Tra il fango delle fasce e le vene del centrocampo
Ci sono decisioni che definiscono un destino.
In battaglia, come nel calcio.
E tra le pieghe di un campo verde, a volte si gioca tutto in una scelta che sembra semplice: attaccare al centro o sfondare sulle fasce.
È un bivio.
Come quello che affrontò Annibale alle pendici delle Alpi: passare per la cresta innevata o aggirare il nemico attraverso le gole.
Come quello di Cruijff, che insegnava a non forzare mai il centro se non era spalancato come una verità assoluta.
O quello di Mourinho, che invece ci ha costruito finali europee intere aspettando che le fasce si svuotassero per pungere al cuore, là dove il pallone pesa di più.
Gioca sulle fasce
È come scegliere di scalare il campo in diagonale, con pazienza e resistenza.
Significa fidarsi degli esterni, degli uomini che abitano il confine tra il prato e le tribune.
Gente che sa correre, che sa aspettare, che sa soffrire.
Quando chiedi alla tua squadra di giocare sulle fasce, stai dicendo:
“Allarghiamo il campo, allarghiamo le loro certezze. Portiamoli a difendere dove si difende male: correndo all’indietro e lateralmente.”
È il calcio dei terzini che diventano ali, delle sovrapposizioni, dei cross che arrivano dopo un movimento cieco dietro al terzino.
È l’idea che prima si tira la difesa di lato… e poi si colpisce al centro, quando il colosso ha messo male un piede.
Come faceva Lippi, quando metteva Pessotto e Zambrotta a scambiarsi il compito, o come fa Guardiola quando chiede al terzino di infilarsi dentro e lascia l’ampiezza a chi ha il dribbling nei piedi e il coraggio nel cuore.
Gioca per vie centrali
È un’altra guerra. È Napoleone ad Austerlitz: sfondare nel cuore dell’esercito avversario per farlo crollare come una tenda.
Vuol dire dominare le vene del campo, far fluire lì dentro la tua linfa, il tuo veleno, la tua poesia.
Quando scegli di giocare per vie centrali, dici:
“Abbiamo il talento per stare stretti, per dialogare nello stretto, per vedere corridoi dove altri vedono muri.”
È l’arte del triangolo, della mezzala che si inserisce senza farsi vedere, del trequartista che galleggia tra le linee.
È il calcio del Barcellona di Xavi-Iniesta-Messi, ma anche quello degli italiani di Prandelli che arrivavano in porta palla al piede con un pensiero in più.
Ma non è per tutti.
Serve geometria e istinto, tecnica e fiducia.
Serve che i tuoi uomini sappiano giocare tra le ombre. Che sentano il pressing non come una minaccia, ma come un invito al gioco di prestigio.
⚖️ Il peso della scelta
Su Football Manager, quando selezioni una di queste istruzioni – gioca sulle fasce o gioca per vie centrali – non stai solo indicando un percorso.
Stai scegliendo un principio.
Stai dicendo alla tua squadra dove si deve sviluppare il pensiero, dove far partire le sinfonie, dove cercare il duello.
E come ogni direttiva, anche questa va calibrata: sugli uomini, sull’avversario, sulla partita.
Perché a volte serve allargare il gioco per respirare.
Altre volte serve stringerlo per pungere.
E poi ci sono giornate – quelle che i poeti chiamano “perfette” – in cui non hai bisogno di scegliere: perché sono i tuoi uomini in campo a capirlo da soli.
Ed è lì che non stai più allenando.
Stai dirigendo un’orchestra.
🎬 Chiusura
“Ogni allenatore, ogni tattico, ogni mente che gioca a FM… prima o poi arriva a quel bivio. Non è solo tattica. È identità.
Scegliere il centro è un atto di fiducia.
Scegliere le fasce è una prova di pazienza.
Ma non è dove attacchi a determinare la vittoria.
È perché lo fai.”






Lascia un commento