– Scozia, fine dicembre 2023
C’era un tempo in cui le Highlands erano costellate di torri d’avvistamento. In pietra scura, dure come la storia che le ha partorite. Non per guardare il cielo, ma per scrutare l’orizzonte, fiutare il nemico, prepararsi al fuoco. Oggi, quelle torri non ci sono più. Ma ogni stadio scozzese, a ben vedere, ne è la reincarnazione. Un luogo dove si aspetta, si lotta, si scrive. Dove il calcio è una forma di veglia collettiva. E l’ultima giornata dell’anno, qui, non è un rito di passaggio: è una battaglia scolpita nel granito.
Lo scontro più atteso si consuma all’ora di pranzo, come certi duelli che non attendono il tramonto. Celtic contro Rangers, 3-1. Non è solo un risultato, è uno strappo nel tessuto delle certezze. I Bhoys si riprendono la vetta, 51 punti, un gol più dei rivali, una vittoria in più, un’iniezione di identità. I Rangers cadono, ma non si spezzano: lo sanno, in fondo, che in questa terra nessuna disfatta è mai definitiva. Ma oggi è il Celtic a parlare con la voce della storia. Con quella potenza che non si spiega, ma si sente. Come il clangore di una spada estratta lentamente dal fodero.
E dietro… dietro qualcosa brucia. Il Dundee, 5-0 in trasferta a Kilmarnock. Non è una partita: è un proclama. Come se da Dens Park fosse partito un messaggio chiaro, inciso a scalpello, destinato a durare. Loro ci sono. E non per caso. Sono quarti, ma hanno il vento del nord e la polvere delle strade operaie nei polmoni. È calcio, sì. Ma sembra epica.
L’Aberdeen pareggia contro lo St Mirren. Uno a uno, con la sensazione che nessuno, lì dentro, fosse davvero pronto a vincere. Hearts, invece, piega il Ross County: 2-1. Lo fa con il passo di chi non vuole essere dimenticato. E con 38 gol fatti, non può più essere ignorata.
Ma è in fondo alla classifica che la Scozia del calcio ritrova se stessa. St Johnstone, ultimo, inchiodato alla memoria, pareggia 1-1 con l’Hibernian. Il campo è un mosaico di respiri, botte e respinte. Non conta il punteggio. Conta che non hanno mollato. E chi non molla, da queste parti, viene rispettato.
A Motherwell, invece, il ferro ha ancora voce: 2-1 al Livingston, in una partita che sa di martelli, rotaie e mani screpolate. Giocata con la rabbia dei tempi in cui i turni in miniera finivano solo quando il fischio della sirena si confondeva con quello dell’arbitro.
E mentre la Premiership si infiamma, la Championship non dorme.
Il Dunfermline, che fino a una settimana fa guardava tutti dall’alto, cade ad Ayr. Zero a due. Una disfatta inattesa, come se qualcuno avesse tolto il cavallo da sotto al generale. Ma gli Ayr United, ultimi, non volevano finire l’anno senza lasciare una firma. E hanno inciso due reti come si incidono le iniziali su una roccia.
Dundee United, invece, travolge il Partick Thistle: 4-1. La firma è netta. Come se volessero ricordare a tutti che chi ha toccato il vertice non dimentica mai la strada per tornarci. Inverness frena: 1-1 col Morton. E Raith Rovers e Arbroath si annullano, 0-0, in una di quelle partite che non si raccontano per i gol, ma per gli sguardi, per i legni colpiti, per i silenzi.
A Queen’s Park, succede quello che in pochi si aspettavano: gli Airdrieonians vincono, 0-1. Nove punti in tre partite. Ultimi due mesi da dimenticare, ma oggi, no. Oggi sembravano Highlanders con le divise stropicciate, pronti a reclamare il loro posto al tavolo.
E allora eccoci qui.
Con un campionato che ha il volto di una Scozia antica e moderna.
Dove le classifiche sembrano araldi medievali che leggono proclami davanti ai castelli.
Dove il calcio si mescola ai clan, ai racconti dei nonni, alle voci che rimbombano nei pub.
Dove ogni gol ha il sapore del fuoco acceso tra le colline.
Ogni parata, il peso di chi vuole restare.
E ogni pareggio, il rumore sordo di una battaglia che finirà solo più tardi.
Questa non è una stagione. È un canto.
E ogni settimana, una strofa nuova.
L’anno sta per finire, ma il campionato scozzese ha appena iniziato a raccontare la sua leggenda.
E quando, tra cento anni, qualcuno chiederà com’era quel dicembre,
non si parlerà di tattiche o statistiche.
Si parlerà di uomini.
E del calcio come un atto di memoria.






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