– Scozia, 2 gennaio 2024

C’era un tempo in cui le Highlands erano costellate di torri d’avvistamento. In pietra scura, dure come la storia che le ha partorite. Non per guardare il cielo, ma per scrutare l’orizzonte, fiutare il nemico, prepararsi al fuoco. Oggi, quelle torri non ci sono più. Ma ogni stadio scozzese, a ben vedere, ne è la reincarnazione. Un luogo dove si aspetta, si lotta, si scrive. Dove il calcio è una forma di veglia collettiva. E martedì 2 gennaio, nel cuore del secondo giro di boa, quella celebrazione è diventata memoria.

A Dens Park, il Dundee ha recitato un monologo. 4-0 al St Johnstone, che più che una squadra sembra un simbolo tragico, impantanato in un campionato che scorre come un fiume in piena. Ma il Dundee non guarda giù. Guarda avanti. È terzo, 42 punti, con due partite in più dei Rangers, ma una sensazione ben più pesante del dato aritmetico: quella di essere vivi, per davvero. Un gioco che non incanta ma colpisce. E in Scozia, chi ha un’idea, ha già mezza vittoria.

Nel frattempo, Celtic e Rangers continuano il loro duello da romanzo storico. Il Celtic frena a Paisley: 1-1 contro un St Mirren che ha la solidità di chi conosce il valore della lotta. Ma i Rangers, due partite in meno, restano lì, col fiato sul collo. 50 punti contro i 52 del Celtic, ma con la sensazione che tutto possa cambiare in due sabati qualsiasi. Il campionato, lì in alto, è un affare privato tra le due metà di una città che non ha mai saputo dividersi in pace.

Alle loro spalle, Hearts e Aberdeen si muovono con passo nobile. Gli Hearts vincono ancora, stavolta a Livingston: 3-2. Non è calcio spettacolo, ma è calcio che pulsa. Aberdeen ne fa cinque a Dingwall. Cinque. Come una marcia di tamburi nel cuore del nemico. Ora sono sesti, ma non è posizione: è intenzione.

La zona grigia della classifica è un campo minato. L’Hibernian cade in casa col Motherwell, 0-1. E quella che doveva essere una stagione di rilancio sta diventando un puzzle irrisolto. In fondo, Kilmarnock arranca, e il St Johnstone continua la sua lenta discesa, senza più appigli. 7 punti. Un naufragio invernale.

Ma non c’è solo la Premiership. Sotto, nella Championship, il cuore scozzese pulsa forte.

Il Dunfermline, leader solitario, perde ancora. 0-3 in casa contro un Raith Rovers tornato improvvisamente feroce. Non una vittoria, un colpo di spada. Il Raith è ora a -8, ma il messaggio è chiaro: non sono spariti. Sono tornati.

E mentre Inverness pareggia a Airdrie e frena, Queen’s Park esplode. 3-1 a Firhill, casa del Partick Thistle. Quinto posto, 25 punti, ma è la qualità del gioco che impressiona. Sembra quasi di vedere una squadra del passato remoto, di quando i dilettanti sfidavano i professionisti. Solo che adesso, i dilettanti non ci sono più.

Ayr United, ultimo fino a pochi giorni fa, rifila tre gol al Morton. E si rialza. In fondo alla classifica, ogni punto è vita. Ogni gol, resistenza. Perché qui, più che altrove, il calcio è una forma di sopravvivenza collettiva.

E allora eccoci, sul crinale esatto del secondo atto. Ventidue partite in Premiership. Venti in Championship. Le maschere stanno cadendo. I contorni diventano linee. E le linee diventano fratture.

Il Celtic ha il fuoco. I Rangers l’ossessione. Dundee e Hearts l’ambizione. St Mirren la fede.
Nel fango, St Johnstone e Kilmarnock lottano contro la scomparsa.
E nei campi della serie cadetta, Raith, Inverness e Queen’s Park stanno chiedendo il permesso per salire, ma lo stanno facendo col bastone in mano.

Tra gennaio e aprile ci saranno ancora tre mesi di gioco, ma la Scozia ha già deciso che questa stagione avrà voce. E sarà quella di chi, più che vincere, vuole restare. Perché qui, alla fine, non contano solo i titoli. Conta il nome inciso nella memoria.

“Le cronache del fuoco – Ballata di Scozia”

A nord, il fuoco non brucia. Resiste.
E nella stagione 2023/2024, il campionato scozzese è diventato il poema che nessuno voleva scrivere, ma che tutti stanno leggendo.

Celtic – Il Re incoronato, con la tunica biancoverde e la spada spuntata. Conduce con 52 punti, ma i piedi affondano nel dubbio. L’1-1 a Paisley è una macchia sul velluto.

Rangers – Il fratello ombra. 50 punti, due partite in meno. L’attesa è il loro veleno e la loro forza. Ogni silenzio, ogni pausa, è un colpo che stanno caricando.

Dundee – Il bastione della ribellione. 42 punti. Non è una corazzata, è un’officina. Vincere 4-0 con l’umiltà negli occhi: questo è il nuovo potere.

Hearts – La poesia urbana. 41 punti, 45 gol. Una squadra che non gioca: racconta.

St Mirren – I monaci armati. Non brillano, ma non tremano. Incidono il loro nome su ogni pietra che attraversano.

Aberdeen – I fabbri del nord. Oscillano, ma quando colpiscono, lo fanno con tutto il peso della storia.

Motherwell – Gli artigiani del risultato. Non sono amati, non sono odiati. Sono temuti.

Hibernian – Il canto spezzato. Una stagione nata per suonare il violino, che finora ha solo imbracciato tamburi.

Livingston, Ross County, Kilmarnock, St Johnstone – Quattro navi alla deriva. Qualcuna troverà un faro. Le altre, forse, una leggenda.

E sotto, nella bruma:

Dunfermline – 41 punti, ma ora il cuore trema. Due sconfitte, e la corona balla.

Raith Rovers – La belva addormentata si è svegliata.

Inverness – Solidi, ma senza spada.

Queen’s Park – La nobile decaduta che ha imparato a lottare.

Ayr United – Risorti. Nessuno lo aveva previsto. Loro, forse, sì.

Dundee United – Il nobile caduto. Ha le insegne, ha lo stemma, ha i ricordi. Ma ha smarrito la voce. Ogni 0-0 è un foglio bianco che non riesce a scrivere.

Partick Thistle – Il tamburo rotto. La curva canta, ma la squadra affonda. Ogni sconfitta è un mattone tolto da un muro che regge sempre meno.

Arbroath – Il muro del mare. Sanno solo resistere, eppure resistono bene. Nessuno li ama, ma tutti li temono.

Greenock Morton – I portuali senza ormeggi. Hanno lasciato punti in ogni molo. Oggi sembrano senza direzione. Ma la loro è una rabbia che può esplodere.

Airdrieonians – Il silenzio prima del suono. Per mesi hanno sbagliato tutto. Ma adesso pareggiano, si muovono, mordono. Non sono finiti. Forse stanno solo iniziando.

E allora sì, la Championship non è un campionato. È un romanzo di Stevenson con i nomi cambiati. E ogni settimana un nuovo capitolo. Alcuni scrivono, altri spariscono. Ma nessuno resta immobile.

“Scrivo ancora, ogni settimana. Anche se non me lo chiede più nessuno. Ma finché c’è una palla che rotola su un campo sbilenco a Coatbridge, allora io ci sarò. Nel fango. Con la penna.”

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