21 ottobre 2023 – La giornata in cui la Scozia cominciò a raccontarsi da sola
“A volte, non è il risultato a raccontare la verità.
È il modo in cui ci arrivi.
È come ci arrivi a terra.
E se ti rialzi.”
La pioggia non aveva ancora deciso se scendere sul serio o restare appesa.
Era uno di quei sabati in cui il vento soffia di lato, quasi a volerti mettere alla prova.
E la Premiership scozzese, quel giorno, non chiedeva permesso.
Pretendeva risposte.
Il calendario non diceva granché. Nessun derby, nessun big match.
Eppure, su sei campi, si è giocato qualcosa di più grande dei tre punti.
A Glasgow, i Rangers hanno fatto quello che sanno fare meglio: vincere.
Non brillando, non emozionando, ma lasciando agli avversari la sensazione precisa di non aver mai avuto una possibilità.
L’Hibernian ci ha provato, certo. Ma certe partite sono come le montagne: le puoi scalare solo se il vento lo permette.
E il vento, oggi, soffiava blu.
Poi c’erano gli Hearts, a casa loro, davanti a un Celtic che da anni porta sulle spalle l’arroganza del blasone.
È finita 5-3.
Otto gol. Un delirio.
Una serata da raccontare tra trent’anni nei pub, quando i capelli saranno grigi e la birra più lenta a scendere.
Ma più che il punteggio, è stato lo spirito: gli Hearts hanno corso come se volessero dimostrare a tutta la Scozia che il tempo dei giganti sta finendo.
E che anche il Celtic, ogni tanto, può sanguinare.
E in mezzo a questi fuochi d’artificio, lontano dai riflettori, c’era un campo più piccolo, con meno rumore.
Rugby Park.
Kilmarnock – Livingston.
Partita che nessuno guarda.
Partita che nessuno cita.
Eppure… forse, la più umana di tutte.
Perché lì, nel vento tagliente di Ayrshire, una squadra che sembrava finita ha deciso di risalire.
Il Kilmarnock, penultimo, spaesato, in crisi nera, ha trovato il modo di vincere.
Due a uno.
Non una vittoria.
Un gesto di esistenza.
Un “ci siamo ancora”, sussurrato tra i denti.
Il Dundee, intanto, si presenta a Pittodrie come chi sa già di poter disturbare.
Non chiede permesso.
Si prende la partita, con calma, come si prende un treno al volo senza affanno.
L’Aberdeen segna per primo.
Ma il Dundee non cambia espressione.
È una squadra che sembra allenarsi alla pazienza.
Poi, senza preavviso, decide.
Decide che per i prossimi trenta minuti, quella partita è sua.
Come un artigiano che abbassa la testa, tira fuori gli attrezzi e comincia a lavorare.
Due gol. Nessuna sbavatura. Nessuna esitazione.
Portano via i tre punti come un ladro gentile.
Nessun urlo, nessuna festa.
Solo uomini che si stringono la giacca, salgono sul pullman, e sanno di aver fatto il loro dovere.
“Il Dundee non chiede attenzione.
La reclama vincendo.”
Ora è terza in classifica.
Ma nessuno ne parla.
Ed è proprio questo il pericolo.
E poi… la sfida di Dingwall.
Ross County contro St. Mirren.
Una partita vera, combattuta, fatta di duelli e respiri corti.
Le squadre si annusano, si temono.
E quando tutto sembra avviato verso uno 0-0 gelido…
arriva il lampo del St. Mirren.
Tardi.
Forse troppo tardi per i romantici.
Ma sufficiente per i pratici.
Tre punti, sudati.
Meritati.
Conquistati.
Perché in Scozia, le partite non si vincono. Si strappano.
Lo St. Johnstone resta inchiodato a un punto.
Una stagione che è già diventata un’inquietudine.
Nove giornate. Otto sconfitte. Un pareggio che ormai sembra un ricordo lontano.
Non segnano. Non sorridono.
Solo il vento che soffia più forte, e un pubblico che guarda in silenzio, come si guarda un amico che non ce la fa.
“Non sono ultimi in classifica.
Sono soli.”
E poi c’è il Motherwell.
Che sembra sempre lì, a un passo da qualcosa…
e poi scivola.
Vince oggi, sì.
Uno a zero sul campo dello St. Johnstone.
Una vittoria che serve come acqua sul viso.
Rinfresca, sveglia.
Ma non risolve.
Perché il Motherwell ha qualcosa da sistemare dentro.
Una specie di vuoto.
Come se non sapesse ancora se vuole salvarsi… o galleggiare.
E così, mentre il vento taglia le colline e i pub si riempiono piano, la giornata si chiude.
Ma resta lì, sospesa.
Come se tutto fosse stato un grande respiro trattenuto.
“Il calcio scozzese non è spettacolo.
È sostanza, sacrificio e silenzi che fanno rumore.
E questo sabato, la Scozia ha raccontato sé stessa meglio di chiunque altro.”






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