
costringerlo in binari rigidi è un errore.
Meglio incoraggiarlo con tratti (PPM) che esaltano la sua iniziativa:
- Tenta spesso di saltare l’uomo
- Prova dribbling e finte
- Corre spesso palla al piede
Le PPM sono poche, ma preziose.
Vanno scelte come strumenti di orchestra: ognuna deve servire il ruolo, non limitare il suono.
E mai, mai dire a un esterno di evitare il piede debole.
È come chiedere a un pittore di dipingere senza sporcare.
Quella è un’istruzione per chi deve custodire il pallone —difensori centrali, mediani, registi—
non per chi deve accendere il gioco.
Il piede dell’anima
Perché in fondo, un esterno vive di rischio.
Ogni dribbling è una promessa.
Ogni tocco sul piede debole, un atto di fede.
Il calcio — come FM — non è mai solo calcolo: è equilibrio, coraggio, e un passo nel vuoto.
E forse, proprio lì, sul piede che non domina,
si nasconde la vera libertà di chi gioca.
L’angolo cieco del calcio
Per anni, molti allenatori o pseudo tali — reali o digitali — hanno sottovalutato il piede debole.
Lo abbiamo considerato un dettaglio, una statistica marginale.
E invece è un confine che cambia tutto:
in possesso, decide la direzione del gioco, il ritmo del passaggio, la fluidità della manovra;
in non possesso, determina la traiettoria del pressing, l’angolo di chiusura, il modo stesso in cui si difende lo spazio.
Capire un giocatore significa capire come tocca la palla,
non solo dove si muove.
E per questo, studiare l’avversario non vuol dire solo leggere la tattica,
ma leggere le caratteristiche, la postura, il piede, la scelta del corpo.
Perché a volte, la differenza tra vincere o subire,
non è nel modulo…
ma in quel piede “sbagliato” che abbiamo imparato a ignorare troppo a lungo.






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