Il Mostro di Tynecastle – Intervista a Mister Cost
Lo chiamano “il mostro di Tynecastle”, ma non per la ferocia. Piuttosto per la presenza, per l’impronta. Come quei centrali anni ‘90 che con un solo sguardo ti toglievano il coraggio di andare in profondità. Ma lui non gioca. Cost allena. E da quando s’è seduto sulla panchina degli Hearts, qualcosa, sotto il cielo di Gorgie, è cambiato. L’atmosfera. L’attitudine. E persino la musica degli spalti.
“Perché gli Hearts?”
Cost sorride. È un sorriso che conosce la nostalgia e il mito.
“Quando i primi italiani iniziarono a espatriare, c’era chi andava a Glasgow, chi ai Rangers, chi al Celtic… Pasquale Bruno scelse gli Hearts. Loro erano gli underdogs. E io… io mi sono innamorato della maglia.”
Quel granata profondo, che sa di fatica, di identità. Un colore che non promette vittorie facili, ma racconta battaglie dure. Eppure, bellissime.
Quando guardi gli Hearts oggi, qualcosa ti colpisce. C’è ordine. Ma c’è anche fuoco. C’è un’idea. Una traccia ben visibile, come le linee di gesso su un campo bagnato.
“Comandare il gioco, imporre il proprio ritmo, fare tanti gol. Questa è la nostra filosofia. Ma la fase difensiva… quella non deve mancare mai. Sono italiano, dopotutto.”
Una squadra che sa attaccare. Ma che ha imparato anche a difendersi con dignità. E con orgoglio.
Il modulo? Una dichiarazione d’intenti.
“4-3-3. Quello è il nostro vestito. E se devo pensare a un momento, uno solo, in cui ho detto ‘questa è la mia idea di calcio’… penso ai primi match contro Celtic e Hibernian. Era tutto perfetto. Tutto come l’avevo immaginato.”
Una carezza per chi ama il gioco. E un pugno sul tavolo per chi lo sottovaluta.
Ma il calcio, a volte, non è tattica. È emozione. È gestione di anime, più che di numeri.
“Uso bastone e carota. Lodo nei momenti bui. Pretendo di più nei momenti esaltanti. Ogni situazione ha la sua chiave.”
Un uomo che sa leggere le persone. Più che i moduli. E questo, in Football Manager, è un superpotere.
Il momento in cui tutto è cambiato? Lo ricorda come fosse ieri.
“Il 6-2 al Basilea. A Tynecastle. Una serata magica. Lì ho capito che questa avventura… poteva diventare qualcosa di speciale.”
Il mercato? Non è frenesia. È strategia. È pazienza.
“Costruiamo. Giovani, tanti. Stiamo trattando un parametro zero proprio adesso. Ma la verità è che sogniamo una squadra fatta in casa. Fresca, affamata.”
E mentre lo dice, gli occhi si accendono. Di futuro. “Sai chi mi ha sorpreso? Kingsley e Haring. Dovevano essere comprimari. Sono diventati colonne. E poi ci sono quelli che segnano… ma quelli li vedete già in cima alla classifica marcatori.”
La parte preferita del gioco? Nessun dubbio.
“Matchday. Sempre.”
Una squadra, in fondo, è una metafora. Di un popolo. Di un gusto. Di un tempo.
“Gli Hearts? Sono come il maialetto sardo, il Porcetto. Croccante fuori. Morbido dentro.”
Ci voleva un sardo, per spiegare Edimburgo.
Infine, la rivalità. Quella vera. Quella che ti sveglia la notte.
“Battere Celtic e Rangers… non c’è niente di più bello. Ma attenzione a chi sorprende: Mr McCoist con il suo St Mirren… e Toni Trap, al Dundee. Loro stanno riscrivendo i pronostici.”
La notte scende su Tynecastle. Ma il mostro non dorme. Sta già pensando alla prossima battaglia. E chissà, forse da qualche parte, Pasquale Bruno starà sorridendo.







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