Parte II – Nel ventre della bestia (2029/30)
Narrata da Domenico Hughes, cronista del nord.


“Dicono che ogni leggenda, prima o poi, debba entrare nella bocca del drago.
Per lo Sheffield FC, il drago si chiamava Championship: un campionato feroce, sporco, tecnico, imprevedibile. Dove retrocedi se sbagli il riscaldamento, e vai ai playoff solo se impari a non morire nei minuti finali.
Ma Toni Trap non aveva paura. L’uomo che aveva attraversato sei divisioni senza mai cadere sapeva che la storia – quella vera – comincia proprio qui.”


Dicembre 2029: la vetta, contro ogni pronostico

Con 23 giornate alle spalle, il club più antico del mondo guarda tutti dall’alto: Sheffield FC è primo in Championship. 18 vittorie, 4 pareggi, 1 sola sconfitta. Una macchina perfetta, un equilibrio impossibile tra solidità e intensità.

Brooklyn Nfonkeu guida l’attacco con 9 gol, ma il vero trascinatore si nasconde nei dettagli: Joe Snowdon, interno instancabile, miglior media voto della squadra (7.40), 3 gol e 3 assist. Alfie Whiteman, già eroe delle stagioni passate, è il muro su cui si frantumano i sogni avversari.


Un calendario da grande

I numeri parlano chiaro: vittorie su Leicester, West Brom, Millwall, Leeds, e un 1-0 nel derby contro lo Sheffield Wednesday che ha scatenato l’inferno sugli spalti.
In EFL Cup l’avventura è finita con onore al quarto turno contro l’Arsenal. In FA Cup, c’è un interessante scontro con il Reading all’orizzonte.

La squadra ha vinto 9 delle ultime 10 partite. L’ultima? Un altro 2-1, l’ennesimo, contro l’Oxford United. Vince, sempre. Magari soffrendo. Ma vince.


Dai bassifondi al sogno proibito

Le aspettative societarie? “Lottare con coraggio per la salvezza.”
La realtà? Primo posto. Davanti a Norwich, Leicester, Coventry, Watford. Squadre con budget, strutture, blasone. Ma senza Toni Trap.

In società lo sanno. L’opinione dirigenziale è chiara:

“La dirigenza ritiene che tu stia facendo un lavoro incredibile e che tu sia chiaramente la persona giusta per questa panchina.”


L’uomo, la missione

Trap non ha cambiato rotta. Il suo calcio resta fluido, organizzato, paziente. Ma oggi è anche feroce nelle transizioni. Il possesso c’è, ma non è sterile. Le mezzali si inseriscono, i centrali impostano. Ogni giocatore è cresciuto nel tempo. Ogni rotazione ha un senso.

Lo Sheffield, oggi, ha l’identità di un club di Premier. Ma il cuore di una squadra di ragazzi cresciuti tra sogni e fango.


“Se questa è una favola, che nessuno si svegli. Se è solo calcio, allora non avete capito niente.”
— Domenico Hughes

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