Cominciamo dai giocatori larghi. Gli esterni offensivi – Inside Forward, Inverted Winger, Winger – ma anche i giocatori di fascia arretrati, come Wing-Back, Full-Back o Defensive Winger.
In una guida precedente spiegavo che giocare stretto permette agli esterni offensivi di ricevere palla più facilmente tra le linee, mentre offre spazio ai terzini per spingersi in avanti. Quella logica, però, è stata interpretata male: da allora ho visto sempre più squadre impostare ampiezze strettissime, come se fosse una regola universale. A meno che il tuo terzino non sia puramente difensivo, quasi tutti oggi finiscono per schiacciarsi verso il centro.
Certo, l’ampiezza stretta ha i suoi vantaggi. Ti permette di accentrare gli esterni, trasformandoli in secondi attaccanti e creando densità nelle zone pericolose.
Il problema è che non tutti gli esterni sanno fare gol o prendere decisioni intelligenti. A meno che tu non abbia un Inside Forward modello Mohamed Salah, o un Raumdeuter alla Müller, è spesso meglio lasciarli larghi.
Uno degli errori tattici più comuni è scegliere la sicurezza al posto del rischio.
Quando giochi stretto per liberare spazio ai tuoi terzini, finisci per ridurre l’impatto dei tuoi esterni offensivi. Pochi Wing-Back o Full-Back sono davvero in grado di vincere duelli continui 1 contro 1, arrivare sul fondo e crossare pulito: nella maggior parte dei casi il cross viene murato e l’azione si chiude con un calcio d’angolo.
Insomma: hai giocato in modo prudente, ma non hai davvero creato pericolo.
Giocare stretto è sicuro, ma anche limitante.
Ti rende più ordinato nel possesso, ma toglie ossigeno a ruoli che vivono di libertà, istinto e velocità. Attaccante Esterno, Ala Invertita ed Ala non nascono per proteggere la palla: nascono per rompere gli equilibri. Se li costringi a giocare in spazi stretti, devono diventare calciatori creativi e intelligenti come un Regista Avanzato, Trequartista o un Trovaspazi – profili rari.
C’è un altro punto cruciale: la velocità.
Tutti questi ruoli condividono la necessità di avere accelerazione e passo. Se li stringi troppo, quando potranno davvero esprimere la loro corsa?
La risposta è semplice: mai. Ed è proprio lì che molte squadre perdono la loro arma migliore.
L’esempio dell’Arsenal
Prendiamo il caso dell’Arsenal.
La squadra di Arteta giocava con esterni molto accentrati, esattamente come fanno molti giocatori su Football Manager.

Il problema? I protagonisti: Gabriel Martinelli e Bukayo Saka.
Non sono noti per la loro lettura del gioco, ma per la loro velocità e imprevedibilità. Quando li tieni larghi, invece, gli spazi interni vengono occupati da Ødegaard e Xhaka, giocatori intelligenti e associativi. In altre parole: gli intelligenti dentro, i rapidi fuori.
Arteta non ha inventato nulla: ha solo ripreso un principio che Pep Guardiola predica da oltre un decennio.
Pep, sin dai tempi del Barcellona, dice ai suoi esterni di restare larghi.
Gli Esterni Invertiti non sono che un’evoluzione di un concetto antico: l’ampiezza serve per allargare il campo, creare superiorità numeriche e liberare spazi centrali.

Non serve usare per forza Esterni Invertiti per ottenere questo effetto: la qualità dei giocatori non si perde, si ridistribuisce.
Anche un Esterno Completo può funzionare perfettamente: con la giusta combinazione (EC + ATE/AIN), basta un cambio di gioco per trovarsi due contro uno sul lato opposto, quasi garantendo un cross o un tiro pericoloso.
Quando giocare stretto (e quando no)
Questo non significa che giocare stretto sia sempre sbagliato.
La chiave è capire quanto sono efficaci i tuoi terzini rispetto ai tuoi attaccanti.
Terzini offensivi davvero forti sono rari o costosi.
Spesso devi adattare un centrale o un terzino prudente, e allora ha molto più senso giocare largo, riempire i canali interni con i centrocampisti e cercare uno contro uno puliti tra i tuoi esterni e i terzini avversari.
I terzini, per natura, sono i migliori avversari per gli esterni. Ma non possono vincere ogni duello, soprattutto se si trovano contro giocatori più rapidi.
E ricordalo: più largo sei, più probabilità hai di far arrivare un cross utile in area.
L’ampiezza è solo una parte della costruzione tattica, ma è una di quelle che più spesso viene fraintesa. Se le prime due squadre della Premier League giocano così, forse dovremmo chiederci il perché.
Le Linee Invisibili
C’è un momento, nel calcio, in cui il campo sembra respirare.
È l’attimo in cui l’esterno resta largo, incollato alla linea bianca, e il difensore non sa se seguirlo o restare.
Lì, tra un metro d’erba e una decisione, nascono gli spazi.
Non nei corridoi disegnati dalle lavagne tattiche, ma negli occhi di chi sa leggere il vuoto.
Guardiola l’ha capito anni fa, ad allenare i bambini del Barcellona:
che il calcio non si costruisce solo nel mezzo, ma ai bordi.
È lì che il gioco respira, che le idee prendono aria.
Troppo spesso cerchiamo sicurezza stringendo le linee, come se chiudersi fosse proteggersi.
E invece, forse, chi gioca largo accetta il rischio, la vulnerabilità, ma trova la vita.
Perché l’ampiezza non è una scelta tattica: è un atto di coraggio.
È la fiducia di allargare il campo sapendo che potresti perderti.
È il modo in cui una squadra dichiara la propria identità: chi vuole dominare il pallone e chi vuole dominare lo spazio.
E allora, mentre il cronometro scorre e la palla viaggia da un lato all’altro, resta solo una domanda sospesa nell’aria di ogni allenatore, digitale o reale:
Meglio restare stretti per non sbagliare, o aprirsi al campo per provare a sognare?






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