Capitolo 8 – La vertigine del comando

La classifica inizia a dirlo a voce alta: lo Sheffield è in vetta, primo con 80 punti, eppure l’eco che arriva dallo spogliatoio è fatto più di silenzi operosi che di grida trionfali. In una Championship dove i giganti dormono e i fantasmi sussurrano, la squadra allenata con mentalità prudente e cuore guerriero continua a danzare sul filo dell’equilibrio.

Cinque partite, undici punti. Ma soprattutto: un segnale.


Il blocco di granito

Contro il Bristol City è stato uno scontro diretto tra realtà solide. Lo Sheffield ha faticato a imporre la propria manovra ma ha mostrato, ancora una volta, quella capacità chirurgica di soffrire senza scomporsi. Il pareggio per 1-1 è stato figlio di equilibrio e maturità: xG simili (1.15 vs 1.56), possesso contenuto ma passaggi progressivi e pressing efficace. Le mappe di calore raccontano di un 4-1-4-1 sempre più compatto, dove la mezzala di quantità lavora nell’ombra e Lankester fa la differenza negli spazi intermedi.


Contro ogni possesso

Millwall è la sintesi perfetta dello Sheffield attuale. Più del gol di Bashir al 62’, è il modo in cui si è vinto che merita attenzione: 38% di possesso palla, 13 tiri, 1.02 xG. Ma soprattutto una prova difensiva spietata. Solo 0.19 xG concessi, e un controllo degli spazi da manuale. In Championship, più che palleggiare, bisogna sopravvivere. E poi colpire.


Leeds, la caduta degli dèi

Il colpo più importante è arrivato contro il Leeds. Una di quelle partite che valgono sei punti. Lankester – ancora lui – ha segnato il gol vittoria, ma è tutta la squadra a essere entrata in uno stato mentale superiore. Il baricentro medio è sceso, i reparti si sono stretti, e Sheffield ha resistito a 1.76 xG avversari senza mai davvero vacillare. La forma di chi sa che il primo posto non si conserva con l’estetica, ma con il sacrificio.


In dieci, nel buio, con la luce negli occhi

Quando Josh Heard ha pareggiato al 68’, l’inerzia sembrava cambiata. Poco dopo, la malasorte ha colpito duro: l’infortunio di Marco Tedesco all’86’ ha lasciato lo Sheffield in dieci, senza più slot né sostituzioni disponibili. Un uomo in meno. In trasferta. Con i muscoli tesi e la testa pesante. Eppure, nel recupero, quando tutto sembrava già scritto, è arrivato il colpo di Nfonkeu: 1-2 al 90’+5.
Una vittoria figlia del carattere, non della tattica.
Una vittoria da prima della classe.

L’orgoglio all’83’

Non è stata una partita brillante, né tanto meno dominante. Ma è in sfide come questa che si misura la fibra di una squadra destinata a restare in alto. Il gol di Romani all’83’ ha salvato lo Sheffield da una sconfitta che avrebbe saputo di beffa. Poco possesso, pochi tiri, ma ancora una volta un cuore enorme. La partita perfetta da racchiudere in una frase sola: non si gioca bene, si resiste bene.


Numeri da leader (con l’anima operaia)

  • Miglior difesa del campionato: solo 21 gol subiti in 33 partite.
  • Secondo per contrasti vinti: 79% dietro solo al Burnley.
  • Terzo per passaggi completati (88%) e sesto per possesso medio (55%): l’equilibrio perfetto tra gestione e pragmatismo.
  • Top 5 per tiri in porta subiti: sinonimo di solidità e controllo dello spazio.

La forma di chi ha capito chi è

La vetta non è più un’illusione. Ma lo Sheffield non gioca per difendere un sogno: gioca per meritarselo, settimana dopo settimana. La sua è una lotta tra nervi, dettagli, e scelte ponderate. Non esiste trionfo senza sudore. E non esiste gloria senza quella consapevolezza tattica che trasforma un 4-1-4-1 prudente in una macchina da guerra moderna.

Il vento in alto è forte. Ma questa squadra, adesso, sa volare senza tremare.


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