Che cos’è la gloria, in Scozia?
Un gol all’ultimo minuto sotto la pioggia? Una birra versata male in un pub di Dundee?
O forse è resistere. Cadere e rialzarsi. Essere ancora lì, anche quando tutto sembra chiederti di mollare.

Sabato 16 dicembre ha portato pioggia. E vento. Ma ha portato soprattutto sentenze.


Premiership – Il giorno in cui il gigante parlò

Il Rangers, nella finale di Viaplay Cup, ha distrutto l’Aberdeen.
Zero a sei.
Un risultato che non lascia spazio alle interpretazioni.
Una tempesta blu scesa su Pittodrie.
Ma più che una sconfitta, è stata una dichiarazione di potere.
L’IA non perdona. Non conosce pietà.
Ma l’Aberdeen, ora sesto, ha il dovere di trasformare questa umiliazione in benzina.
Come una nave che ha toccato il fondo solo per prendere slancio.

Il Celtic supera gli Hearts per 2-1.
Partita intensa, vibrante.
Gli uomini di Mister Cost resistono, colpiscono, ma non basta.
Il Celtic, con una partita in più, si prende la vetta. Ma il campionato è lungo. E la storia insegna che i cuori veri battono più forte nella tempesta.

Livingston-Kilmarnock, altro 2-1.
Tre punti pesanti per chi deve salvarsi.
Il Kilmarnock affonda ancora, con la peggior difesa del torneo. Ma a volte, serve toccare il fondo per capire come si risale.

A Paisley, lo St. Mirren batte 2-1 il Motherwell.
Un altro passo nella corsa silenziosa di una squadra che gioca bene, sbaglia poco e si diverte ancora.
Il Motherwell, settimo, resta sospeso. Come certe canzoni folk che non sai mai se finiscono o no.

Ma la vera scintilla è al Global Energy Stadium:
Ross County 2 – Dundee 3.
Una partita folle.
Il Dundee vince, risale, si piazza quarto.
E lo fa con il calcio che conosce: pensato, vissuto, rischiato.
Il County, penultimo, lotta e si sbilancia. Ma il fango, questa volta, non lo ha tenuto in piedi.

In classifica, Celtic e Rangers guidano, St. Mirren sogna, e tra Hearts e Dundee si apre una rivalità gentile, fatta di idee più che di muscoli.


Championship – Più dura della Premier, più poetica della Serie A

Qui il tempo è più lento.
E ogni punto pesa il doppio.
Ogni errore, il triplo.

Dunfermline, la capolista, perde in casa contro il Partick Thistle.
Uno a due.
Una caduta imprevista, eppure logica.
Perché i Pars vivono un equilibrio precario, costruito sul filo della pazienza.
Mister Giackson lo sa: il primo posto è un onore, ma anche una trappola.

A Inverness, arriva il segnale più forte:
3-0 all’Arbroath.
Una prestazione da big, contro una squadra ben allenata.
MC Mauro incassa, ma non cambia rotta.
Il suo Arbroath è fatto di sudore e disciplina.
E anche le sconfitte servono, in certi cantieri.

A Greenock, si rivede il Queen’s Park.
Zero a due.
Tre punti e un sorriso.
Mister Luke ricomincia. Un passo alla volta.
Nel silenzio. Senza proclami.

Il Raith Rovers pareggia a Tannadice: 1-1 con il Dundee United.
Due filosofie a confronto:
Saurus, il costruttore di geometrie.
Margheritoni, il restauratore di un tempio che non vuole crollare.
Punto giusto, per entrambi.

E infine il derby della sofferenza:
Ayr United – Airdrieonians: 2-2.
Chi doveva vincere, non lo ha fatto.
Chi non poteva perdere, ha resistito.
È questo, il calcio scozzese.
Si balla sul filo del rasoio. Ma lo si fa insieme.


Posta in palio: l’anima

Celtic e Rangers.
Dunfermline e Inverness.
St. Mirren e Dundee.
Raith e Arbroath.

Tutti in corsa.
Tutti vivi.

Ma sotto, nel fango…
Ross County, Kilmarnock, Livingston, St. Johnstone.
Greenock, Ayr, Airdrieonians.
Sono loro che giocano per qualcosa di più grande dei punti.
Giocano per la memoria.


“Non c’è vittoria senza ombra. Non c’è gloria senza fango.”

Il campionato continua.
E noi, con lui.

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