Sabato nove dicembre. In Scozia piove. Ma non è la solita pioggia. È quella che entra nelle ossa. Che bagna la tattica. Che spezza il ritmo. È la pioggia lunga, quella che raccontano i pescatori delle Orcadi e che i cronisti scozzesi non scrivono più.

Eppure, sotto questa pioggia, si è giocato.
E ogni risultato, ogni scivolata, ogni applauso del pubblico virtuale, ha raccontato qualcosa di più profondo del semplice punteggio.


Premiership – Il giorno in cui il fango parla

L’Aberdeen batte gli Hearts.
Uno a zero. Corto, duro, netto.
Una partita che sa di anni Ottanta. Di lanci lunghi e pressing coordinato. Ma dietro quella rete c’è di più: c’è la pazienza di chi non è più protagonista, ma vuole tornare a esserlo.

Il Celtic passeggia a Kilmarnock.
Uno a quattro, con la consueta superiorità di chi non perdona. Ma il vero sguardo lo merita il Kilmarnock: nove sconfitte, una rosa in difficoltà, ma mai un passo indietro. Nemmeno quando le gambe tremano.

Livingston e Hibernian si dividono la posta.
Due a due. Un punto che non cambia il destino, ma cambia il morale. Gli Hibs lottano, creano, spingono. Ma la strada della costruzione è lunga, e passa anche dai pareggi amari.

Motherwell vince.
Due a uno contro lo St. Johnstone, che continua a vivere nell’inganno della classifica. Giocano bene, i Saints. Ma quando il vento gira, non guarda i numeri expected. Guarda il coraggio. E a volte, non basta.

Il Rangers spazza via il Dundee.
Quattro a uno. Una sentenza severa, ma educativa. Perché il Dundee non scende in campo per sopravvivere, ma per imparare. È una scuola di pensiero più che una squadra. E anche dalle sconfitte nasce un’identità.

St. Mirren chiude la giornata con una vittoria netta.
Tre a uno al Ross County, che continua ad affondare. Ma attenzione: il fango si muove piano. E quando risale, può soffocarti.

In testa, i Rangers scappano.
Dietro, si stringono Celtic, St. Mirren, Hearts e Dundee.
Cinque filosofie diverse. Cinque modi di stare in campo. Cinque modi di credere che anche in un gioco digitale si possa costruire qualcosa di eterno.


Championship – Dove gli uomini veri scrivono la leggenda

E poi, sotto gli echi della massima serie, c’è un campionato dove il calcio è ancora fatica.
Dove si gioca in silenzio.
Ma quel silenzio pesa come un macigno.

Airdrieonians-Dunfermline: 0-0.
Un punto che basta ai Pars per restare in vetta. Ma non è un pareggio qualsiasi. È un messaggio. Mister Giackson non perde mai la testa. Nemmeno quando gli altri avrebbero forzato. La sua è un’arte calma, come il whisky invecchiato.

Arbroath-Greenock Morton: 3-1.
Una vittoria larga, meritata. Ma la vera notizia è la crescita. MC Mauro ha dato un’identità all’Arbroath. Lo vedi nella compattezza. Nei tagli. Nella fame.
E Mister Antonio P., nonostante il KO, continua a lavorare con metodo. Ha scelto Greenock per ricostruire, non per vincere subito. Ci vuole coraggio. Lui ce l’ha.

Dundee United-Ayr: 1-2.
Sconfitta che brucia. Ma Mister Margheritoni è uno scultore, non un prestigiatore. Il suo progetto ha bisogno di tempo. E non si costruisce nulla senza qualche crollo iniziale.

Queen’s Park-Inverness: 1-2.
Gli Highlanders vincono a Glasgow. Ma Mister Luke non arretra. Il suo Queen’s Park è giovane, fluido, imperfetto. Ma ogni errore è una lezione. E prima o poi, le lezioni si trasformano in vittorie.

Raith Rovers-Partick Thistle: 3-1.
Qui c’è solo da applaudire.
Mister Saurus ha rimesso in piedi un tempio. Lo ha fatto con disciplina e visione. A Kirkcaldy, si torna a parlare di calcio. Quello duro. Quello vero.

In classifica, il Dunfermline è primo.
Ma dietro si muove un’onda: Raith, Arbroath, Inverness.
Una battaglia lenta, fatta di dettagli. Ma chi sa guardare, lo vede: questo campionato è poesia.


Epilogo – Orologi scozzesi

“In Scozia, tutto sembra eterno. Ma nulla resta uguale.”

È questo il senso.
Ogni sabato, ogni partita, ogni click.
Non si gioca per vincere.
Si gioca per restare.
Nella memoria, nel racconto, nei log del server.

E allora che piova pure.
Che il vento soffi.
Noi ci saremo.
Con i nostri mister. Le nostre storie.
E la Scozia, che non è mai solo uno sfondo.
È l’anima di tutto questo.


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