Martedì sera, quando crollano i nomi
di Angus McCrae, cronista senza targa
A volte la Championship decide di far saltare il tavolo in silenzio, senza annunciare rivoluzioni. Lo fa di martedì sera, sotto una pioggia che sembra ghiaia e dentro stadi che odorano di ferro e birra calda. Lo fa quando meno te lo aspetti.
Quella sera del 31 ottobre, mentre le strade scozzesi si riempivano di bambini mascherati e vecchi fantasmi, cinque partite raccontavano la verità. Una verità cruda, senza zucchero, come un whisky bevuto tutto d’un fiato.
A Airdrie, il Dundee United ha lasciato le ossa. Tre a zero per gli Airdrieonians. Tre fendenti secchi, chirurgici.
Margheritoni, che appena un paio di settimane fa parlava di poesia e bellezza, non ha detto una parola.
Lui, il regista, è rimasto in piedi davanti alla sua panchina come uno che ha visto il teatro bruciare con gli attori ancora dentro.
Qualcuno in tribuna ha sussurrato:
“Non è più la sua squadra.”
E il silenzio ha fatto il resto.
Ad Arbroath, MC Mauro ha fatto un altro piccolo miracolo.
Due a uno al Queen’s Park. Ancora.
La squadra che volava, quella dello specchio, quella del calcio liquido di LucVac, ha trovato per la seconda volta la sabbia nelle scarpe.
MC Mauro ha festeggiato poco.
Si è seduto su una panchina e ha aperto il suo quaderno nero.
Scriveva, tra un sorso di birra e l’altro.
Quando mi avvicinai, disse solo:
“La poesia non ha classifica. Ma ogni tanto, fa punti.”
E mentre il Queen’s Park cadeva, Dunfermline ruggiva.
Tre a zero all’Inverness CT.
Nessun fronzolo, nessuna frase da incorniciare. Solo il calcio semplice, crudo, perfetto di Giackson.
La sua squadra è diventata una macchina da guerra elegante: solida, muta, spietata.
Lui resta sempre lo stesso: mani in tasca, sguardo basso, e quella frase detta al volo prima di salire sul pullman:
“Non ho bisogno di festeggiare. Mi basta non sprecare.”
A Greenock, invece, è stata guerra nel fango.
Il Morton ha battuto i Raith Rovers uno a zero.
Un gol sporco, una vittoria di nervi.
Saurus, per la prima volta, ha lasciato il campo senza stringere la mano a nessuno.
Non per arroganza, ma perché sapeva di non aver vinto la fatica, stavolta.
E quando Saurus perde la fatica… allora qualcosa si è rotto.
Infine, a Glasgow, il Partick Thistle ha trovato il suo canto.
Due a zero all’Ayr United, in una serata in cui sembrava che tutto funzionasse.
Ho visto un padre alzare il figlio sulle spalle dopo il raddoppio. Il bambino aveva una sciarpa troppo lunga e le guance fredde.
“Ora capisci perché torniamo ogni volta”, gli ha detto il padre.
E io, che passavo lì accanto, ho sorriso. Perché era tutto lì. Tutto.
La classifica cambia, i nomi salgono e scendono.
Ma i padri restano. Le panchine gelate restano.
I gol al novantesimo, le sconfitte che non si digeriscono, le trasferte nel fango…
tutto resta.
Perché questa non è una lega di stelle.
È una lega di sangue.
E come tutte le cose ereditate, non è tua…
fino a quando non impari a perderla.






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