C’è un certo tipo di luce che taglia il cielo scozzese solo in certi giorni, quelli in cui il vento cambia direzione e il campionato cambia pelle.
Era sabato 25 novembre 2023. E il cielo, sopra Aberdeen, sembrava essersi aperto in due. Non per lasciar passare il sole, ma per far scivolare giù la prima vera sorpresa di stagione.

Al Pittodrie Stadium, i Rangers si sono fermati. Non inciampati: fermati. Bloccati, chiusi, annullati. L’Aberdeen li ha guardati negli occhi e ha detto “non oggi”.
Un gol solo, basta e avanza. Un 1-0 che profuma di rivincita e di orgoglio. Gli uomini in rosso hanno colpito e poi resistito.
E in quel boato della North Stand, quando l’arbitro ha fischiato la fine, c’era tutto: la fatica, la rabbia, la voglia di tornare.

A Glasgow, il Celtic non ha fatto rumore. Non ne aveva bisogno.
Un gol, un altro 1-0, tre punti.
Motherwell ha provato a opporsi, ma quando il Celtic decide di fare il minimo per ottenere il massimo, c’è poco da fare.
È il tipo di vittoria che costruisce i titoli.
Di quelle che non finiscono nei poster, ma nelle classifiche sì.

E poi c’è il vento del Tay, che sabato pomeriggio ha portato festa e bandiere.
Dundee ha battuto l’Hibernian 2-1.
Un risultato che racconta più di quanto dice. Perché è il modo in cui è arrivato: con coraggio, con gamba, con anima.
L’Hibs ha provato a rientrare in partita, ma il Dundee – questo Dundee – ha qualcosa dentro.
Qualcosa che somiglia alla fame.
Qualcosa che sa di squadra vera.

Gli Hearts hanno vinto, sì. Ma per farlo hanno dovuto faticare contro l’unica squadra che, finora, non ha mai vinto.
St Johnstone ha segnato.
E già questo, per chi vive sotto il pelo dell’acqua, è notizia.
Ma poi ha perso.
E questa, ormai, non lo è più.
Dodici sconfitte in tredici partite. Un solo punto.
E il silenzio che si allunga tra le panche di McDiarmid Park è quello delle sentenze non scritte.
Nessuno contesta. Nessuno canta.
Solo sguardi bassi e mani in tasca.

Intanto, a Dingwall, è successo qualcosa.
Ross County, che sembrava aver trovato una fiammella di speranza, è crollato in casa: 1-3 contro un Kilmarnock rinato.
Tre gol in trasferta, come se da Rugby Park fosse partita una spedizione.
Colpire e tornare.
Non è salvezza ancora, ma è un segnale.
Il County, invece, si sveglia con l’acqua alla gola. E senza idee.

A Paisley, infine, si è giocata la partita più matta.
St Mirren ha vinto 3-2 contro Livingston.
Una di quelle partite che finiscono con i crampi, i battiti forti e le mani tra i capelli.
Il St Mirren vola, quarto in classifica.
Livingston resta laggiù, undicesimo.
Ma se c’è una cosa che non manca a questa squadra, è il cuore.
La classifica non lo dice.
Ma chi c’era, sabato, l’ha visto.


“Il fango non mente,” scrive MacLeod sul suo taccuino spiegazzato, seduto su uno sgabello a Inverness, con una pinta in mano.
“E nemmeno il vento. E oggi, sopra la Premiership, ha soffiato per rimescolare tutto.”

La classifica dice che i Rangers sono ancora primi. Ma adesso sentono il fiato sul collo.
Hearts e Celtic sono lì. A un passo.
Il Dundee sogna, St Mirren non molla, l’Hibernian frena.
E là sotto, il fondo si stringe. Ross County, Kilmarnock, Livingston. Tre squadre, un posto libero.

St Johnstone guarda tutti da lontano. Ma anche oggi, almeno per un attimo, ha fatto gol.
A volte, nelle storie più nere, anche una piccola luce vale un intero capitolo.

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