Novembre non perdona

di Angus McCrae, cronista senza targa


Novembre è quel mese che non ti guarda in faccia.
Ti aspetta al varco, ti stringe le caviglie, ti spezza i polmoni.
Nel calcio, e soprattutto nella Championship, è il mese in cui si inizia a scoprire chi sei davvero. E chi non sei più.

Sabato 11, le partite sono iniziate tutte insieme. Come se il campionato stesso avesse detto: “Vediamo chi ha il coraggio di guardare in faccia il buio.”

A Airdrie, è finita 0-0. Contro Arbroath.
Una partita che ha avuto il sapore delle serate senza parole.
MC Mauro si è seduto dopo il fischio finale e ha guardato il cielo grigio come chi cerca una risposta che non arriva.

“Non si può scrivere una canzone senza note”, ha detto.
E anche gli Airdrieonians, dopo le recenti fiammate, sembravano di nuovo prigionieri del proprio silenzio.

A Dunfermline, invece, non si perdona più nessuno.
Tre a zero al Dundee United.
Pulito. Implacabile. Senza nemmeno il bisogno di esultare.
Giackson, come sempre, non ha sorriso.
Ha stretto mani, ha salutato i suoi. Poi ha controllato l’orologio e ha detto solo:

“Manca ancora troppo.”
Ma la classifica non mente.
Primi, con 31 punti. Dieci vittorie in tredici partite. Sedici gol di differenza.
Non giocano a calcio.
Giocano alla memoria.
Quella di Ferguson. Quella dei padri.

A Inverness, il vento spingeva da nord.
E il CT ha fatto il suo: due a uno contro l’Ayr United, che adesso guarda tutti da sotto, con un peso nello stomaco e i sogni accartocciati.
Qualcuno in tribuna ha detto: “Almeno hanno segnato.”
Ma la verità è che la rassegnazione comincia quando inizi a consolarti così.

A Glasgow, Partick Thistle ha messo due palloni in rete. Ma il Morton ne ha messi tre.
Una partita che sembrava ubriaca, giocata a scatti. Il Thistle sembrava averla in mano, poi l’ha persa, poi l’ha quasi ripresa.
Ma alla fine, il Morton l’ha portata via come un ladro elegante.
E i tifosi del Partick, alla fine, non hanno fischiato.
Hanno guardato in basso.
Che è peggio.

E poi c’è stato Queen’s Park – Raith Rovers.
Un solo gol.
Bello, pesante, definitivo.
I Rovers sono terzi adesso. E se ne stanno lì, nell’ombra, come certi uomini che non parlano ma quando entrano in una stanza, li senti lo stesso.
LucVac, invece, sta attraversando la sua tempesta.
Cinque sconfitte in sei partite.
Il calcio liquido si è ghiacciato.
E lo specchio nello spogliatoio comincia a riflettere domande.


La classifica comincia a prendere forma.
Dunfermline in fuga.
Inverness tiene il passo, ma sbuffa.
Raith Rovers cresce.
Dundee United in crisi silenziosa.
Queen’s Park si spegne.
Ayr United ultimo. Ma con una dignità che nemmeno il fondo della tabella può toccare.

E io?
Io prendo un’altra birra, riscrivo due righe storte sul mio taccuino e penso che, in fondo, ogni novembre è così.
Freddo.
Ruvido.
Ma pieno di verità.

Perché solo quando il fiato fa fumo e le scarpe sono pesanti…
solo allora capisci se la tua squadra è una bandiera, o solo un colore.

One response to “Le squadre dei padri”

  1. Avatar softly5e7e5a6ceb
    softly5e7e5a6ceb

    Questo articolo mi piace particolarmente. Ma lo dico senza sorridere, guardando l’orologio…

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