Torna la Premier, torna la Championship

C’è un silenzio diverso quando dicembre arriva in Scozia. Non è il silenzio dell’attesa. È un silenzio che conosce già la storia, che l’ha vissuta mille volte: nel fango, nella pioggia, nelle urla spezzate di chi lotta anche quando sa che perderà. Sabato 2 dicembre 2023 non è un giorno qualunque. È uno di quei giorni in cui si gioca tutto e niente. Ma lo si fa come fosse l’ultima volta.

A Easter Road, l’Hibernian riceve l’Aberdeen. Una sfida che parla di orgoglio più che di classifica. Due squadre che hanno smesso da tempo di cercare alibi. Gli Hibs, fragili come vetro sotto pressione, cercano redenzione. L’Aberdeen, figlio di una tradizione che un giorno fu europea, è una nave che sbatte contro gli scogli della propria ambizione. Si annusano, si temono, si somigliano.

A Kilmarnock, invece, arriva l’Hearts. E il Rugby Park si stringe nel freddo. Non è una partita. È una resa dei conti tra due anime della Scozia calcistica. I Killie lottano per non essere dimenticati, gli Hearts vogliono farsi perdonare dai propri fantasmi. C’è chi ricorda ancora il sinistro di Rudi Skácel, e chi spera che oggi, tra quei gradoni gelati, nasca un nuovo idolo.

Livingston – Ross County è il tipo di partita che non finisce nei titoli. Ma è lì che si decidono le stagioni. Squadre di provincia, di fango, di lavoro. Dove ogni punto è una moneta rara. Livingston ha l’aria di chi conosce la fatica. Ross County gioca sempre con l’ombra del viaggio lungo, dei chilometri tra casa e trasferta, come se ogni volta dovesse rifare la Scozia da capo.

A Fir Park, Motherwell sfida il Dundee. E qui la storia cambia tono. Perché il Dundee, oggi, ha qualcosa da dire. È squadra con un’identità che non fa sconti. Gioca semplice, ma sente la partita come se fosse un poema. Il Motherwell è squadra di transizione, di dubbi e ricostruzioni. E allora sarà una questione di dettagli, di un rimpallo, di una decisione giusta nel momento sbagliato.

I riflettori, però, si accendono a Ibrox. Rangers – St Mirren non è solo un match di classifica. È un incontro di stili. I Rangers, mastodontici e carichi di pressione, hanno bisogno di vincere senza dover spiegare il perché. St Mirren, invece, è la voce di chi non ha nulla da perdere. Gioca con leggerezza, con l’illusione che anche Davide possa ancora dire qualcosa contro Golia.

Infine, a McDiarmid Park, il St Johnstone attende il Celtic. E qui… la storia diventa quasi mitologia. Il Celtic arriva ovunque con l’aria di chi deve solo scegliere come vincere. Ma il calcio scozzese ha il vizio di ribellarsi, anche solo per un tempo. Anche solo per un episodio. Il St Johnstone, tra mille limiti, ha un tempismo tutto suo: può crollare oppure segnare con l’unico tiro in porta. Il destino, oggi, si scrive tra le linee di questa partita.


Ma mentre la Premiership alza la voce, la Championship sussurra. E in quei sussurri si nascondono verità più profonde.

A Somerset Park, Ayr United – Arbroath è una partita tra due idee opposte di sopravvivenza. L’Ayr si muove piano, ma sa colpire. L’Arbroath, di MC Mauro, è storia a parte. Dalla Calabria a queste terre brumose, Mauro porta con sé un senso di appartenenza che si percepisce anche nel modo in cui i suoi stringono le marcature. Qui, il calcio non è spettacolo: è sussistenza.

A East End Park, Dunfermline affronta il Queen’s Park. E i fantasmi di Alex Ferguson camminano ancora lungo le tribune. Il Dunfermline è squadra con memoria lunga, con il peso della propria storia. Il Queen’s Park, squadra-idea, è il calcio dilettantistico che non ha mai smesso di sognare in grande. E oggi, forse, sarà proprio una scintilla a decidere tutto.

Chiude la giornata Partick Thistle – Airdrieonians, una partita che sa di antico. Di vecchie glorie, di pugni stretti e grida nei pub. Il Thistle ha la grinta della periferia, l’Airdrieonians la ferocia di chi vuole rientrare tra i grandi. Non sarà una partita per esteti. Sarà una guerra di nervi.


Oggi non ci saranno solo gol. Ci saranno sguardi. Ci saranno silenzi. E, come sempre, ci saranno storie. Storie che vale la pena raccontare. Anche solo per ricordare che, qui in Scozia, anche l’inverno sa essere poesia.

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