Ci sono giornate che profumano di nebbia, birra e coraggio.
In Scozia, a febbraio, il calcio non è mai solo un gioco: è resistenza. È l’eco di un popolo che nel pallone vede un modo per dire al mondo che è ancora lì, saldo come la pietra delle Highlands.


Aberdeen 2-3 Celtic

Al Pittodrie di Aberdeen si gioca con il cuore in gola.
I Dons illudono il pubblico con un primo tempo da squadra feroce: McGrath apre, Miovski raddoppia all’80’.
Ma il Celtic non muore mai.
Kühn pareggia i conti con una prodezza, Holm ribalta, e Maeda — con il cronometro oltre il 90’ — firma la condanna.
La statistica dice xG 2.05 a 3.02, un duello quasi alla pari, il Celtic ha corso di più (139 km contro 137), ma ha avuto meno possesso (46%).
La differenza, come sempre, è la freddezza.
E Maeda, nel gelo del nord, è stato l’unico a non tremare.


Dundee 0-2 Hearts

A Dens Park, il vento del Tay sferza i volti e i pensieri.
Il Dundee — prudente, ordinato, ma troppo timido — si affida al possesso e alla costruzione dal basso.
I numeri, però, raccontano un dominio sterile: 9 tiri totali, ma solo 3 in porta e appena 0.95 di xG. Il Dundee prova a muovere la palla, ma non morde.

Gli Hearts, invece, sono chirurgici.
Tagawa segna al 20’, McCleary al 27’. Due attacchi, due gol, xG totale 0.56, e poi il resto è controllo.
Baningime e Haring formano una diga di ferro davanti alla difesa, e Craig Gordon — 41 anni e una calma da monaco zen — para l’impossibile: tre tiri salvati, tutti decisivi.

Il Dundee esce sconfitto ma non domato.
Le gambe stanche, gli occhi fieri.
Perché non tutte le sconfitte pesano allo stesso modo: alcune ti dicono solo che stai andando nella direzione giusta.


Hibernian 1-0 St Mirren

A Easter Road basta un lampo.
Dylan Vente segna al 10’ e poi il match si chiude come un pugno.
L’Hibernian lascia il controllo (38% di possesso, xG 1.21), il St Mirren non affonda (solo 0.42 di xG).
Fish domina dietro, Hein non sbaglia nulla, e Levitt orchestra in silenzio.
È la vittoria della disciplina, quella che non riempie i titoli ma costruisce le stagioni.


Motherwell 1-0 Kilmarnock

Al Fir Park di Motherwell torna il calcio rude, quello dei rimbalzi storti e dei duelli veri.
Paton decide il match al 56’, in una partita dominata più nella sostanza che nella bellezza.
20 tiri , 2.42 xG contro 1.66, 87% di passaggi riusciti e una presenza fisica imponente in mediana, con il 59% di possesso.
Il Kilmarnock, invece, sembra inchiodato. Pochi rischi, linee basse, 0 tiri nello specchio e un’altra sconfitta che sa di condanna.
Il Motherwell sale, i Killie affondano.


Rangers 3-0 Livingston

I Rangers non sbagliano un colpo.
È la vittoria del metodo, del ritmo, della precisione.
21 tiri, xG 2.35, possesso 51%, passaggi riusciti 90%: numeri da macchina perfetta.
Matondo apre, Silva raddoppia, Danilo chiude.
Nessuna sbavatura, nessuna distrazione.
Il Livingston, chiuso in un 4-3-3 da trincea, non riesce mai a uscire. 2 tiri 0 nello specchio.
Quando la squadra di Glasgow gioca così, sembra più un ingranaggio industriale che un undici di calcio.
E il rumore di Ibrox è quello delle grandi occasioni.


Ross County 2-3 St Johnstone

A Dingwall si gioca la partita dei sopravvissuti.
Dhanda e White illudono il Ross County, ma il St Johnstone si rialza come un pugile.
Clark, Jaiyesimi e MacPherson ribaltano tutto in 15 minuti.
Nessuna delle due difese convince — 2.89 xG totali — ma la storia, almeno per una notte, è dei Saints.
In fondo alla classifica, anche la speranza ha il suo prezzo.


La classifica

Rangers (59) e Celtic (58) corrono come due treni sullo stesso binario.
Dietro, gli Hearts (45) tengono il passo, il Dundee (42) rallenta.
St Mirren e Motherwell inseguono, Aberdeen prova a risalire, e in fondo il mare resta agitato: Ross County, Kilmarnock e St Johnstone lottano per non sparire.


“Non è il freddo a farti tremare in Scozia.
È il silenzio di uno stadio dopo un gol preso,
il rumore della pioggia sulle gradinate,
la consapevolezza che, in questo Paese,
ogni punto è una battaglia per la memoria.”

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