– Quarto turno di Scottish Cup, 20 gennaio 2024
In Scozia, quando inizia la Coppa, le distanze si annullano.
I nomi contano meno. Le leghe, ancora meno.
Quel che resta è la voce.
Quella che arriva dal basso, dalle gradinate fredde, dalle ginocchia sbucciate.
La voce che dice: “Oggi non siamo meno di nessuno.”
Il quarto turno della Scottish Cup 2024 è stato questo:
un esercito di clan che si guarda negli occhi e si chiede chi ha il diritto di restare.

Il primo nome inciso con decisione è quello del Dundee. Solido, chirurgico, pulito: 2-0 al St Mirren. Una squadra che non sogna, agisce. Il Dens Park applaude in silenzio. Lo sanno: in Coppa, il rumore va dosato.
Dundee United, dall’altra sponda della città, non è da meno. 3-0 al Greenock Morton. Due squadre, un quartiere, una marcia. La città è rossa e blu. E avanza.
Ma il colpo più duro, quello che rimbomba dai pub di Kirkcaldy a quelli di Govan, lo piazza il Raith Rovers:
3-2 al Celtic.
Fuori i campioni in carica.
Un’eliminazione che pesa come una pietra gettata nel fiume della stagione.
I Bhoys escono da questa Coppa a testa bassa. Il Raith, invece, sale al tavolo dei grandi con le mani sporche e lo sguardo fiero.
Il Rangers, al contrario, fa il suo. 3-1 al Livingston. Senza tremare, senza brillare. Ma chi avanza, non chiede il permesso.
A Falkirk va in scena un’esibizione: 5-2 al Montrose.
Non è solo un risultato. È un manifesto.
Falkirk, oggi, vuole essere più di una squadra di passaggio.
Hearts, i nobili di Edimburgo, seppelliscono i Kelty Hearts: 4-1. La differenza si vede, ma non cancella l’onore dei vinti.
Hibs faticano, ma passano: 3-1 contro l’East Stirlingshire. Partita sporca, piena di tagli. Ma passano. E questo basta.
Kilmarnock – Brechin: 4-1.
Una vittoria che vale come una liberazione.
Per una squadra in lotta per non sprofondare in Premiership, questa Coppa è un respiro d’aria pulita.
Segnano con rabbia, come se ogni gol fosse una rivincita su mesi di tormento.
Stirling – Elgin City: 3-2.
Un duello da campi di periferia, giocato col cuore in mano. La Scozia che resiste, anche senza telecamere.
A Dunfermline, i padroni della Championship schiantano l’Hamilton: 3-1.
Una squadra che sembra aver trovato non solo il passo, ma il respiro lungo.
Ross County strapazza l’East Fife: 4-1.
Un risultato che racconta più la fame di chi ha tanto da farsi perdonare in campionato, che la differenza tecnica.
Partick Thistle – Queen’s Park: 2-0.
Un derby taciuto.
Due club di storia antica, uno solo sopravvive. Partick tira fuori il vecchio cuore giallonero. E vince.
Airdrieonians – Arbroath finisce 3-2.
Una battaglia di uomini, più che di schemi.
Un colpo avanti, uno indietro. Alla fine, vince chi ha resistito un secondo di più.
Annan – Clachnacuddin: 0-1.
Sì, Clachnacuddin.
Non è un errore di battitura. È un piccolo miracolo.
Una squadra di cui in pochi conoscono la pronuncia, ma che oggi, nella geografia della Coppa, si è conquistata un’isola tutta sua.
E poi, il dramma.
Inverness CT – Motherwell: 3-2 dopo i tempi supplementari.
Una partita che sembrava finita due volte.
Una qualificazione che si prende il suo tempo. E alla fine, resta in Highlands.
Infine, la partita più folle.
St Johnstone – Aberdeen: 3-5 dopo i tempi supplementari.
Otto gol. Emozioni a ondate.
Il fanalino di coda della Premiership ha sfiorato l’impresa.
Ma Aberdeen ha più benzina, più gamba, più lucidità.
Passano. Ma tremano.

Ventuno partite. Ventuno storie.
Alcune scritte con la consapevolezza dei forti.
Altre con la rabbia dei dimenticati.
Il Celtic cade. Il Clachnacuddin avanza.
E così, in Scozia, la Coppa torna a dirci la verità più semplice e più potente del calcio:
oggi, conta chi ha osato.






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