Il sabato in cui nessuno poteva permettersi di sbagliare

di Angus McCrae, cronista senza targa


C’è un momento nel calcio scozzese, sempre verso novembre, in cui le maglie diventano più pesanti. I campi si stringono, l’erba si spoglia, e i sogni cominciano a sudare. Non è ancora inverno, ma è come se le squadre iniziassero a farsi delle domande che fino a ottobre avevano paura di farsi.

Sabato 4 novembre è stato proprio così.
Una giornata di nodi, di bilanci, di quelle partite che sembrano contare il doppio.

A Arbroath, dove il vento arriva sempre prima dei tifosi, MC Mauro ha disegnato una partita che è sembrata una poesia scritta di fretta. Uno 0-0 con il Partick Thistle, stretto, ruvido, senza ritmo. Come una canzone che non riesce a partire.
Mauro, alla fine, ha messo via il suo blocco senza scrivere nulla.

“A volte il silenzio è la risposta più vera”, mi ha detto.
E io gli ho creduto.

A Ayr, invece, la notte è finita presto. Il Queen’s Park è caduto ancora, stavolta due a uno.
LucVac, l’uomo dello specchio, ora ci vede dentro le crepe.
Il suo calcio, bello e affilato, comincia a sembrare stanco.
E dall’altra parte, i tifosi dell’Ayr cantavano. Non per vendetta, ma per ricordo.

“Finalmente!”, ha gridato un vecchio con la sciarpa logora.
“Era da troppo che non tornavamo a casa contenti.”
E quel “troppo” pesava più del punteggio.

A Dundee, Margheritoni ha tirato fuori la voce. Due a uno all’Inverness CT. Una partita vera, tesa, con la sua squadra finalmente di nuovo riconoscibile. Il taccuino era pieno, i gesti ampi, la panchina viva.
Alla fine, ha guardato verso le tribune e ha detto:

“Ci siamo ritrovati. Non è poco.”
E per una volta, non cercava la bellezza. Solo la sostanza.

A Greenock, il Morton ha ceduto alla legge dei numeri. Dunfermline, come un orologio svizzero in un paese di pescatori, ha vinto ancora. Due a uno.
Giackson ha sorriso una sola volta: al gol del raddoppio. Poi è tornato al suo silenzio operativo.
Qualcuno in tribuna ha detto che è l’allenatore meno divertente della lega.
Forse è vero.
Ma è anche quello che sbaglia meno.
E in Championship, questo vale come l’oro.

E poi, a Kirkcaldy, c’è stata la battaglia più bella.
Raith Rovers e Airdrieonians si sono affrontati come due fratelli cresciuti troppo in fretta.
Quattro a due per i Rovers, in una partita che è sembrata un vecchio film in bianco e nero, restaurato male ma ancora capace di farti commuovere.
Saurus, alla fine, ha abbracciato tutti. Nonostante i due gol subiti. Nonostante tutto.
Perché, mi ha detto,

“Quando perdi, ma lotti così… non hai perso tutto.”

E così si è chiusa un’altra giornata.
Una giornata in cui nessuno poteva sbagliare.
Una giornata in cui qualcuno ha perso, ma non è caduto.
E altri hanno vinto, ma hanno capito che la strada è ancora lunga.

Io, dal mio posto solito in tribuna stampa, con la biro che comincia a morire e il taccuino che sa di pioggia vecchia, mi sono ricordato perché scrivo ancora.
Perché qui, nella Championship dei padri, ogni sabato è un esame di coscienza.
Ogni gol è un nodo sciolto.
Ogni abbraccio, un’eredità che passa di mano.
E ogni silenzio…
vale più di mille analisi tattiche.

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