Come nasce e cresce un’idea di calcio

Certo! Ecco una versione rivista e corretta del tuo testo, pensata per essere pubblicata come introduzione a un articolo sul blog. Ho mantenuto il tono personale, migliorato la scorrevolezza e corretto alcune parti per maggiore chiarezza e coerenza:


Il mio calcio, il mio Molde – Sei mesi di test, idee e adattamenti

Come promesso, vi presento la mia idea di gioco: un sistema che ho sviluppato e perfezionato nel corso degli ultimi sei mesi. Ho effettuato numerosi test, cercando sempre di adattare la struttura tattica alle diverse rose che mi sono ritrovato ad allenare. In questo articolo vi spiegherò il come e il perché di alcune scelte tecnico-tattiche, tutte pensate per valorizzare al meglio i giocatori a disposizione.

Ho scelto il Molde, in Norvegia. Perché? Perché sin da bambino è stata la squadra che più mi ha affascinato nel panorama norvegese. Ricordo ancora la prima volta che la vidi dal vivo, al Celtic Park, durante un’amichevole nel 2002. Un ricordo semplice, ma che ha lasciato un segno profondo.

Partendo da quel legame emotivo, ho iniziato a lavorare su una base tattica che potesse adattarsi a più contesti. E i risultati, a distanza di mesi, sono sempre gli stessi: positivi. Questo mi fa pensare che la mia idea funzioni, ma ovviamente c’è sempre spazio per migliorare. Ed è proprio per questo che, essendo parte di un gruppo, mi sembra giusto condividere con voi la mia visione di calcio.


L’idea tattica: evoluzione di un’identità

Nella mia esperienza, ho sempre giocato con un’impostazione simile: un 4-4-1-1 compatto, solido, equilibrato. Ma il calcio, si sa, evolve. E oggi vediamo sempre più squadre disposte con una linea difensiva a cinque. Questo, nei manageriali come nel calcio reale, ha cambiato gli equilibri. Con il mio vecchio sistema, finivo spesso in inferiorità numerica in attacco. Così, ho deciso di cambiare.

Ho iniziato a studiare nuove soluzioni. Ho letto, osservato, analizzato. Ho costruito un sistema che fosse in linea con la mia idea di calcio, ma al tempo stesso flessibile e adatto alle sfide dei diversi campionati. E così è nata la mia nuova tattica.

Va fatta una premessa importante: non imposto tutto di default. La maggior parte delle istruzioni le lascio ai singoli, in base alle loro caratteristiche tecniche. Se un giocatore ha 10 in dribbling e un valore basso nei cross, non ha senso dirgli di dribblare o di andare al cross. Sarebbe controproducente. Preferisco esaltare ciò che sa fare.


Libertà di squadra e adattamento agli avversari

Nelle istruzioni di squadra ho dato poche spunte: voglio che siano i giocatori a interpretare la partita, non uno schema rigido. Non forzo le giocate. Ad esempio, la direzione dei passaggi non la imposto quasi mai. Non perché sia un bug, come tanti dicono, ma perché preferisco adattarmi alla situazione. Se vedo che l’avversario ha lacune sugli esterni o al centro, allora sì, li attaccherò lì. Ma non lo faccio a prescindere.

Ho scelto di partire palla a terra dalla difesa, semplicemente perché in molte partite vengo aggredito in pressing alto. In quel caso, avere un’impostazione pulita da dietro mi aiuta a non perdere il possesso in uscita.


Difesa su misura

Anche qui, tutto ruota attorno ai giocatori. Ho scelto di utilizzare braccetti perché, pur non avendo grandi skill nel dribbling, hanno buoni valori in passaggi, posizione e concentrazione. Sarebbe inutile chiedere loro compiti che non possono svolgere. Quando in rosa avrò un terzino tecnicamente più dotato, valuterò di cambiare. Ma oggi la squadra è questa, e si lavora su ciò che si ha.


Il centrocampo: equilibrio e qualità

Il regista basso è impostato su supporto: mi serve per costruire l’azione. Qui ho un giocatore valido e un giovane interessante dal settore giovanile che cresce bene.

I due centrocampisti centrali hanno ruoli diversi: uno, come Eikrem, molto tecnico, con ottimo dribbling, tiro e cross, lo faccio allargare e rifinire sulla trequarti; l’altro accompagna l’azione senza appesantirsi di compiti, mantenendo equilibrio. Anche in questo caso, adatto in base all’avversario e alle caratteristiche dei miei.


L’attacco: semplicità efficace

Davanti ho due punte classiche, senza troppi fronzoli. Funzionali, dirette, complementari. Il modulo nel complesso è semplice, ma estremamente reattivo. Non vuole stupire con effetti speciali, ma valorizzare ogni singolo giocatore nel suo contesto migliore.


E ora? Spazio ai vostri consigli

Questo è il mio sistema, la mia idea di gioco dopo mesi di lavoro. Adesso però voglio il vostro parere: secondo voi, dove si può migliorare?
Vi lascio di seguito alcune statistiche, così che possiate darmi qualche dritta.
P.S. Il mercato lo lascio al DS. Ognuno ha il suo mestiere…

FiloTheBhoy

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